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San Giorgio Canavese piange Maricla Boggio, voce del teatro civile e delle donne

Scrittrice, regista e drammaturga di fama nazionale, aveva fondato il Teatro femminista della Maddalena con Dacia Maraini ed Edith Bruck

San Giorgio Canavese piange Maricla Boggio, voce del teatro civile e delle donne

San Giorgio Canavese piange Maricla Boggio, voce del teatro civile e delle donne

Il Canavese perde una delle sue figure culturali più autorevoli e riconosciute. Maricla Boggio, scrittrice, drammaturga, regista e giornalista, si è spenta domenica 8 marzo, proprio nel giorno simbolo delle battaglie per i diritti e l’emancipazione femminile che hanno attraversato gran parte della sua produzione artistica e intellettuale. Aveva 88 anni.

La sua scomparsa ha suscitato cordoglio anche a San Giorgio Canavese, luogo al quale era profondamente legata e dove tornava spesso durante l’estate insieme al marito Francisco. Qui era considerata non solo un’artista di valore nazionale, ma anche una presenza familiare e apprezzata, capace di intrecciare riflessioni culturali e impegno civile.

Nata nel 1937, Maricla Boggio si era laureata in Giurisprudenza all’Università di Torino prima di intraprendere il percorso artistico che l’avrebbe portata a diventare una delle voci più originali del teatro italiano. Si diplomò in regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, dove studiò con Orazio Costa, figura centrale nella sua formazione. Nella stessa accademia avrebbe poi insegnato recitazione, drammaturgia e tecniche dell’interpretazione.

Nel corso della sua lunga carriera ha affiancato alla scrittura teatrale un intenso lavoro nel mondo della televisione e del documentario. Entrata in Rai nel 1960, è stata tra le prime donne documentariste a raccontare attraverso il mezzo televisivo le trasformazioni sociali, la condizione femminile e le realtà marginali della società italiana.

Il suo impegno culturale e civile si consolidò negli anni Settanta. Nel 1973 fondò a Roma, insieme a Dacia Maraini ed Edith Bruck, il Teatro femminista della Maddalena, un’esperienza innovativa che contribuì a portare sul palcoscenico le questioni legate alla vita e ai diritti delle donne. In quegli anni scrisse e diresse spettacoli dedicati alla condizione femminile, al disagio sociale nelle periferie urbane e ai temi della marginalità e della tossicodipendenza.

BARI – BIF&ST: MARICLA BOGGIO E LA SUA STRAORDINARIA LEZIONE SUL METODO  MIMICO | Critica Teatrale

Maricla Boggio

Tra i lavori più noti figura “Santa Maria dei Battuti – rapporto sull’istituzione psichiatrica e sua negazione”, testo ispirato al progetto di riforma psichiatrica avviato da Franco Basaglia a Gorizia. L’opera suscitò un ampio dibattito in tutta Italia, contribuendo a portare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema dei diritti delle persone internate negli ospedali psichiatrici.

Accanto alla produzione teatrale, Maricla Boggio realizzò numerosi documentari e programmi televisivi, spesso dedicati alle storie di donne e alle trasformazioni sociali del Paese. Tra questi spicca “Marisa della Magliana”, film televisivo trasmesso nel 1976 sulla seconda rete Rai e considerato all’epoca uno dei primi esempi di narrazione televisiva femminista. Il documentario raccontava la vita quotidiana di una giovane madre sola nella periferia romana, tra lavoro precario, maternità e impegno nelle battaglie per il diritto alla casa.

Il suo percorso artistico si è sviluppato anche attraverso la partecipazione a numerosi festival e rassegne teatrali, dalla Biennale di Venezia al Teatro Greco di Siracusa, passando per manifestazioni culturali a Taormina, Benevento, Todi, Anagni e Agrigento. Proprio al Teatro Greco portò in scena la sua traduzione del “Filottete” di Sofocle, dimostrando la capacità di muoversi con naturalezza tra teatro classico e contemporaneo.

Nel corso degli anni ha scritto oltre settanta testi teatrali, oltre a saggi e volumi di antropologia e critica teatrale. Tra le sue opere editoriali si ricordano anche i sei volumi dedicati a Orazio Costa e al metodo mimico di interpretazione, contributi importanti per la riflessione teorica sul lavoro dell’attore.

La sua attività culturale è stata riconosciuta con numerosi premi e onorificenze. Tra questi spiccano due Premi Matteotti della Presidenza del Consiglio, assegnati per opere che promuovono i valori civili e democratici, e la nomina a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Nel 2021 il Torino Film Festival, insieme a Rai Cultura e Rai Teche, le aveva dedicato un omaggio per la sua produzione televisiva e documentaristica, riconoscendo il ruolo pionieristico svolto nella televisione italiana.

Anche la Rai ha deciso di ricordarla con una programmazione speciale su Rai Storia. Nei giorni successivi alla sua scomparsa sono stati riproposti il film “Marisa della Magliana”, restaurato da Rai Teche, e una puntata di “Storie della Tv – Dalle signore della Tv alla Tv delle ragazze”, dedicata alla televisione realizzata dalle donne dopo la riforma del servizio pubblico negli anni Settanta.

A San Giorgio Canavese la sua figura viene ricordata non soltanto per il prestigio culturale, ma anche per il rapporto diretto con la comunità. Il sindaco Marco Baudino ha ricordato il contributo che Boggio ha dato al paese, sottolineando come abbia saputo raccontare il sociale e il mondo femminile con uno sguardo sempre ancorato alla realtà.

Tra i momenti più recenti rimasti nella memoria della comunità c’è quello del 25 aprile 2023, quando al Teatro Belloc venne portato lo spettacolo “Maria Urtica: un’infanzia nel ’45”, interpretato da Laura Curino. Un appuntamento di teatro e memoria storica che rappresentò per il paese un’occasione di riflessione culturale e civile.

Chi la incontrava nelle estati trascorse a San Giorgio ricorda soprattutto la sua capacità di dialogo e di confronto, con conversazioni mai superficiali e sempre ricche di spunti culturali.

Con la scomparsa di Maricla Boggio se ne va una figura che ha attraversato più di mezzo secolo di teatro, televisione e ricerca culturale, lasciando un segno profondo nel racconto delle trasformazioni sociali e nella rappresentazione delle storie delle donne. Una voce capace di unire arte, impegno e realtà, lontana dalla retorica e sempre attenta alla dimensione umana delle storie che raccontava.

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