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09 Marzo 2026 - 18:53
La mobilità di una città è un organismo complesso. Ha bisogno di un cervello capace di coordinare il traffico, interpretare i dati e reagire agli imprevisti, ma anche di un corpo fatto di autobus, tram, metropolitane e persone che ogni giorno fanno funzionare il sistema. Quando uno di questi elementi si indebolisce, anche la macchina urbana più avanzata può iniziare a mostrare le sue fragilità.
Torino, da questo punto di vista, rappresenta un caso interessante. La città dispone da oltre trent’anni di una delle infrastrutture tecnologiche più avanzate d’Italia per la gestione della mobilità. Un sistema digitale fatto di sensori, telecamere, semafori intelligenti e piattaforme di infomobilità che osservano e regolano il traffico in tempo reale. È il cervello invisibile che permette alla città di funzionare.
È proprio questo sistema che il Comune di Torino ha deciso di riaffidare alla società pubblica 5T, Tecnologie Telematiche Trasporti e Traffico Torino, da anni regista tecnologica della mobilità cittadina.
In vista della scadenza dell’attuale affidamento, fissata per il 31 marzo 2026, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità – ventitré voti favorevoli su ventitré consiglieri presenti – una delibera che individua 5T srl come soggetto affidatario diretto della gestione integrata dei servizi ausiliari al traffico connessi alla mobilità e all’infomobilità nel territorio torinese. Il nuovo contratto avrà una durata di cinque anni, dal primo aprile 2026 al trentuno marzo 2031, e per il solo 2026 l’importo del servizio è stato fissato in quattro milioni e trecentomila euro.
Il provvedimento è stato illustrato dall’assessora alla mobilità Chiara Foglietta durante la seduta congiunta delle Commissioni Prima e Seconda del Consiglio comunale di oggi, lunedì 9 marzo 2026, presieduta dalla consigliera Anna Borasi. Nel corso della discussione è stato ricordato un elemento centrale per comprendere la scelta dell’amministrazione: la natura pubblica della società. Le quote di 5T appartengono infatti per il 51 per cento al Comune di Torino, per il 44 per cento alla Regione Piemonte e per il 5 per cento alla Città Metropolitana di Torino. Si tratta dunque di una società interamente pubblica, configurata come organismo in house, cioè un soggetto controllato dagli enti pubblici che lo utilizzano come proprio braccio operativo per svolgere funzioni strategiche.
La delibera approvata dal Consiglio comunale chiarisce anche le motivazioni alla base della scelta dell’affidamento diretto. Secondo l’amministrazione comunale, il modello in house è risultato il più efficiente, economico e coerente con le esigenze del territorio torinese. Nel testo si legge infatti che questo sistema “si presenta come il più efficiente, economico e adatto alle esigenze e caratteristiche del territorio del Comune di Torino”. Non si tratta tuttavia soltanto di una questione di costi o di semplificazione amministrativa. La vera ragione riguarda la capacità di garantire rapidità di intervento e continuità operativa, due elementi fondamentali quando si parla di gestione del traffico urbano.
Un sistema come quello gestito da 5T consente interventi immediati su semafori, varchi elettronici della ZTL e sistemi di videosorveglianza, assicurando una continuità operativa ventiquattr’ore su ventiquattro nelle attività di monitoraggio del traffico. Attraverso la centrale operativa è possibile coordinare le priorità semaforiche per autobus e tram, aggiornare rapidamente le piattaforme digitali e intervenire sui sistemi ITS, gli Intelligent Transport Systems, che regolano la mobilità cittadina. Questo permette di reagire in tempi rapidissimi a incidenti, eventi straordinari o situazioni di congestione improvvisa. Per l’amministrazione comunale una regia così delicata richiede un controllo diretto e integrato, difficilmente compatibile con modelli frammentati o con affidamenti esterni. La scelta consente inoltre di mantenere sotto pieno controllo pubblico funzioni strategiche che riguardano la sicurezza stradale e la gestione dei flussi di traffico.
Per comprendere il significato di questa decisione bisogna tornare indietro nel tempo, quando Torino decise di investire nella tecnologia applicata alla mobilità in un momento in cui il concetto stesso di città intelligente non era ancora entrato nel dibattito pubblico. Era il 1992 quando nacque il progetto 5T. L’obiettivo era migliorare la mobilità urbana e incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico attraverso sistemi telematici integrati, contribuendo allo stesso tempo alla riduzione dell’inquinamento. In quegli anni poche città europee avevano iniziato a sperimentare modelli simili e Torino fu tra le prime in Italia a dotarsi di una centrale tecnologica dedicata alla gestione intelligente del traffico.
Nel corso di oltre trent’anni questo progetto si è trasformato in una vera infrastruttura digitale urbana. Oggi 5T gestisce un sistema complesso che rappresenta il cuore tecnologico della mobilità torinese. Dalla centrale di controllo vengono monitorati i flussi di traffico attraverso sensori e telecamere distribuiti sulla rete stradale, coordinati i semafori intelligenti e controllati gli accessi nelle zone a traffico limitato. Allo stesso tempo vengono gestiti i pannelli informativi che aggiornano gli automobilisti e le piattaforme digitali di infomobilità che consentono ai cittadini di conoscere in tempo reale lo stato del traffico e dei servizi di trasporto.
Questa infrastruttura tecnologica permette alla città di raccogliere una quantità enorme di dati sui flussi di mobilità, trasformando l’osservazione del traffico in uno strumento di governo urbano. I dati raccolti vengono utilizzati per pianificare interventi sulla viabilità, migliorare la gestione delle emergenze e supportare le politiche ambientali legate alla mobilità sostenibile. La tecnologia diventa così una componente fondamentale anche per il funzionamento del trasporto pubblico, perché consente di dare priorità semaforica ai tram e agli autobus, riducendo i tempi di percorrenza e migliorando la regolarità delle linee.
Ed è proprio qui che emerge uno dei paradossi della mobilità torinese. Se da un lato la città dispone di una delle infrastrutture tecnologiche più avanzate d’Italia per la gestione del traffico, dall’altro il sistema di trasporto pubblico vive da anni una fase complessa. Il servizio è gestito da GTT, Gruppo Torinese Trasporti, azienda storica del trasporto urbano locale, ma negli ultimi anni il sistema ha dovuto fare i conti con problemi strutturali che incidono direttamente sulla qualità del servizio percepito dai cittadini.
Secondo dati analizzati dalla stampa specializzata del settore, nel 2024 su oltre 3,6 milioni di corse programmate circa centomila non sono state effettuate, pari al 2,74 per cento del totale, a causa soprattutto della carenza di autisti, dei guasti ai mezzi e di incidenti. Nel 2025 la situazione è rimasta difficile e alcune stime giornalistiche hanno parlato di centinaia di corse cancellate ogni giorno, un fenomeno legato in gran parte alla mancanza di personale e all’età di parte della flotta.
Questa fragilità non riguarda soltanto Torino. Molte aziende di trasporto pubblico europee stanno affrontando lo stesso problema: il lavoro di conducente è sempre meno attrattivo mentre i pensionamenti crescono più velocemente delle nuove assunzioni. Nel caso torinese, tuttavia, la situazione è aggravata da una storia finanziaria complessa che per anni ha rallentato gli investimenti nel rinnovo dei mezzi.
A rendere ancora più evidente il paradosso è il fatto che Torino dispone di una metropolitana moderna, inaugurata nel 2006, ma composta da una sola linea. A differenza di molte città europee di dimensioni simili, la rete sotterranea torinese non è ancora abbastanza estesa da diventare il vero asse portante della mobilità urbana. Gran parte degli spostamenti continua quindi a dipendere da autobus e tram che devono condividere lo spazio stradale con il traffico privato.
Alcuni studi accademici hanno messo in luce anche un altro dato significativo. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Smart Cities nel 2024 ha evidenziato che Torino offre circa 4325 passeggeri-chilometro di trasporto pubblico per abitante, un valore inferiore alla media di molte città del Nord Italia con dimensioni simili. In termini concreti questo significa che l’offerta complessiva di servizio disponibile per i cittadini è più limitata rispetto ad altre realtà urbane comparabili.
In questo scenario il ruolo di 5T assume un significato ancora più strategico. Se il sistema di trasporto pubblico rappresenta il corpo della mobilità urbana, la rete tecnologica gestita dalla società partecipata torinese ne costituisce il sistema nervoso. È il dispositivo che permette alla città di osservare sé stessa, analizzare i flussi di traffico e reagire rapidamente alle criticità.
I sensori registrano i movimenti della rete stradale, i dati vengono elaborati nella centrale operativa e le informazioni vengono restituite ai cittadini attraverso sistemi di infomobilità. È un processo continuo di osservazione e adattamento che consente alla città di reagire agli eventi in tempo reale.
Il voto unanime del Consiglio comunale rappresenta anche un segnale politico significativo. In un contesto amministrativo spesso segnato da divisioni e contrapposizioni, la gestione tecnologica della mobilità sembra costituire uno dei pochi ambiti in cui le forze politiche cittadine trovano un terreno di convergenza. Confermare l’affidamento a 5T significa rafforzare un modello pubblico di gestione della mobilità urbana, nel quale una società partecipata opera come braccio operativo delle istituzioni.
Nel panorama italiano questo modello è ancora oggi uno dei casi più avanzati di integrazione tra tecnologia e governo della mobilità urbana. Negli ultimi anni il concetto stesso di mobilità è cambiato profondamente. Non riguarda più soltanto strade, tram e autobus, ma anche algoritmi, sensori e sistemi digitali capaci di coordinare milioni di informazioni.
Torino aveva iniziato questo percorso più di trent’anni fa. Con il nuovo affidamento a 5T fino al 2031 la città conferma la centralità di questa scelta: una mobilità sempre più digitale, integrata e governata dai dati, nella quale la tecnologia non è soltanto uno strumento di supporto ma diventa la regia invisibile che permette alla città di funzionare. La sfida dei prossimi anni, tuttavia, sarà far sì che questo cervello tecnologico possa contare su un sistema di trasporto pubblico altrettanto solido e affidabile, capace di trasformare la mobilità urbana in un’alternativa reale all’automobile privata.
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