Cerca

Suicidi in divisa, nasce il Nucleo d’ascolto interforze per aiutare chi indossa un’uniforme

Militari e operatori dei corpi civili, in servizio e in congedo, creano una rete nazionale di supporto tra pari per contrastare un fenomeno sempre più preoccupante. Primo convegno il 19 marzo a Cepagatti

Suicidi in divisa, nasce il Nucleo d’ascolto interforze per aiutare chi indossa un’uniforme

Suicidi in divisa, nasce il Nucleo d’ascolto interforze per aiutare chi indossa un’uniforme

Agenti in servizio e in congedo, uomini e donne che hanno scelto di dedicare la propria vita a un’uniforme e ai valori che essa rappresenta. Persone provenienti da tutti i Corpi dello Stato – militari e civili – accomunate da una stessa esperienza: conoscere dall’interno le pressioni, le responsabilità e le difficoltà che spesso accompagnano il lavoro di chi opera per la sicurezza e il servizio pubblico. Proprio da questa consapevolezza nasce l’impegno di chi ha deciso di mettersi a disposizione di colleghi e colleghe per contrastare un fenomeno sempre più preoccupante e doloroso: quello dei cosiddetti “suicidi in divisa”.

Si chiama “Nucleo d’ascolto Corpi militari e civili” ed è l’iniziativa di un gruppo interforze composto da appartenenti ed ex appartenenti a diversi Corpi dello Stato, attivi su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: costruire una rete informale di supporto e auto-aiuto, fondata sulla solidarietà tra pari e sulla condivisione delle competenze maturate negli anni di servizio.

ft

All’interno del Nucleo confluiscono esperienze professionali molto diverse tra loro. Tra i volontari figurano laureati in psicologia e sociologia, esperti in criminologia e scienze sociali, ma anche persone formate specificamente nell’ascolto attivo e nella mediazione dei conflitti. Altri membri, invece, si occupano degli aspetti organizzativi e logistici necessari a garantire il funzionamento della rete.

«Siamo persone che sanno cosa significa indossare una divisa e affrontare ogni giorno ostacoli, pressioni e difficoltà», spiega Alessandra Renzetti, referente del Nucleo per la provincia di Pescara. «Molti di noi hanno vissuto direttamente determinate situazioni o hanno visto colleghi attraversare momenti di forte fragilità. Per questo abbiamo deciso di creare uno spazio di ascolto reale, basato sulla fiducia e sulla comprensione».

Il Nucleo può contare anche sulla collaborazione di psicologi volontari esterni, pronti a intervenire tempestivamente nei casi più delicati, offrendo un primo supporto professionale nelle situazioni di particolare gravità. Ma ciò che rende questa realtà diversa dalle esperienze precedenti è soprattutto la scelta di operare in totale autonomia.

«Non siamo incardinati nelle amministrazioni e non rispondiamo a gerarchie o organizzazioni di alcun tipo», sottolinea ancora Renzetti. «È stata una scelta precisa: vogliamo offrire ai colleghi un luogo in cui possano parlare senza paura di essere giudicati o etichettati come “deboli”. Il timore dello stigma sociale e delle possibili ripercussioni sulla carriera spesso impedisce a chi indossa una divisa di chiedere aiuto. Con noi questo rischio non esiste: garantiamo riservatezza, ascolto e comprensione tra pari».

Secondo i dati raccolti dagli organizzatori, dall’inizio dell’anno si sono già registrati dieci suicidi tra appartenenti alle forze dell’ordine e ai corpi militari. Numeri che raccontano una realtà difficile e che, per molti operatori del settore, rappresentano il segnale di un disagio troppo a lungo sottovalutato.

«Il punto di non ritorno – racconta Renzetti – è stata la tragedia dello scorso ottobre, quando una collega della Polizia Locale di Frattamaggiore si è tolta la vita all’ottavo mese di gravidanza. Di fronte a una vicenda così drammatica abbiamo capito che non potevamo più restare a guardare».

I dati parlano chiaro: in Italia si registra mediamente un suicidio in divisa ogni sei giorni, una frequenza significativamente più alta rispetto alla media della popolazione generale. «È un fenomeno complesso – aggiunge la referente – che affonda le radici nello stress operativo, nelle difficoltà personali e nella mancanza di spazi di ascolto. Noi siamo qui per ricordare che, dietro ogni uniforme, c’è prima di tutto una persona».

Per far conoscere il progetto e aprire un confronto pubblico sul tema, il Nucleo ha organizzato il suo primo appuntamento ufficiale. Il 19 marzo, a Cepagatti, in provincia di Pescara, si terrà infatti un convegno dal titolo “Eroi feriti: trauma, vittimizzazione e tendenza suicidaria nei Corpi militari e civili”. Un momento di riflessione e sensibilizzazione dedicato a un tema ancora troppo spesso taciuto.

Chiunque desideri chiedere informazioni o rivolgersi al Nucleo può farlo attraverso il sito www.nucleodascolto.itoppure tramite i canali social ufficiali dell’iniziativa. Un primo passo per rompere il silenzio e costruire una rete di sostegno per chi, ogni giorno, è chiamato a proteggere gli altri.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori