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06 Marzo 2026 - 11:13
Rinnovabili bloccate in Italia: oltre 1.700 progetti fermi tra burocrazia e veti
La transizione energetica italiana rischia di restare impantanata nei corridoi della burocrazia. Mentre l’Europa accelera sulle fonti pulite e la crisi climatica impone scelte rapide, in Italia centinaia di progetti legati alle energie rinnovabili sono ancora bloccati tra pareri mancanti, istruttorie interminabili e autorizzazioni che non arrivano mai. È il quadro che emerge dal report di Legambiente “Scacco matto alle rinnovabili”, presentato alla fiera Key – The Energy Transition Expo alla Fiera di Rimini. I numeri fotografano una situazione complessa: su 1.781 progetti di impianti da fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione, ben il 69,3% è ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica prevista dalle procedure Via Pnrr-Pniec. In altre parole, oltre mille progetti sono fermi, sospesi tra verifiche tecniche e passaggi amministrativi che non arrivano a conclusione.
Il report evidenzia anche un altro dato significativo: 160 progetti attendono ancora la determina della Presidenza del Consiglio dei ministri, mentre 88 restano bloccati in attesa del parere del Ministero della Cultura o degli enti regionali per i beni culturali. Tra questi ultimi, la gran parte – ben 80 casi – riguarda direttamente il ministero guidato dalle strutture che devono tutelare paesaggio e patrimonio storico. Si tratta di passaggi previsti dalle normative vigenti, ma che spesso finiscono per allungare in modo considerevole i tempi di realizzazione degli impianti.
Se il numero dei progetti in attesa appare già elevato, a preoccupare ancora di più è il dato relativo alle nuove iniziative nel settore. Secondo Legambiente, infatti, nel 2025 si è registrato un vero e proprio crollo dei nuovi progetti sottoposti a Valutazione di impatto ambientale. Dopo due anni di crescita significativa, con 609 nuovi progetti nel 2023 e 603 nel 2024, il numero delle nuove istanze è precipitato a 149, segnando un calo del 75,3% rispetto all’anno precedente. Un dato che gli ambientalisti interpretano come il segnale di un settore che rischia di frenare di fronte a un sistema autorizzativo complesso e spesso imprevedibile.
Il rapporto individua inoltre 108 casi emblematici di blocchi alle rinnovabili registrati negli ultimi anni in Italia, di cui 18 censiti proprio nel 2026. Alcuni progetti sono rimasti in attesa di risposta per tempi lunghissimi: 17 di essi attendono una decisione addirittura da prima del 2021. Tra gli esempi più clamorosi citati nel report figurano due parchi eolici offshore previsti in Puglia. Il primo progetto risale addirittura al 2008 e riguarda un impianto nel Golfo di Manfredonia. Il secondo è stato presentato nel 2012 nelle acque del Mar Adriatico meridionale, tra i comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola. Quest’ultimo, dopo undici anni di attesa, ha ottenuto nel 2023 un parere positivo con prescrizioni da parte della Commissione tecnica, tra cui la riduzione del numero degli aerogeneratori. Nonostante questo passaggio, il progetto è ancora fermo e oggi si trova a quasi quindici anni dalla presentazione iniziale.
Tra i nodi più delicati emerge il rapporto tra sviluppo delle energie rinnovabili e tutela del patrimonio paesaggistico e culturale. Il report sottolinea che una parte significativa dei progetti si ferma proprio davanti ai pareri delle Soprintendenze e degli enti culturali. Un esempio riguarda un impianto eolico da 23 megawatt ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino, previsto su un’area già compromessa come una ex cava e discarica. Il progetto è stato bocciato dalla Soprintendenza per la presenza di un vincolo archeologico risalente agli anni dell’emergenza rifiuti campana, vincolo che secondo gli ambientalisti non sarebbe stato adeguatamente considerato durante l’iter autorizzativo.

Un altro caso simbolo è quello del progetto Med Wind, un grande parco eolico offshore previsto al largo di Marsala e Favignana, in Sicilia. L’impianto avrebbe una potenza complessiva di 2,8 gigawatt, sufficiente – secondo le stime – a coprire il fabbisogno energetico di circa 3,4 milioni di famiglie. Nonostante il progetto abbia attraversato un articolato percorso di confronto con il territorio, continua a incontrare opposizioni legate ai presunti impatti sull’avifauna, sulla pesca e sul turismo.
In Emilia-Romagna un’altra iniziativa strategica è rimasta bloccata per motivi diversi. Al largo di Ravenna è previsto un grande hub energetico integrato da oltre 750 megawatt, che combinerebbe eolico offshore, solare galleggiante, sistemi di accumulo, produzione di idrogeno e persino attività di acquacoltura. Il progetto ha già ottenuto una Valutazione di impatto ambientale positiva e le autorizzazioni necessarie nel 2024, ma resta fermo per l’assenza di un quadro regolatorio adeguato che consenta di avviare concretamente l’impianto.
Il report segnala anche situazioni che mettono in luce un vero e proprio cortocircuito amministrativo. In Umbria, ad esempio, alcuni cittadini di Terni si sono visti negare l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti delle proprie abitazioni perché giudicati “non esteticamente gradevoli” e addirittura visibili da droni o satelliti. Una motivazione che, secondo Legambiente, rappresenta un esempio di come l’eccesso di rigidità normativa possa trasformarsi in un ostacolo alla diffusione delle energie pulite anche nei contesti più semplici.
Secondo il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, il settore delle rinnovabili ha bisogno soprattutto di certezze normative e tempi chiari. «Il settore delle rinnovabili – spiega – va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare». Ciafani sottolinea come il contesto internazionale renda ancora più urgente accelerare sulla produzione di energia pulita. «La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata alla dipendenza dalle fonti fossili e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare».
Il report individua anche le regioni dove si concentrano più casi di blocco. In testa c’è la Puglia, con 14 progetti fermati o rallentati, seguita da Veneto, Umbria, Basilicata e Sardegna, tutte con 10 casi censiti. Una distribuzione geografica che dimostra come il problema non riguardi un’unica area del Paese ma sia diffuso lungo tutta la Penisola.
Per gli esperti del settore energetico il futuro dell’Europa sarà sempre più legato allo sviluppo di impianti eolici e fotovoltaici, tecnologie considerate ormai mature e fondamentali per ridurre le emissioni di gas serra. L’Italia, grazie alla sua posizione geografica e alle condizioni climatiche favorevoli, avrebbe tutte le caratteristiche per giocare un ruolo di primo piano nella produzione di energia rinnovabile.
Tuttavia, senza una semplificazione delle procedure autorizzative e una maggiore chiarezza nelle competenze amministrative, molti progetti rischiano di rimanere a lungo sulla carta. Il risultato è che migliaia di megawatt di energia pulita potenziale restano bloccati, mentre il Paese continua a dipendere in larga parte dalle fonti fossili.
Il quadro delineato dal report di Legambiente racconta quindi una transizione energetica che in Italia procede con fatica. Da un lato cresce la consapevolezza dell’urgenza climatica e della necessità di ridurre le emissioni; dall’altro, però, il sistema autorizzativo continua a rallentare lo sviluppo delle infrastrutture necessarie.
E così, mentre il resto d’Europa accelera sulla produzione di energia rinnovabile, l’Italia rischia di restare indietro, con centinaia di progetti ancora fermi tra pareri, veti e tempi amministrativi sempre più lunghi.
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