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06 Marzo 2026 - 09:37
Barattolo, oltre 4mila firme in Regione contro la stretta sul mercato di via Carcano
Oltre quattromila firme consegnate in Regione per difendere il Barattolo di via Carcano. Martedì 3 marzo i promotori del comitato spontaneo Davide Alaimo e Luisella Mesiano hanno protocollato al Consiglio regionale del Piemonte una petizione contro la riduzione delle giornate del mercato di libero scambio, al centro da mesi di un duro confronto politico tra Regione e amministrazione cittadina. Le adesioni raccolte sono 4166, di cui 1450 su carta e 2716 online attraverso Change.org, e la richiesta è quella di aprire un confronto istituzionale sul futuro del mercato.
Il Barattolo — conosciuto da molti anche come Suk di Torino — è un mercato dell’usato e del riuso che si svolge nell’area di via Giulio Carcano, nella zona nord della città, vicino al Cimitero Monumentale. Nato circa dieci anni facome spazio di libero scambio legato allo storico Balôn del sabato, nel tempo è stato separato dal mercato delle pulci e trasferito nella sede attuale. Qui, ogni settimana, centinaia di espositori mettono in vendita oggetti di seconda mano: vestiti, libri, mobili, elettrodomestici, oggetti per la casa o articoli recuperati da cantine e sgomberi.
Non si tratta di un mercato tradizionale: il Barattolo funziona come una grande piazza del riuso, dove gli espositori affittano una piazzola e vendono a prezzi molto bassi — spesso pochi euro — oggetti recuperati o riciclati. Nel tempo è diventato un punto di riferimento per chi cerca occasioni, ma soprattutto per persone con redditi bassi, pensionati, disoccupati o nuovi arrivati in città che trovano qui un modo per integrare il proprio reddito. Il mercato è gestito da organizzatori e si svolge con la presenza della polizia locale, incaricata di effettuare controlli sugli operatori e sulla merce.
Proprio questo spazio, però, negli ultimi anni è diventato anche un caso politico e sociale a Torino. Il dibattito ruota attorno alla sua funzione: per alcuni rappresenta un esempio di economia circolare e inclusione sociale, per altri solleva questioni legate alla gestione urbana, al decoro e alla legalità.
Lo scontro si è intensificato negli ultimi mesi, quando la Regione Piemonte ha introdotto nuove regole per i mercati di libero scambio, riducendo drasticamente il numero di giornate consentite. In un primo momento il tetto previsto era di 12 giornate l’anno, misura che avrebbe di fatto cancellato l’esperienza del Barattolo, che fino ad allora si svolgeva quasi ogni fine settimana. Dopo settimane di polemiche e trattative con il Comune si è arrivati a un compromesso: 40 giornate di mercato all’anno, con controlli più stringenti sulla provenienza della merce e criteri più rigidi per la partecipazione degli espositori, riservata in particolare a persone in condizione di fragilità economica.
La riduzione delle giornate ha però alimentato la protesta dei sostenitori del mercato, convinti che la stretta normativa rischi di svuotarlo o di spingerlo nell’irregolarità. In alcune settimane all’inizio del 2026 l’area di via Carcano è rimasta chiusa, con i cancelli serrati, ma venditori e frequentatori si sono comunque radunati nelle strade vicine, segno di una realtà difficile da fermare.
Tra le voci critiche verso la scelta della Regione c’è anche Luca Deri, presidente della Circoscrizione 7, che sui social ha commentato con tono polemico: «Grazie Regione Piemonte per aver trasformato un mercato sociale regolare in un mercato abusivo». Secondo Deri, negli ultimi sei anni il Barattolo si è svolto «in modo regolare nello spazio di via Carcano, organizzato con attenzione dall’associazione Vivi Balon», mentre la riduzione delle giornate rischierebbe di ottenere due risultati: «colpire i poveri impedendo loro di lavorare e trasformare via Carcano in un mercato abusivo».
La petizione consegnata in Regione difende proprio il ruolo sociale del mercato. «Il Barattolo è un luogo fondamentale per l’integrazione e per dare una possibilità di guadagno a chi vuole parteciparvi come espositore secondo le regole del bando comunale», si legge nel testo. Gli organizzatori sottolineano inoltre come una parte della merce venduta derivi dal riciclo di oggetti destinati ai rifiuti, permettendo a chi non ha capitali da investire di trovare qualcosa da rivendere. «La nostra società produce e produrrà sempre più poveri», scrivono i promotori, sostenendo che chiudere o limitare fortemente il mercato significherebbe privare molte persone di una delle poche opportunità economiche accessibili.
Il futuro del Barattolo resta quindi incerto. Le nuove regole regionali ne hanno già ridotto l’attività e il confronto politico è tutt’altro che chiuso. La consegna delle oltre quattromila firme rappresenta ora un nuovo capitolo della vicenda, con i promotori che chiedono alla Regione di riaprire il dialogo e di garantire la continuità di un mercato che, nel bene e nel male, è diventato uno dei simboli più discussi della Torino popolare.
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