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26 Febbraio 2026 - 11:12
Ascensori pronti ma fermi: il caso Venaria tra polemiche e verifiche tecniche
Promessi per l’estate 2024, conclusi – sulla carta – a metà 2025. Eppure ancora inutilizzabili. Alla stazione ferroviaria di Venaria Reale gli ascensori restano spenti, mentre pendolari, anziani e famiglie con passeggini continuano a fare i conti con scale e percorsi poco agevoli. Una vicenda che è diventata terreno di scontro politico e che ora si arricchisce della replica ufficiale di Rete Ferroviaria Italiana.
Il caso era stato sollevato nei giorni scorsi dalla consigliera regionale di Italia Viva, Vittoria Nallo, che aveva presentato un’interrogazione alla Giunta denunciando il mancato avvio degli impianti. La stazione di Venaria non è un punto marginale della rete: serve l’area nord-ovest dell’hinterland torinese ed è snodo strategico per i turisti diretti alla Reggia, uno dei siti culturali più visitati del Piemonte.
La critica politica è netta: infrastrutture annunciate come simbolo di modernità e accessibilità, ma mai entrate in funzione. Una contraddizione che, secondo Nallo, si traduce in un danno concreto per le persone a mobilità ridotta.
Dopo la pubblicazione dell’articolo, l’addetta stampa di RFI ha fornito una ricostruzione tecnica dell’iter. Il cantiere per la realizzazione degli ascensori, gestito dal Comune di Venaria Reale, si è concluso a metà del 2025, circostanza nota alla Regione. Ma il completamento delle opere non ha coinciso con la messa in servizio.
Nel confronto tecnico con gli enti preposti all’autorizzazione per l’uso pubblico, è emersa la necessità di ulteriori interventi propedeutici all’attivazione degli impianti. Attività che, su richiesta della Regione, sono state prese in carico da RFI nel novembre 2025.
Qui si apre il nodo operativo. L’approvvigionamento dei componenti necessari ha richiesto circa 60 giorni di fornitura. Un passaggio che ha dilatato i tempi. Nel frattempo è intervenuta una cessione di ramo d’azienda da parte della ditta titolare dell’Accordo Quadro di manutenzione a un’altra impresa. Un cambiamento societario che ha imposto verifiche obbligatorie sui requisiti della nuova azienda subentrante, come previsto dalla normativa.
Finché queste verifiche non saranno completate dalle strutture competenti, gli interventi non potranno essere chiusi e gli ascensori non potranno essere messi in esercizio. RFI assicura che procederà non appena si creeranno le condizioni tecniche e amministrative per farlo.

Sul piano formale, dunque, il ritardo non dipenderebbe da un’opera incompleta ma da una sequenza di passaggi autorizzativi e tecnici che si sono intrecciati nel tempo. Sul piano sostanziale, però, resta il dato: a febbraio 2026 gli ascensori non sono ancora attivi.
La stazione di Venaria è passata sotto la gestione di RFI nel gennaio 2024, nell’ambito del riassetto della linea Torino-Ceres. L’obiettivo dichiarato era potenziare standard di sicurezza e qualità del servizio. L’accessibilità rappresentava uno dei punti qualificanti dell’operazione.
Nel frattempo, la realtà quotidiana racconta altro. Nelle ore di punta i flussi di pendolari si sommano a quelli dei visitatori diretti alla Reggia. Chi viaggia con una carrozzina o un passeggino deve affrontare rampe e scale, con difficoltà evidenti. Il tema non è solo logistico ma simbolico: una stazione rinnovata che non riesce a garantire piena fruibilità.
In Consiglio regionale il tema dell’accessibilità del trasporto pubblico è tornato centrale nelle ultime settimane. È stata approvata una mozione per monitorare lo stato delle infrastrutture e verificare il rispetto degli standard per le persone con disabilità. Il caso Venaria diventa così un banco di prova.
La contrapposizione è netta. Da una parte la denuncia politica che parla di ritardi inaccettabili e di diritti non garantiti. Dall’altra la spiegazione tecnica che ricostruisce un percorso amministrativo complesso, tra passaggi di competenze e verifiche obbligatorie.
La domanda che resta sospesa è semplice: quando entreranno in funzione? RFI non indica una data precisa, ma lega l’attivazione al completamento delle verifiche sulla ditta subentrante e alla chiusura degli interventi integrativi.
In gioco non c’è soltanto l’efficienza di due impianti. C’è la credibilità di un sistema che promette infrastrutture moderne e inclusive. Finché le porte degli ascensori resteranno chiuse, la distanza tra annunci e realtà continuerà a essere misurata in gradini.
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