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20 Febbraio 2026 - 18:11
Ospedale di Settimo: ad aprile passa all'Asl To4 e diventa pubblico
Quarantacinque milioni di euro. Una cifra che fa rumore. E che oggi lFederico Riboldi ha messo sul tavolo per rivendicare quella che definisce una scelta “forte e in controtendenza”: l’ospedale di Settimo Torinese diventa pubblico. Da aprile, promette l’assessore regionale alla Sanità, la gestione passerà nelle mani dell’Asl TO4. E i posti di lavoro? Garantiti. Parola sua.
«Visto che crediamo nella sanità pubblica, in un momento di crisi abbiamo fatto l’esatto contrario di quello che è stato fatto in passato e che solitamente si fa in Italia: al posto di privatizzare abbiamo reso pubblico un presidio ospedaliero con un investimento di 45 milioni di euro», scandisce dal Grattacielo Piemonte, al termine dell’incontro con una rappresentanza di lavoratori e sindacati. Accanto a lui il direttore regionale alla Sanità Antonino Sottile e il direttore generale dell’Asl TO4 Luigi Vercellino. Presenza istituzionale piena, messaggio politico chiarissimo: qui si cambia verso.
E ancora: «Per Settimo garantiremo i posti di lavoro». Lo ripete due volte. E aggiunge che per il 2026 la cooperativa collaborerà con il pubblico per assicurare continuità occupazionale, mentre l’Asl, entro fine anno, valuterà la soluzione gestionale “più efficace ed efficiente”, sempre – assicura – con al centro la tutela dell’occupazione.
Belle parole. Forti. Decise. Ma il contesto in cui arrivano è tutto fuorché sereno.
Perché l’ospedale di Settimo non arriva a questo passaggio dopo una navigazione tranquilla. Arriva dopo una diffida da oltre un milione e centonovantaduemila euro. Una cifra scritta nero su bianco dalla Cooperativa Sociale Quadrifoglio, firmata dalla presidente Marina Quadro, che ha messo ufficialmente in mora la S.A.A.P.A. S.p.A., la società che ha gestito il presidio ed è in liquidazione dal settembre 2021.
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Non una letterina qualsiasi. Una seconda diffida, dopo quella di dicembre 2025. E inviata per conoscenza a mezzo mondo: Asl TO4, Regione Piemonte, Comune di Settimo Torinese, Prefettura di Torino, collegio dei liquidatori, sindacati. Tradotto: non è più un affare tra contraenti. È un caso pubblico.
I numeri sono impietosi: 1.192.001,83 euro di fatture scadute e non pagate per servizi erogati a settembre e ottobre 2025. A questi si sommano altri 1.199.000,53 euro già fatturati ma non ancora scaduti, più ulteriori prestazioni non ancora messe a bilancio. Siamo ben oltre i due milioni di euro. E nel frattempo il lavoro è andato avanti. I servizi sono stati garantiti. I pazienti assistiti.
Nella diffida si parla di promesse di pagamento «sostanzialmente inevase», di morosità non più tollerabile, di credibilità finanziaria compromessa. E c’è un ultimatum: sette giorni per saldare. Altrimenti risoluzione del contratto e interruzione dei servizi. In un ospedale. Non in un capannone industriale.
E mentre SAAPA resta sospesa in una liquidazione che dura da quattro anni, con bilanci in rosso, patrimonio netto negativo e ricavi insufficienti persino per l’ordinario, la Regione è dovuta intervenire più volte.
Nel bilancio 2026 è comparso un emendamento che aggiunge 5 milioni di euro ai 15 già stanziati con la legge regionale 26/2024. Ufficialmente “integrazione”. In realtà, una vera e propria certificazione che i conti non tornavano. I 15 milioni autorizzati per consentire all’Asl TO4 di acquisire e internalizzare le attività di SAAPA – chiudere pendenze, definire contenziosi, garantire continuità – non erano bastati. Alcune posizioni debitorie sono state sistemate con accordi transattivi. Altre no. E quelle aperte bloccano la chiusura della liquidazione.
Senza quei 5 milioni in più, l’operazione si sarebbe fermata.
E allora sì, la scelta di riportare tutto sotto il pubblico è forte. È politica. È anche un’ammissione implicita: il modello precedente non ha funzionato. O comunque non ha retto alla prova dei numeri.
Oggi Riboldi rivendica la svolta e rassicura: «Siamo a piena disponibilità per qualsiasi evenienza e per incontrare nuovamente i dipendenti». La promessa è di una gestione pubblica stabile, con 45 milioni di investimento e l’occupazione al centro.
La domanda, però, resta sospesa nei corridoi dell’ospedale: basteranno le parole a chiudere una stagione fatta di liquidazioni infinite, diffide milionarie e tetti di spesa che si alzano strada facendo?
Perché qui non si parla solo di un cambio di gestione. Si parla di un presidio che negli ultimi anni ha vissuto in un limbo amministrativo permanente. Di lavoratori che chiedono certezze. Di cooperative che aspettano pagamenti. Di conti che, fino a ieri, non tornavano.
Da aprile la gestione sarà pubblica. È l’annuncio. È la promessa. È la scelta “in controtendenza”.
Adesso tocca ai fatti. Perché nella sanità, più che nei palazzi, la controtendenza si misura nei reparti.



La storia
L’ospedale di Settimo, in realtà, ospedale non lo è mai stato. Nasce come Rsa per lungodegenti e terapie riabilitative, sul modello del Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese o del Trompone di Moncrivello.
L’idea è di una classe politica decisamente più “politica” di quella che oggi popola Settimo. Una stagione in cui si pensa in grande e si costruisce, mattone dopo mattone, ciò che si sogna. Ci riescono nel 1997, con al loro fianco l’allora assessore regionale di Alleanza Nazionale, Antonio D’Ambrosio. Convinti com’erano che la città meritasse un presidio sanitario vero e che da qualche parte bisognasse partire, firmano un patto tra gentiluomini.
Per dare concretezza al progetto viene coinvolta la società francese Sias, incaricata di costruire l’immobile su un terreno dell’Asl e, in parte, del Comune di Settimo.
I lavori finiscono, ma la storia no. L’edificio rimane per anni vuoto, abbandonato, con un solo inquilino: Michel Veillet, francese trapiantato a Settimo, che ogni giorno telefona ai giornali per dire che lo hanno “ciulato”. Lo dice con accento d’oltralpe ma in un italiano tagliente. Un giorno chiama anche il Gabibbo, e così Settimo finisce su Striscia la Notizia. Indimenticabile la sua intervista, quella in cui definisce l’Italia una “repubblica bananiera”.
Ne dice tante, e con tale convinzione, che alla fine la politica – a ogni livello – si vergogna e decide di mantenere le promesse fatte. La prima parte della telenovela si chiude il 25 giugno 2008, con la cessione delle azioni di Sias Italia Spa a una nuova compagine composta da Asl To2 e Asl To4 (52%), Asm Spa (31,5%) e Cooperativa Frassati(16,5%).
Alla conferenza stampa di presentazione siedono Marina Fresco e Giulio Fornero per le Asl, Silverio Benedetto per Asm, Giuseppe Palena (assessore alla Sanità di Settimo) e Amelia Argenta per la Frassati.
La Regione Piemonte, con la legge regionale 12/2008, autorizza una sperimentazione gestionale rinnovabile ogni cinque anni: alle Asl la parte sanitaria, ad Asm la gestione energetica, alla Frassati l’assistenza. Il progetto parte con 170 posti letto: 90 per le dimissioni protette, 20 per la lungodegenza e 60 per la riabilitazione.
È un successo. Un riscatto politico e civico firmato Aldo Corgiat e Mercedes Bresso, allora presidente della Regione.
Nel 2008 nasce Saapa S.p.A. – Società Assistenza Acuzie e Post Acuzie – a controllo pubblico, che subentra alla Sias. Contestualmente la Regione sottoscrive con Monte dei Paschi di Siena un mutuo da circa 30 milioni di euro, con scadenza al 31 dicembre 2041.
In origine l’ospedale è inserito nella rete pubblica come struttura di post-acuzie, ma nel 2015 viene declassato a struttura privata accreditata. È la svolta, e l’inizio del declino.
Dopo alcuni anni di perdite – circa 7 milioni di euro – la Saapa riesce comunque a raggiungere il pareggio e poi un utile di circa 200 mila euro annui. L’obiettivo della sperimentazione è chiaro: restituire il debito e coprire gli interessi, pari a 1,5 milioni di euro l’anno.
Dal 2017 al 2019, la gestione funziona: surplus di oltre 1,8 milioni di euro annui. E tutto questo anche grazie al lavoro di Aldo Corgiat, che, smessi i panni di sindaco, accetta, part-time, l’incarico di direttore amministrativo, passando al part-time anche all’Istituto Zooprofilattico di Torino.
Poi arriva il 2020, l’anno del caos. La sindaca Elena Piastra tenta il colpaccio di far nominare alla guida di Saapa Alessandro Scopel, ma non ci riesce, non se la filano, nessuno le dà retta. Arriva Alessandro Rossi, che si dà subito da fare per rimuovere Corgiat – e ci riesce. Si impegna anche ad allontanare la Cooperativa Frassati, che in quanto socia evidentemente guardava agli anziani in modo diverso. Poi arrivano la Cm Service e la pandemia.
Due piani su tre dell’ospedale vengono convertiti in reparti Covid per casi non gravi: una scelta necessaria, ma costosa. Le perdite superano i 3,5 milioni di euro, solo in parte riconosciute dalla Regione.
Da lì, la caduta. Invece di tentare un piano di risanamento – come i decreti Covid del Governo consentono, spalmando le perdite su cinque esercizi – si sceglie la via più facile: vendere tutto.
Nel marzo 2023, la struttura viene messa all’asta a 50 milioni di euro. Nessuno la compra. Così, nell’aprile 2024, la Regione annuncia trionfalmente l’acquisto dell’ospedale per 23 milioni di euro. Poi ne mette sul piatto altri 15 per internalizzare il servizio. La prima operazioni si conclude, la seconda è ancora aperta... e ce ne vogliono altri 5....
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