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Xabi Alonso esonerato dal Real: pesa lo scontro con il preparatore di Settimo Torinese

Il Real che divora allenatori, il potere delle stelle e l’ombra lunga di Pintus: l’esonero di Xabi è molto più di una sconfitta

Xabi Alonso esonerato

Xabi Alonso esonerato dal Real: pesa lo scontro con il preparatore di Settimo Torinese

A Madrid non basta vincere, non basta promettere, non basta nemmeno essere Xabi Alonso. Serve allinearsi, obbedire, capire chi comanda davvero. L’esonero del tecnico basco, arrivato dopo la sconfitta con il Barcellona in Supercoppa, è l’ennesima dimostrazione di un Real Madrid che continua a funzionare come una macchina spietata, dove il risultato conta meno degli equilibri interni e dove il potere si muove lontano dalla panchina.

I numeri, presi da soli, raccontano una storia che non giustifica un licenziamento lampo. 231 giorni, 34 partite, 24 vittorie, un avvio brillante di stagione e un Clásico vinto che aveva portato il Real in testa alla Liga. Poi il rallentamento, qualche sconfitta pesante, il 3-2 contro il Barça che costa un trofeo. Ma il calcio di Madrid non è mai solo calcio. È politica, gerarchie, simboli. E Xabi Alonso, semplicemente, non ha retto il sistema.

Il segnale era chiaro da tempo. Rapporti freddi con Florentino Pérez, distacco con lo spogliatoio, gestione rigida dei big. Due immagini più di mille parole. La prima: Vinícius sostituito al Bernabeu che protesta davanti al mondo intero, senza che il club prenda posizione a difesa dell’allenatore. La seconda: Gedda, finale di Supercoppa. Xabi chiede ai suoi di rendere onore al Barcellona vincitore. Mbappé, a pochi metri, lo manda platealmente a quel paese e trascina via i compagni. Le telecamere non perdonano. Il messaggio è netto: l’allenatore non decide, le stelle sì.

Dentro questo scenario esplode un altro nodo, meno appariscente ma decisivo. Antonio Pintus. Per molti solo il preparatore atletico, per il Real una figura chiave, per Settimo Torinese un simbolo. Pintus non è uno qualunque. È “il fondista di Settimo Torinese”, nato e cresciuto lì, celebrato dalla sua città come esempio di eccellenza sportiva italiana nel mondo. È l’uomo che ha costruito squadre capaci di correre più di tutte, di reggere stagioni massacranti, di arrivare in fondo quando gli altri crollano. Al Real è molto più di un collaboratore: è un’istituzione.

Antonio Pintus, preparatore atletico del Real Madrid

Con Xabi Alonso, però, qualcosa si rompe. Il tecnico basco arriva con le sue idee, i suoi uomini, il suo metodo. Pintus viene messo ai margini, non cacciato ma svuotato di centralità. Una scelta che non piace a Florentino Pérez, che considera l’italiano una garanzia assoluta. Secondo quanto filtra dall’ambiente madridista, Xabi avrebbe rifiutato di reintegrarlo pienamente nello staff. Da lì la frattura definitiva. La discussione, il gelo, la decisione. Altro che Supercoppa: l’esonero nasce lì.

Il comunicato parla di separazione consensuale. La realtà è un’altra. Xabi Alonso aveva un contratto fino al 2028 ed è stato fatto fuori senza preavviso, in una giornata surreale in cui il Real ha annunciato prima l’addio e poi l’arrivo di Álvaro Arbeloa. Nessuna fuga di notizie, nessuna anticipazione. Una mossa in stile Florentino, che quando decide non spiega: esegue.

Arbeloa è una scommessa pura. Zero esperienza ad alto livello, curriculum da costruire, ma una dote fondamentale: è dentro il sistema. Amico storico di Xabi prima del grande freddo, uomo di fiducia dell’ambiente, legato all’agenzia che rappresenta il figlio del presidente. Un dettaglio che, a Madrid, pesa più di mille corsi da allenatore.

La storia si ripete. È già successo con Ancelotti, cacciato dopo la Décima. Con Benítez, bruciato in pochi mesi. Con Lopetegui, travolto da una manita al Camp Nou. Ora tocca a Xabi, terzo spagnolo eliminato in sequenza. Il Real non aspetta, non accompagna, non protegge. Se non sei funzionale, sei fuori.

E in tutto questo, Antonio Pintus resta. L’uomo di Settimo Torinese, l’orgoglio piemontese che ha conquistato Madrid a forza di lavoro e metodo, sopravvive all’ennesimo ribaltone. Cambiano gli allenatori, passano le stelle, ma il “fondista” resta lì, punto fermo di un club che corre sempre sul filo.

Xabi Alonso paga l’illusione di poter comandare. Mbappé detta la linea, Florentino decide, Pintus resiste. Il Real Madrid va avanti così, divorando allenatori e proteggendo il proprio potere. Spietato, vincente, tossico. E tremendamente fedele solo a se stesso.

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