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10 Novembre 2023 - 10:52
San Martino
L'11 novembre, in molti paesi italiani, si celebra la Festa di San Martino, o Estate di san Martino. È un'importante ricorrenza che unisce la liturgia cristiana alla tradizione contadina legata all'apertura delle botti di vino novello e ai piaceri della buona tavola.
La Festa di San Martino dell'11 novembre è una ricorrenza molto sentita in tanti paesi e cittadine d'Italia, tanto che perfino Giosuè Carducci si ispirò a questa data, che in molte zone era un giorno non lavorativo, per comporre una delle sue poesie più celebri, San Martino appunto.
Martino di Tours fu un vescovo cristiano che visse nel IV secolo d.C. Nato in Pannonia, una regione dell’Impero Romano che ora corrisponde in parte alla moderna Ungheria, Martino era figlio di un legionario che lo spinse ad arruolarsi come soldato una volta raggiunta l'età giusta. Come membro dell'esercito Romano, Martino venne spedito in Gallia e lì avvenne il fatto che gli cambiò l'esistenza.

Secondo la tradizione infatti, durante una ronda a cavallo, Martino notò un mendicante male in arnese che tremava per il freddo. Mosso a pietà, Martino tagliò il suo bel mantello, la cappa militare, a metà e lo condivise con il pover'uomo. Quella stessa notte gli comparve in sogno Gesù Cristo. Dopo questo episodio Martino, che non era battezzato, intraprese il cammino della Fede e divenne cristiano a tutti gli effetti. Dopo vent'anni passati a servire l'Impero, Martino decise infine di lasciare l'esercito e dedicarsi alla vita monastica.
Come fervente servo di Dio, Martino viaggiò in lungo e in largo per convertire i pagani e alimentare il culto cattolico, soprattutto nelle campagne, per le quali il futuro santo ebbe sempre un occhio di riguardo. La sua propensione ai viaggi lo rese il santo patrono dei pellegrini! Martino divenne vescovo di Tours nel 371 d.C, anche se qualcuno storceva il naso per le sue origini plebee. Come vescovo, Martino fece costruire monasteri, curò le anime dei suoi fedeli e, secondo la tradizione cristiana, compì diversi miracoli che gli valsero la santificazione.
San Martino morì l'8 novembre 397 d.C, ma il funerale fu celebrato tre giorni dopo e infatti la sua festa cade proprio l'11 novembre. Proprio la sua vita tra le campagne e i ceti più bassi, il culto di San Martino è strettamente legato a riti e usanze della tradizione contadina.
Lo stesso giorno di San Martino cade proprio in un periodo di gran fermento per il mondo campestre. In questi giorni infatti nei vigneti si aprono le botti per i primi assaggi del vino novello, da qui il detto: “A San Martino ogni mosto diventa vino” e fino al secolo scorso era pratica comune rinnovare i contratti agricoli e tenere grandi fiere di bestiame.

L'11 novembre è anche conosciuta come Estate di San Martino, poiché di solito in quella settimana l'autunno si fa più mite e non è raro incontrare giornate molto soleggiate. Questo, però, avveniva prima del cambiamento climatico! La Festa di San Martino insomma è un'occasione, oltre che per glorificare il Santo, per celebrare i frutti della terra e l'abbondanza del buon cibo.
Oltre a riempire i bicchieri infatti, a San Martino si riempiono le pance, soprattutto in un paese con una variegata tradizione culinaria come l'Italia. Carne alla brace e caldarroste ad Ascoli, pittule e vino nel salentino e biscotti tipici a Palermo: tutta l'Italia si mette a tavola per San Martino e tra i tantissimi piatti della tradizione, l'oca è una delle pietanze più gettonate.
Poi esistono le oche di San Martino, dove tutto risale ad un altro episodio della vita del Santo. Si dice infatti che quando Martino venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo, l'umile prete, che voleva rimanere un semplice monaco, si nascose in un tugurio di campagna. A smascherarlo però fu il gran rumore provocato dalle oche che scorrazzavano per l'aia e quindi il chierico, scoperto dai paesani, dovette accettare l'incarico. Una spiegazione meno romantica risiede invece nel fatto che a novembre le oche migrano verso sud e quindi sarebbe molto più facile cacciarle mentre si trovano in volo.

La festa è poi particolarmente sentita a Venezia e dintorni, dove oltre Alle celebrazioni religiose si preparano i dolcetti di San Martino, dolci biscotti di pasta frolla con la forma del santo a cavallo e armato di spada.
Ma oggi parliamo anche dodecamerone dei morti, i dodici giorni che si concentrano i dodici giorni che nel Medioevo era dei banchetti con bevute, chiassi, eccessi, a volte mascherate, sfilate di tipo carnevalesco con al seguito zucche, simboli di fertilità e fecondità fino a quello fallico.
Parliamo del charivari vuole dire musica ruvida, una serenata finta intesa come fastidio o insulto, la parola deriva dal francese charivari, a sua dall’antico francese chalivali “rumore discordante fatto da pentole e padelle”, dal latino tardo caribaria “un forte mal di testa,” dal greco karebaria “mal di testa,”, da kare, testa, dalla radice indoeuropea ker, corno, testa e barys "pesante, dalla radice indoeuropea gwere, pesante.
In italiano capramarito, o anche chiavramarito ,alterazioni popolari del latino medievale charavaritum o chalvaritum, era una plateale manifestazione di protesta in cui si dava espressione a sentimenti collettivi di rabbia o di irrisione collettiva rivolti a individui responsabili di atti ritenuti offensivi verso la morale comune.
Il giorno di San Martino era anticamente l’occasione privilegiata per motteggiare, deridere, persino aggredire violentemente, i mariti traditi, gli anziani che si risposavano, e più in generale tutti i protagonisti di matrimoni anomali che per una ragione o per l’altra si ponevano contro la comunità, infrangendone la legge non scritta.
In questo giorno esisteva il rito dei charivari, tipicamente connesso al frastuono prodotto da scampanate, grida e schiamazzi, percussione di pentole e padelle organizzata dalle confraternite giovanili le Badie dei Folli. Pensate che nell’Inghilterra del ‘700 e dell’800 lo charivari era diventato di fatto una giustizia popolare simbolica.
Le caratteristiche di questa festa ricordano il capodanno agrario d’autunno, ecco spiegato l’esigenza, in un momento di rinnovamento del tempo e dell’anno, di espiare simbolicamente anche i mali e i peccati della comunità, prima di tutto denunciandoli, esponendoli “rumorosamente” al ludibrio dei concittadini. Questo era la funzione simbolica dello charivari di San Martino che si riconnette ad una tradizione più arcaica, quella della “mesnie, schiera furiosa, di Hallequin", documentata per la prima volta nel XII secolo e centrata sulla figura del demone Arlecchino, il capitano della compagnia. La caccia selvaggia o esercito selvaggio, la schiera dei morti che corre di notte in mezzo a un frastuono tremendo, guidata da una divinità maschile, Perchta, Holda, Diana, Ecate o, come qui, maschile Harlechinus.
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