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02 Ottobre 2023 - 22:09
Matterino Dogliani, presidente di Fininc
Lo scontro tra le famiglie piemontesi Dogliani e Gavio è in corso da tempo. Per questo l’ipotesi che la società Fininc - holding della famiglia cuneese Dogliani, a capo di un gruppo con interessi che spaziano dal vino alle costruzioni e 1.500 dipendenti - sarebbe intenzionata a presentare un’offerta per Autostrade per l’Italia sorprende solo fino a un certo punto.
L’operazione avrebbe un valore pari a circa 20 miliardi di euro secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg che cita fonti vicine alla vicenda. Conferme ufficiali non ce ne sono.
Anche i Dogliani già concessionari della Pedemontana Veneta e della Napoli-Pompei-Salerno non confermano. Vero è che negli ultimi anni si sono candidati a costruire le infrastrutture strategiche di mezzo Piemonte presentando offerte per il tunnel di base della Tav e per il Parco della Salute.
All’interno del governo le reazioni sui rumor relativi all’offerta Fininc sono diverse.
Palazzo Chigi liquida in modo secco l’indiscrezione, definendola una “notizia totalmente destituita di fondamento”. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, pur confermando che “il governo non ha alcuna proposta formale sul tavolo”, ritiene che “se un grande imprenditore riesce a mettere insieme i fondi per un piano di investimento fondamentale per l’Italia, come quello di Aspi, dalla Gronda di Genova al Passante di Bologna, dai lavori sulla A1 alla A14 Adriatica fino al nodo di Firenze, è sicuramente di grande interesse”.
Parliamo dei Dogliani non a caso dato che potrebbero presto diventare i nuovi padroni della Torino-Quincinetto e della tagnenziale di Torino.
Due anni fa, infatti, il gruppo Gavio, che gestisce buona parte delle concessioni autostradali piemontesi, ha perso la gara per continuare a gestirle ed erano state assegnate proprio ai cuneesi.
Da allora, è stato un susseguirsi di ricorsi e controricorsi, una battaglia che non è ancora finita.
Oltre alla conclusione del ricorso amministrativo per il nodo delle concessioni della A21 e della A5, è anche in attesa l’aggiudicazione della Via del Mare che collega Jesolo con l’Autostrada.
Gavio vs Dogliani
Le sezioni riunite del consiglio di Stato questa primavera hanno rinviato ad un’altra sezione, che si riunirà a giorni, la decisione sulla gara che ha assegnato le autostrade A21 Torino-Piacenza, A5 Torino-Quincinetto, la Bretella di collegamento A4/A5 Ivrea-Santhià e la Tangenziale di Torino.
Sarà o non sarà l’ultimo capitolo di una telenovela che inizia nel 2019? Sul piatto un affidamento, per circa 2 miliardi di euro.
Alla gara avevano partecipato il gruppo dei fratelli Gavio (ASTM) che attualmente le gestisce attraverso Ativa, e il Consorzio Stabile Sis guidato dalla famiglia Dogliani di Cuneo.
Il raggruppamento di Astm era stato escluso in sede di pre-qualifica ma poi riammesso.
Alla fine (abracadabra) si era aggiudicato le concessioni con il punteggio migliore (93,40 su 100) e il Consorzio Sis era arrivato secondo con 52,84.
Qualche giorno dopo la mazzata.
Prima il Tar del Lazio e poi il Consiglio di Stato confermano la decisione presa dalla commissione di gara «per mancanza dei requisiti da parte della capofila concessionaria» cioè la Salt, Società Autostrada Ligure Toscana, controllata dall’Astm, non avrebbe avuto la qualifica di costruttore, qualifica che però avevano e hanno le altre società mandanti (Itinera, Euroimpianti, Sinelec e Proger).
“Non avrebbe dimostrato il possesso di attestazione Soa (requisiti per la costruzione, ndr) – si leggeva nel provvedimento – necessaria per l’esecuzione (in misura maggioritaria) dei lavori oggetto della concessione come prescritto dal bando di gara”.

Felice Morisco
A Felice Morisco, direttore generale responsabile delle autostrade presso il Ministero dei trasporti, altro non avrebbe potuto fare che procedere all’aggiudicazione al Consorzio Stabile.
Ha fatto seguito, nel giugno del 2021 un ricorso di Astm contro la decisione del Ministero e a novembre la sospensione del Consiglio di Stato dell’aggiudicazione provvisoria del luglio 2021, ma una sentenza ancora non c’è.
Morale?
Si è andati alle calende greche ed è davvero un peccato, considerando che i vecchi gestori “continuano a gestire” con il minimo sforzo (a parte il rifacimento del viadotto), pur incassando il pedaggio con il massimo dei risultati.
Tutti, nessuno escluso, a cominciare da Ativa, la cui concessione della tangenziale di Torino, della Torino Quincinetto e della bretella di Santhià è scaduta addirittura (udite, udite) nel settembre del 2016, sei anni fa.
Con il senno del poi, non si fosse perso tutto questo tempo, a pochi mesi dalla scadenza, si sarebbe potuto assecondarla prorogando la concessione in cambio di un project financing con veri investimenti su tutta la rete autostradale.
A mettersi di traverso fu l’allora esponente del Pd Stefano Esposito, durante una commissione trasporti presieduta dal Ministro Altero Matteoli.
Presero a pesci in faccia il presidente di Ativa Giovanni Ossola anche per essersi presentato a quella riunione con quattro avvocati, neanche si trattasse di un processo. Tra gli interventi che si sarebbero potuti e dovuti fare c’era anche un guard-rail proprio sulla bretella Ivrea– Santhià dove oggi le carreggiate sono divise solo da una striscia di verde e non da uno spartitraffico. E su questo tratto di strada come tutti sanno di incidenti, anche mortali, se ne contano una fila lunga come la quaresima...

A sinistra Enzo Mattioda (già socio di Ativa), a destra Giovanni Ossola
La scalata di Gavio
Ironia della malasorte capita tutto questo dopo che nel luglio di tre anni fa (correva 2020) il Gruppo Astm (convinto di potersio prendere tutto il Piemonte) ha acquistato dalla Città di Torino e dalla Città Metropolitana il 19,347% del capitale di Sitaf, portando la sua quota al 67,22%.
Sitaf, per la cronaca, è titolare della concessione (scadenza nel 2050), per la gestione del traforo del Frejus, lungo circa 13 km, e dell’Autostrada A32 Torino-Bardonecchia della lunghezza di 73 km.
La scalata di Gavio in Sitaf era chiara fin dall’ottobre del 2019 quando sborsò all’azionista Mattioda di Cuorgnè la bellezza di 53,6 milioni per acquistare il 10,19% salendo al 47,08%, come socio l’Anas al 51,09.
Quatto quatto, zitto zitto, mentre ancora i giornali raccontavano la scandalosa gestione di Atlantia che andava avanti ininterrottamente dalla caduta del ponte di Genova, Gavio aveva continuato a fare affari come non ci fosse un domani, di fatto non subendo alcun contraccolpo per la tragedia sfiorata il 24 novembre 2019 con il crollo del viadotto sulla Torino-Savona (dove solo per miracolo non ci furono vittime).
Poco dopo, comunque, il Gruppo Astm si aggiudica le concessioni per le autostradali A12 Sestri Levante-Livorno, A11/A12 Viareggio-Lucca e A10 Savona-Ventimiglia tenendo saldamente in mano la seconda posizione in classifica tra i mega concessionari del Belpaese con quasi 1.500 chilometri di autostrada gestita.
E 1.500 km sono davvero una cascata di denaro, così tanto da consentire per l’appunto l’acquisto di quote Sitaf per 272 milioni e pure quelle di Mattioda in Ativa per un controvolare di 48,9 milioni.

Marcello e Beniamino Gavio
Il rinnovo
Concentrandoci sulla Torino-Quincinetto, tra gli obblighi del nuovo concessionario, oltre ad un piano finanziario della durata di 12 anni c’è anche il pagamento di circa 305 milioni di euro agli attuali concessionari (171 milioni per Ativa e 134 per Satap) che a questo punto, dopo l’acquisto di un ulteriore 30% di Ativa da parte di Gavio diventerebbero quasi tutti soldi per il Gruppo Gavio.
Il nodo idraulico di Ivrea
Il nuovo concessionario dell’A5, oltre al nodo idraulico di Ivrea, dovrà occuparsi dell’adeguamento sismico e del risanamento acustico di tutti i cavalcavia e dei sovrappassi. Alle cifre indicate si aggiungono, infine, circa 685 milioni per la manutenzione ordinaria, più l’obbligo di mantenimento di tutto il personale, un nuovo sistema tariffario e tutt’intorno a Torino anche un nuovo sistema di pagamento attraverso il Free-flow Multilane con eliminazione dei caselli della Falchera, di Bruere, Settimo Torinese Tangenziale, Beinasco, Trofarello e Vadò. Allo stato attuale, checchè se ne dica, non si prevede l’eliminazione dei caselli sulla To5 per trasformare un pezzo di autostrada in circonvallazione di Ivrea.
In questo contesto si inseriscono i tanti dibattiti su un nuovo casello a San Bernardo, la liberalizzazione di quello di Pavone e la creazione di una mini-tangenziale dell’eporediese libera dal pedaggio da Albiano a Quincinetto.
Il sindaco di Ivrea Matteo Chiantore ne ha parlato nel corso di un consiglio comunale e di una conferenza dei sindaci dell’Asl To4 in cui si è discusso del nuovo ospedale nell’area ex Montefibre. Chiantore dice di averne parlato con le Istituzioni regionali, quel che sorprende è che le Istituzioni, alle prese con una concessione “a bagno maria” gli abbiano pure dato corda e si siano dimostrate disponibili.
Domanda.. Rifaranno il bando? Lo modificheranno in corso d’opera mettendosi d’accordo con il nuovo concessionario (chi?).
Boh! Insomma, le solite parole al vento.
La verità
Si parla tanto di concessioni “balneari”, di diktat dell’Europa e di strategia per liberalizzare il settore delle spiagge, ma solo in Italia può capitare - e capita - che su un altro fronte, quello delle “autostrade” si sia arrivati al punto che, di concessionari ne esistano praticamente solo due, con grandi famiglie, i Gavio e i Benetton (almeno fino a qualche mese fa), a spartirsi tutta la torta, a fare soldi a palate, a lavorare in una situazione che definire “monopolio” è dire poco.
Basti a tutti un numero: le concessioni dell’A5, dell’A21 e della tangenziale di Torino sono un affare gigantesco con fatturati che sfiora i 30 milioni di euro al mese.
il sindaco di Ivrea Matteo Chiantore in primo piano. A destra l'assessore Francesco Comotto
Il progetto per i lavori di messa in sicurezza contro il pericolo di alluvione risale al 2012. Iniziati nell’agosto del 2018 sono finiti da un pezzo, addirittura nel novembre del 2021.
Tutto bene? Macché!
Incredibile ma vero, dopo più di 4 anni lo svincolo autostradale della bretella Ivrea-Santhià è ancora chiuso.
E’ aperto solo quello verso Ivrea che obbliga però chi deve andare a Torino a risalire un tratto di A5 in direzione Aosta, quindi uscire a Ivrea per poi rientrarvi successivamente.
All’inizio c’era la concessionaria Ativa che (davanti agli occhi le scene del ponte Morandi di Genova) non riteneva sicuro il viadotto sul Chiusella all’altezza di Pavone, quindi ha chiuso il traffico e lo ha risistemato, poi ci si sono messe le lungaggini e i ritardi acuiti dalla pandemia.
Morale?
Ativa, oggi, si dice in attesa dell’agibilità da parte del Ministero delle Infrastrutture.
Avrebbe sollecitato più e più volte il collaudo definitivo che però non è ancora arrivato.
Il disagio - inutile sottolinearlo - sta mettendo nei guai molti automobilisti dell’alto Canavese e continua a riversare sulla viabilità ordinaria un gran numero di mezzi pesanti con conseguente aumento del traffico e dell’inquinamento, danni economici per le aziende e problemi di ingorghi.
Arrivati a questo punto, però, c’è seriamente da pensare che ci stiano clamorosamente prendendo per i fondelli.
Qualche tempo fa della vicenda se ne era occupato, se non altro a parole, il deputato canavesano della Lega Alessandro Giglio Vigna, raccontando ai quattro venti d’aver avuto un incontro con i funzionari di Mit, il Ministero dei trasporti e di essere fiducioso. Avrebbe fatto bene ad ascoltarli. Lo avesse fatto avrebbe capito chiaramente che il Mit non muoverà neanche un foglio, prima che la giustizia chiarisca chi è il nuovo concessionario.
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