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‘NDRANGHETA. ‘Ndrangheta: droga e riciclaggio, 71 indagati al nord

Il narcotraffico in Piemonte è saldamente in mano alle cosche calabresi, capaci di dialogare con i narcos sudamericani per importare cocaina e stringere affari con i grandi fornitori spagnoli per ottenere hashish e marijuana. Lo ha dimostrato la maxi operazione ‘Cerbero’ scattata all’alba di oggi. Coordinata dalla Direzione Antimafia di Torino, ha portato a 71 provvedimenti cautelari, eseguiti dai carabinieri e dalla guardia di finanza: 57 arresti, 4 persone ai domiciliari, 8 sottoposte all’obbligo di firma e 2 sottoposte all’interdizione dell’esercizio della professione. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Quattrocento carabinieri del comando provinciale di Torino hanno sequestrato beni mobili e immobili degli indagati, conti correnti bancari e quote societarie. Nei guai sono finite anche persone non affiliate alla ‘ndrangheta. I cosiddetti ‘colletti bianchi’, professionisti che spiegavano come reimpiegare il denaro guadagnato illecitamente, come creare società ad hoc. Tra questi Angelo Raffaele Romano, un commercialista di Settimo Torinese, e Pierfranco Bertolino, un noto avvocato penalista della città, accusato di aver svelato ai suoi clienti notizie riservate su indagini e intercettazioni in corso. Il risultato dell’ennesimo colpo alla malavita calabrese è frutto di tre indagini parallele, del Nucleo investigativo dei carabinieri, dei carabinieri della compagnia di Chivasso e delle Fiamme gialle, che sono poi confluite in un unico dossier. Si tratta del narcotraffico sotto la Mole, nell’hinterland torinese, e in Lombardia con nomi di spicco come Assisi, Agresta, Catanzariti o Versaci, solo per citarne alcuni. Dell’organigramma dei clan di ‘ndrangheta radicati in particolare a Volpiano e San Giusto Canavese. Un terzo filone è invece legato alle dichiarazioni di Domenico Agresta, in carcere per omicidio, collaboratore di giustizia che ha permesso di capire ancora meglio l’intricato mondo e gli equilibri delle cosche e dei suoi aderenti. “Il concetto di una ‘ndrangheta frammentata è superato – spiega il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho – L’associazione tende ad aggregarsi sul territorio globale. C’è un asse che lega la ‘ndrangheta del Nord e del Centro con i luoghi di origine calabresi. Senza dimenticare il traffico internazionale di stupefacenti. Si muovono come una holding, che ha riferimenti in ogni luogo”. Il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo avanza “una considerazione amara: nessuna parte del Piemonte è indenne dalle infiltrazioni della ‘ndrangheta”. Dalle indagini, durate oltre tre anni, emerge una criminalità organizzata con ramificazioni ovunque, con professionisti pronti a reinvestire parte dei proventi derivanti da attività illecite in società, centri scommesse, sale slot, torrefazioni, palestre. “Quest’inchiesta dimostra che la ‘ndrangheta c’è – commenta il comandante provinciale dei carabinieri di Torino, colonnello Francesco Rizzo – Ma che anche lo Stato è presente”.

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