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Palazzo di Giustizia di Napoli

NAPOLI. Amianto: pm, Eternit adottò campagna disinformazione

I vertici di Eternit misero in campo una vera e propria “campagna di disinformazione” per contrastare le teorie dello scienziato statunitense Irving Selikoff sugli effetti nocivi per la salute umana derivanti dall’esposizione all’amianto: e’ quanto ha sottolineato oggi, nel Palazzo di Giustizia di Napoli, il sostituto procuratore Anna Frasca (magistrato in forza alla sezione “Lavoro e colpe professionali” della Procura di Napoli), nell’ambito del processo a carico dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, già titolare dell’Eternit, accusato dell’omicidio volontario di otto persone (sei dipendenti dello stabilimento Eternit di Bagnoli di Napoli, e due loro familiari). I manager di Eternit, secondo il pm, erano perfettamente a conoscenza dei danni che l’esposizione all’amianto poteva infliggere ai dipendenti. Ciononostante, pero’, il diktat era “tenere a bada quelle teorie” e “mantenere l’esposizione all’amianto entro i limiti prefissati: ma il limite indicato – ha spiegato – si riferiva al livello al di sotto del quale si evitava il disastro e non la possibilita’ di ammalarsi e di morire dei dipendenti”. Alle parole del magistrato ha replicato l’avvocato Astolfo Di Amato, difensore dell’imprenditore svizzero, secondo il quale nei bilanci della societa’ di Schmidheiny figurano massicci investimenti, pari a circa 80 miliardi di vecchie lire, destinati all’adozione di misure di sicurezza per garantire la salute dei lavoratori. “In questo processo le vittime sono otto – sottolinea l’ avvocato di Ona Flora Abate – ma il rischio di ammalarsi di malattie asbesto sussiste anche nell’arco di trent’anni dall’esposizione. Ci saranno altri malati e altri morti, molti di piu’ delle 258 persone che fanno parte di questo primo filone. Noi speriamo che ci siano giudici coraggiosi che abbiano la forza e la volonta’ di far valere la giustizia non solo da punto di vista processuale. Finora ci sono stati troppi morti e poche persone che hanno pagato per questi decessi”. “Il tribunale di Napoli e’ stato molto coraggioso – sostiene l’avvocato Elena Bruno, legale di ‘Mai piu’ Amianto’ – E’ stato il primo in Italia ad intraprendere un processo per omicidio volontario. Siamo fieri di quest’ impostazione perche’ finalmente l’imputato potra’ rispondere pienamente delle sue vere responsabilita’”.

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