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Francesco Furchì
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Musy. Furchì forse aiutato da complici, c’è un’indagine-bis

Potrebbe avere avuto uno o più complici Francesco Furchì, arrestato lo scorso gennaio per avere sparato ad Alberto Musy, avvocato e consigliere comunale dell’Udc di Torino. Questa l’ipotesi della procura di Torino, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per concorso in tentato omicidio. A rivelarlo oggi è stato, durante l’udienza del processo al faccendiere, il pm Roberto Furlan, che ha risposto a un’eccezione presentata dalla difesa al contenuto della testimonianza di Luigi Mitola, capo della sezione omicidi della squadra mobile di Torino.

Mitola, infatti, ha detto che, dopo l’agguato del 21 marzo 2012, che ha ridotto Musy in stato vegetativo permanente, erano stati fatti accertamenti su altre persone prima di arrivare a Furchì. Secondo i difensori del faccendiere, però, gli atti non erano contenuti nel fascicolo d’inchiesta che era stato loro consegnato e per questo avevano chiesto di invalidare la richiesta di rinvio a giudizio e tutti i passaggi successivi.

“Questi atti – è intervenuto a quel punto Furlan – fanno parte di un fascicolo parallelo contro ignoti che potrebbero avere aiutato Furchì nel mettere in pratica l’attentato”. Il collegio giudicante, presieduto da Quinto Bosio, ha così respinto l’istanza.

Gli investigatori stanno cercando di appurare se qualcuno abbia aiutato l’imputato a conoscere le abitudini di Musy o gli abbia passato informazioni utili per organizzare l’agguato. Si indaga anche per scoprire se il giorno degli spari, qualcuno abbia informato Furchì degli spostamenti del suo ‘bersaglio’, “magari con un walkie-tolkie”, ha detto Furlan. Gli inquirenti indagano anche sulla provenienza della pistola, che non è mai stata ritrovata.

Se l’esistenza di complici è ancora tutta da accertare, è invece sicuro che il destino processuale di Furchì dipenderà dal confronto all’americana tra i consulenti di accusa e difesa disposto dai giudici per la prossima udienza, il 2 ottobre. La battaglia sarà tutta sul confronto tra camminata dell’uomo col casco che sparò a Musy e che fu immortalato da numerose telecamere del centro di Torino, e quella del faccendiere. Per i tre periti dell’accusa non c’è praticamente dubbio: è la stessa persona al 90-97%. Per quelli della difesa sono invece due soggetti del tutto diversi.

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