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Biblioteca Montalto
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MONTALTO DORA. Divelta e trafugata la targa della Biblioteca intitolata a Carlo Levi

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. A Montalto Dora un atto vandalico: divelta e trafugata la targa della Biblioteca intitolata a Carlo Levi, scrittore e pittore tra i più significativi del Novecento, condannato al confino dal tribunale fascista. Scrisse il suo famoso “Cristo si è fermato ad Eboli”.

Il danno ad un luogo pubblico, molto frequentato e vanto del paese, potrebbe essere attribuito a qualche ladruncolo per recuperare il bronzo della targa. Questa l’ipotesi prevalente perché, come ricorda il sindaco Renzo Galletto, nella comunità non si sono mai verificati episodi di antifascismo e antisemitismo. Montalto fu infatti uno dei luoghi in cui la Resistenza ebbe un grande sviluppo.

Speriamo che sia così. Tuttavia come Anpi non possiamo non rilevare che negli ultimi tempi sono aumentati in tutta Italia gli sfregi ai simboli che ricordano gli ideali antifascisti su cui si fonda la nostra democrazia nata dalla Lotta di Liberazione e sancita dalla Costituzione.

Senza quindi esagerare il singolo episodio di Montalto, possiamo fare qualche considerazione di carattere generale: se fino ad ora qualcuno attribuiva tali fatti a qualche ragazzino senza cervello, dovrà ricredersi. Dietro ciascuno di questi gesti inutili, stupidi e malsani c’è un’onda nera che sta montando nel Paese, fomentata da una politica di destra che ha avuto nel “ministro dell’odio” il portavoce. In verità, però, il fascismo non è mai scomparso, in Italia.

Se, dopo l’ultima guerra, persino la Germania ha chiuso i conti con il suo passato nazista, passando simbolicamente sotto le forche caudine del processo di Norimberga, così non è avvenuto da noi. Per decisione degli Stati vincitori eravamo assoggettati alla sfera d’influenza americana, e confine strategico fra i due “imperi” sovietico e statunitense.

Conveniva a tutti dimenticare che fu mussolini, ben 11 anni prima, ad insegnare ad hitler come si costruisce una dittatura. Fummo conniventi col fascismo, massacratori in Etiopia, colonialisti ed aggressori, e solo la Lotta di Liberazione riuscì a ridarci libertà e democrazia, riscattandoci agli occhi del mondo.

Tuttavia le nostre colpe vennero presto dimenticate, le vecchie strutture statali restarono inalterate, l’”armadio della vergogna” nascose per anni i colpevoli e la narrazione di “Italiani brava gente” tranquillizzò le coscienze di tutti.

Ed invece alcune caratteristiche che già Leopardi attribuiva al popolo italiano, come il disincanto, il cinismo e il disinteresse per l’opinione pubblica, si sono conservate nei secoli, hanno convissuto facilmente col fascismo e, sotto traccia, sono giunte sino ai nostri giorni. Erano come un esplosivo cui mancava solo il detonatore; una miscela di superficialità, razzismo, maschilismo, xenofobia che non osava venire alla luce perché condannata dalla Costituzione e stigmatizzata da valori che ci si è illusi fossero assunti e interiorizzati.

Purtroppo non è andata così. Negli ultimi decenni la politica non è più stata all’altezza dei suoi Padri nobili e man mano si sono sdoganate le più ignobili figure di una destra becera, ignorante e aggressiva. Se oggi aumentano i vandalismi alle lapidi dei Martiri Partigiani, alle targhe che ricordano le deportazioni e la Shoah, il genocidio di interi popoli; se vengono imbrattate le abitazioni degli Ebrei, sfregiata la memoria di Anna Frank, se la Senatrice Liliana Segre ha bisogno della scorta e riprendono le violenze dei picchiatori neofascisti contro i migranti inermi, non dobbiamo stupirci che questo cancro dilaghi e giunga sino a noi, in paesi che furono culla e testimoni della Resistenza.

Biblioteca Montalto
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Dietro a questi gesti piccoli ma spregevoli c’è una pulsione che era sotterranea, ed ora vede la luce, quali topi che escono dalle fogne.

La nostra posizione come Anpi è sempre stata molto netta: esistono delle leggi che vietano la ricostituzione del partito fascista e la sua apologia: esse vanno applicate con fermezza. Abbiamo cercato di non dare troppo risalto ai gruppuscoli neofascisti, per non regalare loro pubblicità, ma ci siamo ora convinti che c’è un momento in cui è necessario dire “Basta”. Lo abbiamo fatto con una grande, partecipatissima, ferma e tranquilla “mobilitazione antifascista” ad Ivrea il primo giugno scorso.

Ma, ancor più, il fascismo si arresta con la cultura. Esso è guerra, violenza, ignoranza. Noi invece pratichiamo l’antifascismo, che è amore per la Libertà, Giustizia, Democrazia, Pace e Solidarietà. Sono questi i valori che trasmettiamo alle nuove generazioni, attraverso la Memoria storica e la conoscenza e difesa della Costituzione. Gli incontri che abbiamo nelle Scuole, i Progetti didattici avviati con il Liceo Gramsci, gli eventi storico-culturali che organizziamo continuamente sono le nostre armi migliori.

Il Canavese è un territorio che ha dato molto alla Resistenza: tante lapidi, strade, monumenti, ce lo ricordano. Se le distruggono, le ricostruiremo, perché la Storia ha già emesso la sua sentenza, e noi siamo dalla parte giusta.

Mario Beiletti

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Oh bella ciao

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