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Grosso Valerio
Il sindaco Valerio Grosso

MONTALENGHE. A tu per tu con Valerio Grosso, sindaco 24 ore su 24

Valerio Grosso, cosa implica essere sindaco in una realtà Montalenghe?
Io sono sindaco ormai da dodici anni. Ho cominciato che ero molto giovane. In tutto questo tempo ho imparato che ricoprire questo ruolo significa prima di tutto far parte di una grande famiglia. Non si tratta di un “lavoro” in senso stretto, quanto, piuttosto, occuparsi di ogni aspetto del comune, e non soltanto amministrativo.
In un paese, il sindaco è sindaco sempre, anche quando torna a casa la sera. E’ un punto di riferimento, per qualsiasi cosa, magari anche per ciò che non gli compete. E’ sempre a disposizione e non c’è distacco coi cittadini.
Il provvedimento di cui va più fiero?
Nelle immediatezze, vi è la gestione del lascito da 870 mila euro al Comune, da parte di un benefattore. Finalmente siamo riusciti a dare il via ai lavori per realizzare le sue volontà, come la costruzione di un centro polivalente.  Certo, non è prettamente merito mio, ma sono fiero di esser riuscito a dar il via a questi progetti, anche per rispetto ai desideri del nostro benefattore.
Proprio riguardo la questione del lascito, la minoranza non la pensa espressamente come voi…
Gli attriti ci sono non per i progetti in sé, quanto per determinati aspetti. Si tratta, più che altro, di diversità di vedute sul metodo, ma nessuno nega che si trattano di interventi che andavano fatti. Per esempio, la minoranza avrebbe potuto volere il polivalente in un altro luogo, o strutturato in maniera diversa, ma sono aspetti marginali, incentrati sul come, e non sull’essenza in sé, su cui chiaramente concordiamo.
Mesi fa si era tanto discusso dell’emergenza profughi, a Montalenghe: com’è adesso la situazione?
Abbiamo lavorato molto per riuscire a integrare le ragazze nigeriane che erano giunte nel nostro paese. Di questo do il merito anche al vicesindaco, Franca Rita Ladu, che si è impegnata attivamente ed è sempre stata in contatto con le rifugiate e con la prefettura, per trovare soluzioni concrete. 
Il nostro impegno è stato quello di voler rendere un aspetto a primo acchito “negativo” in qualcosa di positivo e di arricchimento per tutti. E ce la stiamo facendo: le ragazze, ora, stanno compiendo lavori di pubblica utilità, si è dato vita a un coro gospel e sono stati avviati corsi di italiano.
Quali sono i progetti e le speranze per il futuro del paese?
Io spero che Montalenghe continui a crescere, come già sta facendo. D’altronde, siamo passati da 850 cittadini a circa mille. E, per il futuro, auspico una simile crescita, senza perdere, però, la nostra identità di comunità di paese, contraddistinta da uno specifico tessuto sociale. 
Per far sì che ciò accada è ovvio che bisogna creare i presupposti: rilanciare la cittadina, magari realizzando luoghi d’incontro e migliorando le infrastrutture. 

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Blogger: Gea Ceccarelli

Gea Ceccarelli
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