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Il tribunale di Ivrea

MONTALENGHE. Colpo di scena in Tribunale: un ricatto di Antonio De Meo ai Riviera innesca la faida che ha portato al l’uccisione del giardiniere dei Diglaudi

Un ricatto fatto da Antonio De Meo a Robertino Riviera ha innescato la faida che ha portato all’uccisione del giardiniere Gabriele Raimondi nella villa dei Diglaudi.
Questo il colpo di scena emerso nel corso dell’udienza che si è tenuta questa mattina dinnanzi al Gup Marianna Tiseo
“Se mi dai 50 mila euro ti proteggo da chi vuole farti del male” . Questa frase pronunciata da Antonio De Meo a Robertino Riviera, figlio del capo Sinti della comunità canavesana Grado Diglaudi avrebbe innescato la catena di agguati culminata il 30 settembre del 2017 nella sparatoria avvenuta nella villa di Montalenghe in cui perse la vita Gabriele Raimondi, il giardiniere dei Diglaudi. Una faida durata tre giorni tra sparatorie ed inseguimenti.
Per l’omicidio sono in carcere Antonio De Meo e il figlio Matteo, 47 e 26 anni di Cossano.
Oggi nel corso dell’udienza del processo con rito abbreviato, ha parlato Matteo de Meo. Come già dichiarato durante l’interrogatorio di garanzia, de Meo ha parlato dell’aggressione subita da Robertino Riviera la sera prima quando da un’Audi Bianca sono stati sparati dei colpi di pistola contro la sua auto. A bordo con lui c’era la moglie, in cinta e al Settimo mese di gravidanza.
L’udienza è stata rinviata al 29 novembre per il conferimento dell’incarico ad il perito balistico Pietro Benedetti di Brescia.

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