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MILANO. Tangenti, l’imprenditore D’Alfonso fino a sera ha risposto ai pm

Ha parlato per parecchie ore Daniele D’Alfonso, l’imprenditore e titolare della Ecol Service e tra i protagonisti dell’indagine della Dda milanese su un vasto sistema di corruzione in Lombardia e che lo scorso 7 maggio ha portato a una raffica di arresti. D’Alfonso è la prima volta che viene interrogato e da oltre 4 ore sta rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Alessandra Dolci e dei pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri. L’imprenditore, che ha anche l’aggravante di aver agevolato il clan dei Molluso di Buccinasco, è uno dei personaggi principali del capitolo ‘milanese’ delle indagini che riguarda i presunti appalti truccati indetti dall’Amsa, in particolare la gara per l’affidamento del “servizio di pronto intervento per analisi, rimozione, trasporto, smaltimento e recupero dei rifiuti” in città e nell’hinterland, e quello sul servizio neve. D’Alfonso che avrebbe ‘unto’ i politici locali per ottenere gli incarichi e avrebbe persino fatto lavorare, in cambio di ‘protezione’ nei cantieri, componenti della famiglia calabrese, risponde anche per la vicenda della gare di spurgo delle condotte fognarie e di pulizia vasche degli impianti del servizio idrico integrato di Acqua Novara Spa. Dall’inchiesta è emerso che avrebbe avuto a ‘libro paga’ Pietro Tatarella, ex vice coordinatore regionale dei FI e candidato alle ultime europee. E non solo: sono venuti a galla finanziamenti illeciti al deputato azzurro Diego Sozzani, all’ex consigliere regionale forzista Fabio Altitonante e pure al partito ‘Fratelli d’Italia’” (a livello locale). Prima di lui qualche settimana fa il suo collaboratore e capo tecnico Matteo Di Pierro, aveva collaborato con la Procura ottenendo la scarcerazione e gli arresti domiciliari. Importanti saranno di certo le dichiarazioni messe a verbale da D’Alfonso in quanto è uno degli indagati, a fianco di Gioacchino Caianiello, l’esponente di FI di Varese, attorno a cui ruota tutto il sistema. Dichiarazioni che, sommate anche a quelle rese dal segretario azzurro di Gallarate Alberto Bilardo, potrebbero consentire di ‘chiudere’ non tra molto una parte dell’indagine con una richiesta di giudizio immediato per coloro che sono stati arrestati.

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