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MILANO. Speciale Expo: il Cluster del Riso

E’ un chicco che sfama la metà del pianeta, per il quale si sono consumate rivoluzioni (Mao Tse Tung), si sono girati grandi film (Riso Amaro), si sono tramandate leggende millenarie, dall’India alla Cina. E si sono scritte canzoni memorabili, come – per esempio – “Bella ciao”.
Tutto questo è il riso, con il pane l’alimento per eccellenza nei secoli, da Oriente a Occidente. Expo lo “racconta” in chiave moderna, riservandogli uno dei nove Cluster dell’Esposizione e mettendo in mostra, concepito e realizzato come un gioco di specchi per dare l’idea di una risaia. La rappresentazione del “chicco magico”, di cui esistono al mondo circa 140mila varietà, sarà in termini storici, letterari, scientifici, economici: la spiegazione di tutte le filiere della produzione, dalla lavorazione alla raffinazione fino al prodotto finito. Se è vero che l’Italia è conosciuta nel mondo per l’ottimo riso prodotto nel triangolo Vercelli-Novara-Pavia, è vero anche che tra i produttori mondiali si colloca tra gli ultimi posti del pianeta: di tutto il riso prodotto nel mondo, è italiano solo lo 0,25%, cioè a dire poco meno di 14 milioni di quintali, che rispetto alla produzione mondiale (734 milioni di tonnellate) equivale a una manciata. Tanto più se paragonata alla produzione di India e Cina, i due Paesi che – da soli – producono il 50% del riso mondiale (dati Fao).
In Asia se ne consumano 100 chilogrammi pro capite all’anno, contro i 5-6 chili pro capite dell’Italia. Anche per questo i Paesi che a Expo partecipano al cluster sono soprattutto asiatici: Bangladesh, Cambogia, Myanmar, Repubblica democratica popolare del Laos, più Serra Leone, il più importante produttore africano.
Nonostante la produzione italiana sia scarsa in termini quantitativi, l’Italia è comunque leader in Europa in termini qualitativi. Sia per alcune delle sue celebri qualità (dal Carnaroli all’Arborio, dal Razza 77 al Baldo), sia per l’accuratezza della gastronomia che l’Italia ha saputo sviluppare intorno al riso. A raccontare per immagini tutto ciò, una mostra fotografica firmata da Gianni Barengo Gardin.
Mille i piatti possibili, mille i “risotti” tipici del patrimonio gastronomico del nord. Ma che oggi (seppur in misura decisamente lontana dalla pasta) hanno cominciato a far parte anche della cucina del Sud Italia, diventando col passare degli anni un elemento culturale. Basti pensare agli “Arancini di Montalbano” a cui Andrea Camilleri dedica il titolo di uno dei suoi romanzi più riusciti, soffermandosi nel dettaglio sulla ricetta preparata dalla cuoca Adelina. Far conoscere al mondo il riso italiano di qualità, alimento sano che dal campo al piatto subisce “una semplice lavorazione meccanica” è l’obiettivo dei 52 produttori italiani presenti ad Expo 2015. Sono coordinati dall’Ente Nazionali Risi, che si occupa della tutela di tutto il settore. Le eccellenze d’Italia del riso sono raggruppate nel padiglione dedicato all’industria alimentare italiana di Federalimentare, ‘Cibus è Italia’. L’investimento complessivo per la partecipazione a Expo è stato di 700 mila euro. All’appello nazionale lanciato da Ente risi hanno aderito diverse realtà italiane della zona di Vercelli e Novara, del Pavese, della Lomellina, dove si concentra la maggior parte della produzione, ma anche aziende da Veneto, Emilia Romagna, Sardegna. “Si tratta di aziende agricole familiari, oppure industriali che si occupano non della coltivazione ma della trasformazione del prodotto – spiega il Commissario straordinario dell’Ente, Paolo Carrà -. In sei mesi vogliamo far passare il messaggio che il riso italiano è salubre, versatile e legato al territorio e alla sua biodiversità e che viene coltivato e trasformato in Italia”. Il piatto simbolo è il risotto, amato soprattutto nel nord Italia dove hanno sede le produzioni di riso più importanti e dove è nata la tradizione della sua coltivazione, che è divenuta realtà importante a partire dalla fine dell’800. Dalle mondine che passavano le giornate nell’acqua chine sulle piante, fino alla ricerca genetica, il riso italiano ha compiuto un viaggio che lo ha portato a migliorare sempre di più la qualità grazie alla selezione di specie resistenti. L’Italia è il primo produttore di riso in Europa, e un grande esportatore. Il 70% della produzione è destinata a Paesi UE mentre solo il 30% rimane sul mercato interno. La qualità più coltivata è quella japonica. In Italia vengono coltivate circa 200 varietà di riso. Il consumo pro capite è ancora basso, concentrato soprattutto al Nord.
Nel padiglione di Federalimentare l’Ente Nazionale Risi illustrerà la filosofia del riso italiano e il significato della sua presenza a Expo. “Per ricordare anche la dimensione ‘storica’ del riso – conclude Carrà -. Un esempio: il Canale Cavour, che attraversa la pianura piemontese, fu realizzato a fine 800 soprattutto in funzione delle risaie”. Al grande fotoreporter italiano Gianni Berengo Gardin, 85 anni, è stata affidata la responsabilità di esprimere per immagini il riso.
Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, Berengo Gardin ha vissuto a Roma, Venezia, Lugano e Parigi. Ha cominciato a occuparsi di fotografia nel 1954 e nel 1965 si è stabilito a Milano. Ha collaborato inizialmente con il Mondo di Pannunzio, poi con le più grandi testate italiane. Sempre come fotoreporter: “Col mio sguardo non voglio interpretare, ma documentare”. Come ha fatto in uno dei primi dei suoi reportage fotografici, nel 1969, “Morire di classe”, una denuncia per immagini della situazione nei manicomi italiani. “Nessuno fino ad allora li aveva mai fotografati”. Quegli scatti portarono alla legge Basaglia e alla chiusura degli istituti psichiatrici.
A Expo Berengo Gardin porta le sue fotografie sul mondo del riso. “Voglio illustrare il racconto della coltivazione vera e propria del riso – ha spiegato a Expo – e poi come vivevano i contadini, come era il paesaggio. Poi, per ultimo la cascina, che era e resta il posto più importante. Nella vecchia cascina ho documentato gli ambienti, lasciati come erano, dove dormivano le mondine, dove i figli andavano a scuola: era come una piccola città, con tutte le sue attività”. Nel 2006, in occasione di una sua mostra, Berengo Gardin ha tenuto un discorso al parlamento Europeo. Nel 2008 gli è stato assegnato il “Lucie Award” alla carriera, tra i più prestigiosi premi fotografici degli Stati Uniti. Nel 2009 l’Università di Milano gli ha riconosciuto una laurea honoris causa in Storia e Critica d’Arte. 

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Blogger: Fabio Mina

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