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MILANO. Musica: Mudhoney, c’è sempre spazio per conflitto nel rock

Mudhoney

Le leggende grunge Mudhoney tornano con un disco abrasivo e un tour che li porterà in Italia il 21, 22 e 23 novembre a Bologna (Locomotiv Club), Roma (Largo) e Milano (Santeria Social Club). Dei nuovi impegni e dei loro 30 anni di storia ha parlato con l’ANSA il cantante e chitarrista Mark Arm. A partire dalle 11 tracce ferocemente satiriche, tra garage e punk, di ‘Digital Garbage’: “Noi esseri umani siamo sempre stati bravi a creare spazzatura. Oggi quella spazzatura è anche digitale, ma non cambia la sostanza”, dice Arm parlando di pezzi come la tagliente ‘Kill Yourself Live’, sulla disperata ricerca di attenzioni sui social.
Dalla critica all’avidità ‘Prosperity Gospel’ passando per le ipocrisie religiose di ’21st Century Pharisees’ e ‘Messiah’s Lament’, la band continua a illuminare le contraddizioni della società statunitense, fino all’apice nichilista di ‘Next Mass Extinction’: “Quando canto ‘Nulla ci rimpiazzerà dopo la prossima estinzione’ penso al fatto che saremo insieme responsabili e vittime di un’estinzione, ma deformo anche il canto dei neonazisti di Charlottesville che dicevano ‘Gli ebrei non ci rimpiazzeranno’. Perfino nei momenti peggiori sotto Nixon, Reagan o Bush non c’è stata tanta sfacciataggine da parte dei suprematisti bianchi”. Ancora più politica è l’oscura ‘Night and Fog’, che allude al decreto nazista anti-minoranze ‘Notte e nebbia’: “Il pezzo è nato ai tempi del ‘muslim ban’ e ci pare perfetto e tristemente attuale per descrivere il trattamento degli immigrati irregolari: i governi autoritari cominciano sempre dal colpire i più deboli”. Ma in un disco che prende di mira i paradossi del sogno americano, non si riduce tutto a Trump: “A volte i problemi restano sotto la superficie: ci piacerebbe cantare di feste sulla spiaggia, ma temo che ci sarà sempre spazio per un rock conflittuale come il nostro”.
Questo mese segna anche il trentennale dell’uscita del primo EP dei Mudhoney, ‘Superfuzz Bigmuff’, una delle prime tappe del grunge: “All’epoca non immaginavo che avrebbe avuto ripercussioni globale, né pretendevo che rappresentasse Seattle o un’epoca: noi pensavamo solo a fare rock, guardando a tutto l’underground che allora era ricco e vario. Col senno di poi ripenso al fatto che, sebbene siano usciti capolavori, abbiamo perso anzitempo molte persone: non credo che la musica sia stata responsabile, ma chissà se ne è valsa la pena”.

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