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MERCENASCO. Troppi 41 profughi ma accordo con Prefettura è fermo

Quarantuno profughi. Tutti “stipati” alle cosiddette “case gialle”, direzione Caluso, distanti dal centro abitato. Già un caso di tubercolosi accertato e delle condizioni di salute degli altri immigrati, non si sa nulla (d’altronde trattasi di “dati sensibili”).

Un peso insostenibile per il comune che, infatti, a cinque mesi di distanza dal loro arrivo, non sa bene come comportarsi. Di lavori socialmente utili da far svolgere ai ragazzi arrivati dal Nordafrica ce ne sarebbero, a iosa.

Ma la buona fede delle intenzioni si scontra inesorabile con i limiti logistici e burocratici. Con uffici comunali ridotti all’osso, amministratori che già si fanno in quattro per garantire un po’ di servizi alla popolazione ed anche un po’ di lavoro ai residenti in stato di difficoltà economica, diventa complesso trovarsi sul groppone anche l’emergenza dell’onda migratoria.

Per il momento ci stiamo muovendo perché cooperativa rispetti l’appalto” fa sapere il sindaco Angelo Parri. La prima cosa che ha fatto, all’indomani dell’arrivo (appreso nell’immediatezza perché nessuno, a partire dalla Prefettura, aveva dato comunicazione alcuna), è stata convocare un’assemblea ad un salone pluriuso affollato come non mai, nel mese di aprile. E, in secondo luogo ha sottoscritto una bozza di accordo a cura del Ciss-ac di Caluso, il consorzio dei servizi socio-assistenziali, guidato dall’ex sindaco di Strambino Savino Beiletti, che si è fatto carico di interpellare tutti i ventuno comuni di competenza per abbozzare una mappa del numero di profughi massimo in proporzione al numero di abitanti. Il Ciss-ac ne ha previsti 150 per tutta l’area, 5 al massimo a Mercenasco. Questo vuol dire che 36, dei 41 ospitati attualmente, dovranno smammare.

“Peccato che, nel frattempo, in concomitanza con le elezioni comunali torinesi, ci sta stato il cambio del Prefetto, e quindi siamo in attesa” constata, preoccupato, Parri. Già, perché, nel frattempo, si deve trovare una maniera per riuscire a fare “integrazione”.

“La Prefettura ci ha chiesto di trovare uno spazio da destinare ad attività,  il primo obiettivo è aiutarli ad imparare la lingua – sottolinea il primo cittadino -. Avevamo pensato a quella che chiamiamo la palestrina, al piano terra del municipio. E’ difficile far fare qualcosa d’altro anche perché è necessario del personale che possa coordinare. Ci proviamo. Vediamo se riusciamo almeno a far pulire loro le strade, ricordando che si tratta sempre ed esclusivamente di lavoro volontario”.

Ma Parri non abbassa la guardia. “Ci stiamo muovendo – mette in chiaro – perché restiamo convinti che quarantuno immigrati a Mercenasco siano troppi. Vogliamo garantire accoglienza diffusa. Dopo il periodo estivo chiederò che si riprenda il confronto perché si arrivi la firma del protocollo”.

In paese, comunque, i profughi li si vede poco, più orientati ad utilizzare i treni per recarsi in città.

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