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MAZZE’. Spedizione punitivi di sinti contro giovani di Tonengo

Una spedizione punitiva per vendicare una conquista in amore. L’11 luglio del 2010 un gruppo di sinti era arrivato nella piazza della frazione Tonengo di Mazzè in cerca di Elia Gassino. Su “commissione”. Per rimettere i conti a posto. Si era evitato il peggio grazie all’intuito dei giovani del posto che avevano fatto finta di niente e coperto l’amico, e intanto avevano chiamato i Carabinieri perché arrivassero in fretta sul posto… Di quel gruppo, tra i tanti sconosciuti, venne individuato Geraldo Riviera, oggi imputato presso il Tribunale di Ivrea e difeso dall’avvocato Anna Ronchetto. Il processo a suo carico è cominciato l’altra settimana di fronte al giudice Maria Claudia Colangelo.

Elisa Gassino, classe 1992, sentito come persona offesa, ha raccontato che in quel periodo usciva con una ragazza. “Sapevo – ha precisato, rispondendo alle domande del Pm Manuele Bosio – che il suo ex ce l’aveva con me per cui si era rivolto a delle persone perché venissero a minacciarci. Quel giorno ci siamo trovati di fronte, in piazza, due auto piene di persone a bordo e tre scooter. Ero con due miei amici. Ci hanno rincorso. Abbiamo temuto che ci picchiassero”. Il buio della sera e la scarsa illuminazione avevano dato modo a Gassino e ai suoi amici Ivan Giovannini e Giuseppe Allegra di nascondersi: si erano diretti presso l’abitazione di un’ulteriore amico, dall’altra parte della piazza.

“Dove andate? Venite qua. Tanto vi prendiamo” avrebbero inveito i “forestieri”. La rocambolesca azione si sarebbe protratta per alcune ore. Cercando di reperire indicazioni. “Quelle auto si sono accostate – ha riferito Elisabetta Ingrassellino -. Le persone mi hanno chiesto dove fossero i miei amici. Ho risposto che non lo sapevo. Avevo capito, dalle loro facce, che non stava accadendo nulla di buono. Han fatto tre giri per il paese. Ricordo che hanno rubato il casco di Ivan, che era infilato sotto il sellino del suo scooter fermo in piazza. Ho chiamato io i carabinieri, dopo la baraonda, perché eravamo terrorizzati”. A preoccupare, soprattutto, Ingrassellino, era stato l’armamentario che i sinti si erano portati dietro: una catena, un piede di porco, accette e martelli. “La piazza non era mai stata così piena” ha aggiunto la ragazza.

Secondo la ricostruzione, il gruppo era arrivato a Tonengo su “commissione” di Logan Riviera, a suo volta chiamato dal ragazzo dal cuore ferito, Andrei Lazar. “Il rumeno ha chiamato gli zingari” hanno sottolineato tutti i giovani della comitiva sentiti come testimoni. Successivamente, in caserma, erano stati sottoposti al riconoscimento fotografico, individuando, tra tutti, Geraldo Riviera.

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