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Gabriella Piras

MAZZÈ. Santa Clelia, il coraggio dei 40 anni

Qualche tempo fa l’avrebbero bollato come “il coraggio dell’incoscienza”. Oggi, con i tempi che corrono e i social che impazzano, sarebbe un bell’esempio di una scelta fatta con il cuore. E giusta. Per una storia da metterci “like” come se non ci fosse un domani.

Sergio Dezzutto, diciotto anni fa, era un tecnico informatico in carriera, un po’ stanco ed un po’ annoiato della sua professione.

Gabriella Piras, sua moglie, era la gelataia di Mazzè, titolare dell’Angolino praticamente da sempre. Stufa, anche lei, di un mestiere che la impegnava tutti i giorni e che dava poche soddisfazioni. Arrivati alla soglia dei quarant’anni hanno fatto quello che molti, se non tutti, vorrebbero fare. Coraggio permettendo.

Mollare tutto per rifarsi una vita.

Eh sì – sorride Gabriella Piras, seduta al fresco della sua cantina, davanti a fotografie e quadri alle pareti a testimoniare la bontà di quella scelta -, abbiamo avuto coraggio. Ma in realtà è stata la vita a scegliere per noi…”.

Correvano gli anni Novanta quando, ai coniugi Dezzutto si presentò la carta giusta: rilevare la storica azienda vitivinicola “Santa Clelia” di Mazzè.

Quando mancò il proprietario ci offrirono questa opportunità e non ci pensammo due volte – ricorda, con soddisfazione, Gabriella Piras, mentre gli occhi s’illuminano di gioia -. Facemmo un’offerta e rilevammo l’azienda. Nè io, nè mio marito avevamo esperienza nel settore: i vecchi del paese ci dicevano che eravamo dei folli, ma grazie al loro aiuto, ai loro consigli e ai loro insegnamenti iniziammo ad imparare”. E a studiare. “Ci iscrivemmo io e mio marito alla facoltà di agraria – ricorda -. Conoscemmo un tecnico della Regione Piemonte che curava una vigna sperimentale a Caluso. Diventammo amici, ci diede molti utili consigli e iniziammo a rimboccarci le maniche..”.

Dal dire al fare c’è di mezzo il mare che, in questo caso, sono dodici ettari di vigna da coltivare, curare e amare, per produrre una media di settanta mila litri di vino l’anno, dall’Erbaluce al Passito, dallo spumante al Canavese rosso e rosato. Vini che raggiungono le tavole di tutto il nord Italia, di Germania e Francia, ma anche degli Stati Uniti d’America.

Nell’azienda oggi lavorano moglie, marito e un dipendente part-time. Durante le tre settimane di vendemmia sono invece una dozzina i ragazzi che salgono e scendono con cesti carichi d’uva dalle colline di Mazzè fino a Regione Rossana 7, dove ha sede la “Santa Clelia”. Qui a settembre la vendemmia è vissuta come una festa: giornate di porte aperte alle famiglie, escursioni sui sentieri per le vigne, pranzi, buon vino e tanta allegria.

Il lavoro è faticoso ma è la nostra missione – sorride, entusiasta, Gabriella Piras, mentre spiega che l’ultimo passo dell’evoluzione dell’azienda è la produzione del vino biologico, il cui ingresso sul mercato è ormai imminente -. Per noi il ritorno alla terra, all’agricoltura, alla campagna è stato un passaggio obbligato della nostra vita. Ma in realtà dovrebbe esserlo per tutti: in fondo curare un’azienda agricola non lo si fa solo per sè, ma anche per il territorio. Noi siamo contadini a 360 gradi: tagliamo i boschi, manteniamo le strade vicinali, ripuliamo i fossi…”.

Una pioggia di “like”, per Sergio e Gabriella, oggi sì è quasi dovuta…

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