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MAZZE’. Paziente morto della sindrome di Guillain-Barré. Medici di Ivrea indagati

Claudio D’Alessio, 65 anni, residente nella frazione Tonengo di Mazzè, sarebbe morto, il 5 aprile del 2010, mentre era in cura presso l’ospedale di Ivrea, a causa della sindrome di Guillain-Barré. Una malattia autoimmune che si manifesta con la paralisi progressiva agli arti, solitamente innescata da un’infezione, potenzialmente letale se vengono interessati i muscoli respiratori o il sistema nervoso. E ad innescarla fu, secondo i famigliari, la somministrazione, da parte del personale medico, del vaccino A/ H1N1, lo stesso usato contro l’influenza suina, inadatto per un paziente in dialisi, che già soffriva da insufficienza renale e renipolicistici. E’ cià che scrive la figlia, Sandra D’Alessio, 45 anni, in una lettera esposto inviata un anno fa all’ex procuratore generale di Torino, Raffaele Guariniello. Ci ha impiegato cinque anni. Cinque anni di ripensamenti, depressione, rabbia. Cinque anni durante i quali è anche diventata presidente di un’associazione che tutela le vittime dal sangue infetto. Dopo aver studiato a fondo le cartelle cliniche, essersi informata, confrontata con esperti, legali, medici, mondo del volontariato, ha deciso di appellersi alla giustizia, affidandosi all’avvocato Ermanno Zancla che già sta seguendo il processo di Napoli sullo scandalo del sangue infetto. Il caso, per competenza, è stato trasmesso a Ivrea. Oggi nove medici del reparto di nefrologia e dialisi dell’ospedale eporediese si trovano indagati. E ci sono il primario Franca Giachino, 66 anni, di Torino, i medici Giuseppe Garneri, Rosaria Patti, Paola Belardi, Franco Bonello, Giovanni Reinero, Paolo Bossi, Luciano Comune e Marco Francisco. L’intera equipe medica. Secondo la Procura ci sarebbe stata negligenza ed imperizia nel trattamento del paziente. Per il 19 febbraio è fissato l’incidente probatorio. Il Tribunale ha nominato il perito Giuseppe Ramuzzi, il quale dovrà dimostrare i profili di responsabilità professionale e stabilire se sussista colpa nell’operato da parte dei medici. “Come tutti i pazienti costretti alla dialisi, mio papà aveva sbalzi di pressione arteriosa continui -. racconta Sandra D’Alessio nella denuncia a Guariniello –. Ho chiesto più volte chiesto ai medici di intervenire affinché abbassassero la pressione arteriosa di mio padre ma tutti gli appelli caduti nel vuoto”.

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