Home / BLOG / MAZZÈ. D’estate c’è puzza di polli!

MAZZÈ. D’estate c’è puzza di polli!

E’ sfiduciata Franca Antonello di frazione Casale di Mazzè: “Tanto non cambia niente e nessuno interviene”. Si riferisce agli odori nauseabondi che soprattutto d’estate proverrebbero dall’allevamento di polli – circa 25.000 – situato nella frazione.  Una prima raccolta di firme nel 2012 non aveva conseguito risultati. Il sindaco Teresio Comerro dichiarò che l’azienda era in regola e aveva tutti i permessi. Confermando di fatto la dichiarazione rilasciata dal proprietario alla stampa locale: “Allevo polli per l’azienda Amadori nel pieno rispetto della normativa vigente. Loro mi consegnano i pulcini e io li faccio crescere”. I vigili eseguirono un sopralluogo e scrissero nel verbale: “Nella giornata odierna non si riscontrano evidenti e particolari odori”. Però era il 2 novembre, in autunno.

Nel giugno 2015 è stata fatta una seconda raccolta di firme indirizzate al nuovo sindaco Marco Formia, ai consiglieri di minoranza, all’ASL e alla Procura della Repubblica. Durante il periodo estivo i residenti sono costretti “a chiudersi in casa per poter sopravvivere alle esalazioni maleodoranti che impregnano le abitazioni, situazione alquanto pregiudizievole per la nostra normale vita e per la nostra salute”. La notte la puzza è tale che si fatica a dormire. I firmatari sottolineano che il Comune non trae alcun beneficio dall’allevamento, perché essendo considerata agricola l’azienda non paga tasse e imposte comunali. Mentre le abitazioni dei residenti perdono valore. Una situazione che certo non riguarda solo Mazzè: nel Chivassese ci sono molti allevamenti e sono diffuse le proteste. 

Se i residenti vicini agli allevamenti soffrono, nemmeno gli animali se la passano bene. Come in maggio ha rivelato “Report” di Milena Gabanelli. Una sua collaboratrice si era introdotta in un capannone di suini della Amadori e vi aveva scoperto topi, flaconi di antibiotici vuoti, animali trattati male durante l’avvio al macello, un dipendente che orinava all’interno. Amadori aveva replicato che si trattava di un caso isolato, che avrebbe preso provvedimenti, che tutti gli allevamenti dell’azienda rispettano le normative europee e italiane sul benessere animale. 

Però le associazioni animaliste rilevano che, anche quando le norme vengono rispettate, gli animali degli allevamenti intensivi soffrono lo stesso. Ci scrive il MAP, il Movimento Antispecista Piemontese: “I polli sono costretti a vivere in ambienti privi di luce, ammucchiati in spazi ristrettissimi, l’equivalente di un foglio A4 per animale.  Sono sottoposti a selezione genetica per raggiungere il peso di macellazione il più velocemente possibile. La lettiera non viene quasi mai cambiata e l’aria nei capannoni é impregnata di ammoniaca e altri gas, che provocano malattie e infezioni cutanee. A causa della sovrappopolazione i polli soffrono di stress e di problemi di locomozione. Essi raggiungono il peso ideale per l’abbattimento in 40 giorni. Questo ritmo rapido di crescita arreca loro gravi complicazioni: la muscolatura cresce velocemente ma non altrettanto in fretta le loro zampe, il cuore e i polmoni. Soffrono di deformazioni alle zampe e paralisi. Alcuni muoiono per problemi cardiaci. Per prevenire le malattie causate dalle condizioni degli allevamenti intensivi, gli animali vengono costantemente sottoposti a terapie antibiotiche con dosi massicce, con il risultato di indebolire il loro sistema immunitario e di far comparire batteri resistenti ai farmaci e quindi non più debellabili. Pericolosi anche per l’uomo”. Conclusione: “Questa è la realtà degli allevamenti intensivi, dove si allevano vite per ucciderle. Tutto questo non è più accettabile. Non esistono allevamenti compassionevoli”. Per gli animalisti la soluzione del problema sta prima di tutti in noi: bisogna smettere di mangiare carne. 

Se ne guadagna anche in salute. E gli allevamenti gradualmente scompariranno.

Commenti

Blogger: Piero Meaglia

Piero Meaglia
Rosso relativo

Leggi anche

CHIVASSO. E venne il momento delle donne

E infine venne il momento del calcio femminile. Inimmaginabile fino a qualche anno fa, indubbiamente …

Anatolia, l’inizio!

Anatolia, l’inizio! La parola Anatolia, in turco Anadolu, derivante dal greco anatolé, punto dove sorge …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *