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MAZZE’. Condanna a tre anni e mezzo di carcere per i fratelli Uzzo

Quella scena da far west dinnanzi al bar Garibaldi di Mazzè, non era certo passata inosservata. Una Lancia Y appena rubata che partiva sgommando, il proprietario che cercava di acciuffare il ladro afferrandolo per i vestiti mentre questi accelerava e l’auto prendeva velocità trascinandolo per alcuni metri. Una rapina finita con il rogo del veicolo in piazza D’Armi a Chivasso.

I fatti risalgono allo scorso 6 dicembre. E’ quasi l’ora di cena quando Pierangelo B. si ferma  a comprare le sigarette nella tabaccheria del paese lasciando le chiavi inserite nel quadro della sua vettura parcheggiata proprio lì davanti. Dopo le sigarette, un caffè e nel bar Garibaldi dove una delle titolari sta sbattendo fuori Fabrizio Uzzo, 34 anni. Abbassa anche la saracinesca per non farlo rientrare. Neppure il tempo di finire il caffè e Pierangelo B. sente il rumore di un’auto che si mette in moto e parte di gran carriera. Il sospetto che possa trattarsi della sua auto è grande, così corre fuori e vede la sua Lancia Y allontanarsi. Il tempo di chiamare il figlio e un amico per chiedere aiuto e vede l’auto tornare in paese. E’ ferma a poche centinaia di metri dal luogo del furto. Il ladro sta parlando con il conducente di una Fiat Punto parcheggiata accanto. Pierangelo B. afferra per i vestiti l’uomo che si è appropriato della sua Lancia Y e cerca di tirarlo fuori ma quello riparte trascinando il derubato per alcune decine di metri, costringendolo, così, a lasciare la presa.  La Lancia Y verrà ritrovata completamente bruciata in piazza d’Armi a Chivasso, circa mezz’ora dopo. A risolvere il caso sono i carabinieri che, recandosi sul luogo dell’incendio, notano i fratelli Fabrizio e Francesco Uzzo in un bar del centro. Uno dei due fratelli li saluta anche. In quel bar, gli uomini dell’Arma decidono di tornare indietro per vederci chiaro. I due fratelli, sono ancora lì a bere. Su una botte appoggiata ad una parete del locale, ci sono le chiavi di un’auto. Di una Lancia per l’esattezza. I carabinieri le prendono per verificare se appartengano all’auto arsa in piazza, scoprendone la piena corrispondenza. Fabrizio e Francesco vengono accusati di concorso in rapina e danneggiamento con incendio, con l’aggravante di aver commesso il fatto per occultare l’auto e assicurarsi l’impunità. Nel corso del processo penale che si è svolto con rito abbreviato dinnanzi al Gup Alessandro Scialabba Fabrizio Uzzo, difeso dall’avvocato Antonio Mencobello, si è difeso sostenendo Pierangelo B. gli avrebbe eslicitamente chiesto di far sparire quell’auto, gravata da un fermo amministrativo per troppe multe non pagate. Un accordo poi andato in fumo per il rifiuto del committente di pagare i 300 euro pattuiti. Una tesi difensiva alla quale il magistrato, per i riscontri investigativi, non ha creduto. Il difensore di Francesco Uzzo, l’avvocato Marco Stabile, ha, invece, chiesto per il suo assistito una perizia psichiatrica che, però, il giudice non ha ritenuto di accordare.

Gli avvocati difensori ricorreranno in appello nei confronti della sentenza che ha condannato i due fratelli Uzzo a 3 anni, 6 mesi di reclusione e al pagamento di 824 euro di multa ciascuno.

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Blogger: Maria Di Poppa

Maria Di Poppa
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