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MAZZè. Alla mia mamma

Quando mia mamma Rosina era ancora in vita, ho provato tantissime volte a scrivere questo discorso senza riuscirci  perché non mi sembrava vero che lei dovesse mancare.  Pur  nella  sua  grossa  malattia   invalidante , soprattutto  negli ultimi mesi  (mia mamma non poteva camminare da sola, faticava a parlare, si nutriva solo di cibi frullati e dovevamo imboccarla) era però per noi tutti, e per me specialmente, una presenza vivissima ed attiva; tutto a casa nostra ruotava ancora intorno a lei perché il suo cervello era rimasto lucidissimo ed anche il suo carattere era rimasto dolce ed accomodante. Ho preso molto da mia madre e molto le devo , il mio modo di pensare , il modo di pormi verso gli altri e di cercare sempre di capire anche le ragioni di chi ci sta davanti, l’ho preso da lei, così come ho preso da lei l’amore e il rispetto per la natura , il senso religioso e l’abitudine di imparare a fare bene anche le piccole cose. Rosina era molto tollerante ma anche molto ferma e se una cosa era da fare bisognava farla, ma più che altro era ed è sempre stata buona, molto buona, buona con tutti e quando ne aveva la possibilità aiutava chi era in difficoltà .

Aveva ed ha conservato sino alla fine l’animo e lo spirito di una bambina che si affaccia sul mondo, non aveva bisogno di grandi cose o viaggi per emozionarsi o sentirsi bene: le bastava vedere crescere bene i fiori che seminava o le piantine che metteva a dimora nell’orto, ancora poco prima di ammalarsi, spesso spargeva di persona le briciole di pane nel cortile affinchè gli uccellini avessero da nutrirsi e quando ne arrivava qualcuno di nuovo, particolarmente colorato, mi chiamava per dividere l’emozione. Ha sopportato la malattia con uno stoicismo incredibile se pensiamo che lei in poche ore è passata dall’essere tranquilla e sanissima di pomeriggio nel suo orto ad un letto d’ospedale e poi su una carrozzina a causa di un ictus ed era ammirevole la forza di volontà con la quale sino a poche settimane seppur sorretta si imponeva di fare il giro della casa camminando con grande fatica.

In questi lunghi mesi di sofferenza abbiamo avuto la fortuna di incontrare delle persone che accudivano  Rosina ,  non solo brave ma molto dolci ed amorevoli , fatto che ha reso meno doloroso questo travaglio e per questo le ringrazio tutte indistintamente dal profondo del cuore.

Avrei ancora tanto da dire ma concludo in questo modo: cara mamma, io non so dove tu sei adesso, ma sono certo che tutto il tuo amore e tutto  il bene che hai voluto, non può esser perso e di sicuro sei da qualche parte che assomiglia molto ai verdi prati fioriti che amavi… e per quel che riguarda me, ti posso assicurare che qualsiasi cosa  che farò, sarà fatta tenendo bene a mente tutti i tuoi consigli preziosi e ti assicuro che ovunque  tu sia, sarai fiera di me.

Giuseppe Mila

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