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Matrimoni precoci e combinati, donne oggetto di scambio e proprietà, omicidi d’onore, mutilazioni genitali

Il COVID-19 limita quest’anno le iniziative dedicate alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne proprio mentre si registra in tutto il mondo, e in certi paesi in particolare, un aumento delle violenze a causa delle misure di contenimento della pandemia adottate: sia perché hanno determinato la riduzione o la sospensione dei servizi e delle attività di monitoraggio e prevenzione sia perché il distanziamento fisico e l’isolamento hanno favorito il moltiplicarsi di comportamenti lesivi dell’integrità fisica e morale di donne e bambine, soprattutto in ambito domestico.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che cade ogni anno il 25 novembre, è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2000 con la raccomandazione a governi, amministrazioni e organismi internazionali di organizzare in quella data iniziative intese a diffondere la consapevolezza delle dimensioni e della vera natura della violenza contro le donne, spesso poco conosciute.

Per creare un momento collettivo di riflessione sulle cause della violenza contro le donne  è stata convocata il 25 novembre una riunione della Commissione consiliare Pari Opportunità del Comune di Ivrea alla quale hanno aderito anche l’Assessore alle politiche della Famiglia, dei Bambini e della Casa, Sociale e Pari Opportunità della Regione Piemonte, Chiara Caucino, e il vicepresidente della Commissione regionale Sanità, Assistenza, Servizi Sociali e Politiche degli Anziani, Consigliere Andrea Cane.

Ogni anno centinaia di milioni di donne nel mondo subiscono violenze, con l’aggravante, in molti contesti, di essere violenze istituzionalizzate, vale a dire ritenute legittime, consentite e persino prescritte da tradizioni che in alcuni stati sono state recepite dalla legge, in altri sono state bandite, ma ancora influenzano il comportamento di molti.

Percosse, omicidi, stupri  spesso sono l’atto finale di situazioni violente a loro volta rese possibili da discriminazioni e pregiudizi nei confronti delle donne che ne limitano diritti e libertà, fin dall’infanzia. Delle tante forme di violenza inflitte alle donne, particolarmente efferate sono quelle commesse da parenti e famigliari.

Per decine di milioni di bambine in effetti la prima, estrema violenza è quella che non le lascia nascere o che le uccide neonate. Sono gli aborti e gli infanticidi selettivi praticati specialmente in Cina e in India. Tra le istituzioni lesive dei diritti di donne e bambine più diffuse nel mondo ci sono i matrimoni precoci e quelli combinati, il prezzo della sposa che trasforma le donne in oggetto di scambio e proprietà, gli omicidi d’onore, le mutilazioni genitali femminili. Alcune di queste istituzioni ci coinvolgono e ci interpellano più di altre perché anche nel nostro paese delle donne ne sono vittime. Delle molteplici forme di discriminazione, una delle più deplorevoli è sospendere giudizio e interventi in loro difesa ritenendo doveroso rispettare le istituzioni di tutte le società e i loro valori fondanti.

Anna Bono
Capogruppo in consiglio comunale a Ivrea della Lega

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