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MARINELLA BRACCO

TORRAZZA. L’opposizione di Corna, Muscedra e Bracco ha quasi gli stessi voti della maggioranza del sindaco

Nella votazione sulla questione smarino, nel consiglio comunale di venerdì 29 maggio si è manifestata una possibile futura minoranza composta da Marinella Bracco, Rocco Muscedra e Luigi Corna: sono i tre consiglieri (Bracco è anche vicesindaco) che hanno votato le mozioni “no smarino” proposte dagli ultimi due.

È finita tre a otto: gli otto sono il sindaco Massimo Rozzino, l’assessore Raffaella Lisa, e i consiglieri Alberto Baesso, Serena Bucci, Claudia Crema (delegata alla sanità), Antonio Losurdo, Anna Maria Memmo e Luca Palandri.

Non sappiamo ancora se la signora Bracco raggiungerà stabilmente i due colleghi Muscedra e Corna nel gruppo consiliare di minoranza “Torrazza Libera”. Se ciò accadrà, si consoliderà in consiglio un rapporto di forze di otto a tre, salvo ulteriori passaggi dalla maggioranza alla minoranza.

Però, possiamo calcolare i rapporti di forza anche in un altro modo, adottando il criterio delle preferenze ottenute dai consiglieri nelle elezioni del maggio 2019.  Ed ecco la sorpresa: la somma dei voti dei tre consiglieri è quasi pari a quella degli otto di maggioranza: 229 preferenze contro 251.

Vediamo infatti le preferenze consigliere per consigliere: Luigi Corna aveva ottenuto 102 preferenze, Muscedra 75 e Bracco 52. Totale 229.

Quanto alla maggioranza, Raffaella Lisa aveva ottenuto 93 preferenze, Baesso 47, Palandri 39, Crema 28, Memmo 23,  Bucci 20 e Losurdo 11. Totale 251 voti.

Se dunque non guardiamo alla composizione del consiglio comunale – dove inevitabilmente i numeri sono distorti dalla legge elettorale maggioritaria e le preferenze non si traducono proporzionalmente in seggi – ma guardiamo al consenso conseguito un anno fa, i due schieramenti sono quasi alla pari. La partita è aperta e tutta da giocare.

Forse sarebbe stata tutta da giocare già l’anno scorso, se alle elezioni si fosse presentata un’altra lista, comprendente i tre consiglieri dell’attuale “minoranza”. Certo questo genere di confronto è improprio, perché non sappiamo come si sarebbero comportati gli elettori di fronte a una “offerta elettorale” diversa: qui constatiamo soltanto che 229 voti non sono molto distanti da 251, e uno scarto così piccolo non sarebbe difficile colmarlo.

E forse non sarà difficile colmarlo alle prossime elezioni. Sono ancora lontane, essendo previste fra quattro anni. A meno che Rozzino e suoi incappino in un incidente di percorso che accorci la vita dell’amministrazione. Per la verità in un clamoroso infortunio ci sono già caduti: dopo avere condotto la campagna elettorale dell’anno scorso all’insegne del NO allo smarino, pochi mesi già avevano tradito quella promessa. Su un terreno scivoloso, perché hanno espresso parere favorevole al grande business di un privato. Si giustificano assicurando di averlo fatto nell’interesse pubblico, per il bene del paese: ora però dovranno dimostrarlo con i fatti.  Dovranno dimostrare che confrontando costi e benefici il paese ci guadagna: non sarà facile.

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Blogger: Piero Meaglia

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