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LOMBARDORE. Prostituzione, Bili lancia l’idea: “Riapriamo le case chiuse”

Bisogna riaprire le case chiuse se si vuole eleminare il fenomeno della prostituzione in strada”. Ne è convinto Diego Maria Bili, sindaco di Lombardore, che insieme ad alcuni amici è tra i fondatori dell’associazione “Bordellicipio”. Un progetto creato per perseguire l’abolizione della legge Merlin e l’apertura delle case chiuse comunali. “Non si tratta di una iniziativa dell’Amministrazione – precisa Diego Maria Bili – ma viene portata avanti da un privato…

La proposta “Bordellicipio”, comunque, ha trovato, a livello provinciale, una sponda nella Lega Nord. “Invece di chiudere mille e 600 comuni, secondo me, sarebbe più utile aprire mille e 600 case chiuse, ma gestite dai comuni e non dallo Stato. In questo modo le casse comunali potranno usufruire di maggiori introiti”. E poi ancora.

Eliminando la prostituzione in strada si ridurrebbe, e di molto, il problema dell’abbandono dei rifiuti, che per i comuni piccoli come Lombardore incide fino ad un 10 per cento circa sui costi di raccolta e smaltimento rifiuti”. La proposta di riaprire le case chiuse è stata esaminata anche in Parlamento. E’ del 2013 una proposte di legge dell’onorevole Enrico Buemi, di San Raffaele Cimena, insieme agli onorevoli Di Gioia, Mancini e Villetti. Tra le altre cose si dice che “l’esercizio della prostituzione alle condizioni e nei limiti previsti dalle disposizioni in materia sanitaria, sociale e fiscale… è consentito soltanto in luoghi non aperti al pubblico e non esposti al pubblico…”. La proposta non è mai stata approvata.

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