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La chiesa di Lombardore

LOMBARDORE. La politica di Crispi nel giudizio di un curato di fine Ottocento a Lombardore

Non sarà cosa fuor di proposito dar un breve cenno dei tempi che corrono.

E’ a capo del regno Umberto I; a capo del governo, Crispi, uomo violento, autoritario, fantoccio della massoneria che penetra ovunque e tutto divora come la lupa di Dante e non dice mai basta. In quest’anno appunto, mentre il detto Crispi opera il ladrocinio delle opere pie, mentre ha mandato in vigore il nuovo codice che per odio al clero, a Gesù Cristo, mentre perseguita frati e monache, mentre crocifigge e ricrocifigge il Pontefice Leone XIII suo prigioniero, i Cattolici sorgono e pubblicamente professano la fede di Gesù Cristo, l’amore al Clero; e Lombardore concorre ad innalzare un’ara in marmo al Dio vero, a quel Dio che ci giudicherà un giorno, anche coloro che non vogliono conoscere e che lo perseguitano nella sua Chiesa.

Il nostro Comune pure ha sentito il saggio Nazionale.(1)  Il Municipio in quest’anno non s’è più presentato alla Processione Solenne del Corpus Domini e neppure a S. Antonino.

Questo a disonore del Sindaco Martin Montù Conte.

Le scuole vanno assai male: danno fiori sì ma non frutti. Nella scuola dei figli è proscritta la religione. La maestra Suora fa tutto quel che può per mettere le griglie..

Siamo in tempo di licenza sconfinata e per conseguenza di corruzione raffinata e generale. Dio alla Cui gloria innalziamo questo altare vegliate su di tutti; ed in modo particolare su di noi Lombardoresi il vostro pietoso sguardo. Salvateci. Amen. 7 agosto 1890.

Le parole di cui sopra sono contenute alla fine di un documento ritrovato sotto il pavimento della chiesa parrocchiale da Don Bellis, parroco di Lombardore, nel corso dei lavori di ristrutturazione della medesima effettuati negli anni Settanta.(2) 

Il documento in questione celebra la costruzione del nuovo altare all’interno della parrocchia. Il curato Bernardo Carlo da Foglizzo, dopo aver chiarito il contesto dell’inaugurazione del nuovo altare (l’anno del Signore 1890, regnante l’Augusto Grande Dotto Magnanimo Pontefice Leone XIII, essendo vescovo della nostra Diocesi d’Ivrea il pio eletto Monsignor Richelmy) aver elogiato il proprio operato (sacerdote zelante e forte e coraggioso, dopo d’aver fatto innalzare sulla chiesa parrocchiale il campanile, rifatto pavimentare, decorare e dipingere questa sua chiesa, faceva erigere l’altare maggiore e di marmo) si sofferma su un particolare curioso, riguardante l’innalzamento del nuovo altare. Infatti il parroco riferisce che, in seguito all’atterramento del vecchio altare, era possibile leggere la presente iscrizione degna di essere ricordata poiché là si teneva l’insigne reliquia di S. Secondino, in sul principio del suo trionfante arrivo tra di noi.  L’iscrizione in questione, datata 1770, commemora il passaggio delle reliquie di S. Secondino dalla chiesa abbaziale di S. Benigno alla chiesa parrocchiale di Lombardore su volontà dell’abate Cardinale delle Lanze.

Dopo aver inserito i nomi degli esecutori delle opere svolte all’interno della chiesa parrocchiale  (3) il parroco si lascia andare alle riflessioni sopra riportate, quasi a voler mitigare la gioia dell’inaugurazione del nuovo altare con un desolante quadro dei difficili rapporti tra Stato e Chiesa. E’ tuttavia doveroso cercare di inquadrare le considerazioni del curato, che fanno riferimento ad una situazione locale, nel più vasto ambito della politica anticlericale di Crispi.

Per quanto concerne l’accusa mossa a Crispi di essere un fantoccio della massoneria è interessante riscontrare come i massoni affermassero di “poter vantare nel loro numero Depretis, De Sanctis, Spaventa, di Rudinì, Crispi, Cavallotti, Carducci e anche lo stesso re. La linea politica seguita da questi uomini rispecchiava un preconcetto istintivo contro la Chiesa, la considerava uno Stato nello Stato. La Chiesa rivendicava una giurisdizione propria nelle materie miste, autorità assoluta nelle questioni morali e in alcuni casi la supremazia del diritto canonico su quello civile. Per sessant’anni essa continuò a rifiutarsi di riconoscere l’esistenza dello Stato italiano o la perdita di Roma”. (4)

Le autorità secolari d’altra parte cercavano di far sì che gli abitanti della città del Vaticano fossero considerati a tutti gli effetti cittadini italiani.

I rapporti tra Stato e Chiesa avevano tuttavia cominciato a complicarsi verso la fine dell’800. Infatti, benchè il crocifisso non fosse stato eliminato dalle aule scolastiche, tuttavia nel 1881 l’eretico Ardigò aveva ottenuto una cattedra presso l’università di Mantova mentre i seminari erano stati minacciati di chiusura qualora avessero rifiutato di assoggettarsi alle ispezioni governative. E’ tuttavia importante sottolineare che nelle Università le facoltà di teologia erano state soppresse già prima dell’ascesa della Sinistra al potere.

Per quanto concerne l’istruzione religiosa nelle scuole un decreto del 1888 aveva stabilito che essa sarebbe stata impartita negli istituti scolastici solo su richiesta dei genitori degli studenti, contrariamente alla disciplina precedente, per la quale era invece necessario, per chi lo volesse, chiedere l’esenzione da quell’insegnamento.

Il codice contro cui si scaglia il parroco di Lombardore è il codice penale Zanardelli, che vide la luce nel 1889. (5)

Tale codice, improntato ad uno spirito liberale, tuttavia aggrava le sanzioni penali previste contro gli ecclesiastici che predicavano dal pulpito contro le istituzioni dello Stato e gli atti del governo.

L’accusa mossa a Crispi di operare un ladrocinio delle opere pie trova piena conferma nel suo operato. Infatti, dopo lunga opposizione, fu abolito l’obbligo del pagamento delle decime, e la maggior parte degli enti ecclesiastici di beneficenza fu secolarizzata dopo il 1890. Si trattò di un grave colpo per il clero, che aveva sempre esercitato una grande influenza grazie alla riscossione delle elemosine e delle oblazioni. Crispi affermò che esistevano in Italia 9464 opere pie con un reddito complessivo di nove milioni di lire all’anno, di cui un decimo soltanto veniva destinato all’assistenza pubblica, mentre il resto era speso in messe, ceri e fuochi d’artificio durante le festività. Ma l’affronto più grave fu che Crispi dichiarò festa nazionale il 20 settembre, data in cui, nel 1870, l’esercito aveva puntato i suoi cannoni contro le mura di Roma.

Queste misure avevano un carattere anticlericale più che anticattolico, erano appoggiate anzi da molti sinceri cattolici, i quali riconoscevano che l’ideale cavouriano di “libera Chiesa in libero Stato” era stato sostituito nel dogma liberale dalla più realistica formula di Luzzatti “libera Chiesa in uno Stato sovrano”.

Dopo l’unità l’anticlericalismo alimenta in particolare alcune correnti progressiste della classe politica e le loro iniziative di educazione popolare, il movimento del libero pensiero e la Massoneria e poi le altre correnti politiche di opposizione, repubblicani e radicali, internazionalisti anarchici e socialisti.

Nel periodo della Destra storica, l’anticlericalismo raggiunge alcuni suoi obiettivi con l’introduzione del matrimonio civile, la liquidazione dell’asse ecclesiastico, l’abolizione dell’esenzione dei chierici dal servizio di leva e la soppressione della facoltà di teologia. Dopo l’avvento della Sinistra altre sue realizzazioni sono l’introduzione del giuramento civile, la parziale introduzione di un’istruzione laica obbligatoria, la repressione degli abusi del clero, la possibilità della cremazione dei cadaveri.

Non vengono tuttavia soddisfatte, nell’Italia liberale, altre fondamentali richieste dell’anticlericalismo più avanzato, come l’incameramento totale dei beni ecclesiastici, la soppressione delle spese del culto dal bilancio dello Stato, la precedenza del matrimonio civile su quello religioso, il divorzio, l’abolizione del primo articolo dello Statuto e la piena libertà di coscienza.

(1) Questa espressione fa riferimento all’influenza che, secondo il parroco, la politica di Crispi ha esercitato sulla comunità di Lombardore. L’espressione “Saggio nazionale” è riferita, in modo ironico, allo stesso Crispi.

(2) Per la stesura del seguente articolo si è fatto riferimento alla fotografia del documento scattata nel 1979 dal signor Ignazio Perino, cui va un particolare ringraziamento per aver messo a mia disposizione questa importante testimonianza.

(3) Si tratta del signor Ciancia Biellese, cui si deve la pavimentazione e la decorazione della Chiesa, del muratore Sandino, che ha fatto atterrare l’antico altare, dei marmoristi Gastini e Poli, cui si deve la costruzione dell’altare del valore di Lire Mille.

(4) Mack Smith D., Storia d’Italia dal 1861 al 1997, ed Laterza, Roma-Bari 2005, pp. 265-266.

(5) Il codice Zanardelli, per l’epoca particolarmente liberale, si contraddistingue per l’abolizione della pena di morte, la correzione dell’eccessivo rigore delle pene, una più articolata tutela dei diritti dei cittadini contro gli abusi dell’autorità. A ragione in tale codice è stata vista l’attuazione dei principi liberali e garantisti della scuola classica del diritto penale. Il codice Zanardelli rimase in vigore sino al 1930, anno in cui fu sostituito dal codice Rocco.

(6) D. Mack Smith, Storia d’Italia, cit p.265 e seg.

Bibliografia.

Aa Vv, Enciclopedia Garzanti del Diritto, Ed. Garzanti.

N. Bobbio, N. Matteucci, G. Pasquino, Il Dizionario di Politica, ed. Utet, Torino 2004.

D. Mack Smith, Storia d’Italia dal 1861 al 1997, ed. Laterza, Roma-Bari 2005.

M. Salvadori, a cura di, Enciclopedia storica, ed. Zanichelli, Bologna 2000.

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