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Lo scorrere del tempo.

Le sfide quotidiane sono ciò che rendono la vita interessante, e superarle è ciò che le dà significato.

Lo scorrere del tempo.
Nella vita di ogni giorno con l’avanzare degli anni il tempo è la cosa più preziosa che come essere umano posso spendere, certo il passato porta con sè il bagaglio di ricordi e rimpianti ed il futuro è una continua scoperta e umanamente ma è il presente l’unico posto in cui ho il potere di cambiare le cose. Il tempo è limitato e a volte a questo non ci penso e la clessidra scorre inesorabilmente ed invece dovrei lasciare perdere le preoccupazioni banali e concentrami di più su cosa vale veramente. Se poi penso al tempo che scivola via inesorabilmente mi rendo conto che il tempo che spreco è una perdita incommensurabile. Nella vita di ogni giorno non mi rendo conto che la vera felicità sta nel valutare il tempo e usarlo per vivere al meglio. Parlo del tempo e degli anni che passano e allora vorrei provare a parlare di vecchiaia nella nostra società iperindividualista tentata dal giovanilismo, la vecchiaia è socialmente rifiutata e individualmente rimossa. I vecchi vengono lasciati nella solitudine in quanto la vecchiaia è diventata una transizione personale con una continua discesa di gradini inavvertiti di declino. L’effetto principale della transizione è che l’anziano diventa giorno dopo giorno diverso da noi, lentamente perde occasioni di sodalità e quote di relazionalità a piccolo e medio raggio. La perdita della relazione, causa ed effetto della solitudine, si sente isolato e diverso da chi lo circonda e poco compreso con poca socializzazione da chi gli è vicino. Oggi gli anziani si trovano a vivere in una società che non vuole avere memoria del passato e non accetta avere dei vecchi trasmettitori di valori assoluti, condannati a vivere di un eterno presente. Quello che manca oggi è il riscoprire un certo protagonismo dell’anziano con la riaffermazione della sua dignità personale e la sua potenzialità di crescita anche in età avanzata acquisendo nuove esperienze e tecnicalità. La morte è poi solo il compimento della conoscenza, perchè fino all’ultimo respiro possiamo esprimere qualcosa di noi stessi, qualcosa che resta negli altri. La pienezza della vita di ognuno di noi si realizza solo nella continua fedeltà non a noi stessi, come talvolta retoricamente viene affermato dai media ma il fine della vita è la nostra azione che siamo stati chiamati a fare nella umana esistenza. Quindi fedeltà alle scelte culturali e professionali, al nostro lavoro, alle nostre relazioni umane e legarci a queste fedeltà cercando di trasmettere valori ed esperienze significa portare avanti un pezzo del processo evolutivo, utile a tutta la società. Questo non è un cattivo modo di invecchiare, è anzi una coerente preparazione al finale ‘tutto è compiuto’ dove non si evoca il dissolvimento nel nulla ma il compimento di una vita piena, degna, portatrice di frutti. E allora da adesso sta a me decidere cosa fare del tempo che mi viene dato per non sprecarlo, forse ci sono stati tempi migliori ma adesso questo mi viene dato.
Favria, 29.10.2020 Giorgio Cortese

Nella vita quotidiana non c’è nulla temere se non noi stessi e bisogno capirla

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