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LIVORNO FERRARIS. Il padre di Miriam chiede i domiciliari, il gip si riserva

Si è svolto oggi in tribunale a Vercelli l’incidente probatorio sul caso della giovane di 20 anni di Livorno Ferraris (Vercelli) investita dal padre di origine marocchina, lo scorso 15 marzo, perché viveva “all’occidentale”. Davanti al gip Giulia Pravon si è presentata solo Miriam, accompagnata dal suo difensore, l’avvocato Anna Binelli. Assente il padre El Mustafa Hayan, attualmente in carcere a Vercelli con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal vincolo familiare.
La giovane ha raccontato la sua versione dei fatti, dai disaccordi col padre fino all’episodio del 15 marzo, nei pressi della loro abitazione. Il difensore di Hayan, l’avvocato Fabio Merlo, ha rinnovato la richiesta dei domiciliari, che il gip aveva negato al termine dell’interrogatorio di garanzia.
Nell’incidente probatorio di oggi, il giudice per le indagini preliminari si è riservato di decidere sulla richiesta del difensore. Nei giorni successivi il tentato investimento della figlia, il 53enne aveva sottolineato che si era trattato di una “tragica fatalità” e che la sua intenzione “non era quella di ucciderla”.

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