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Lista dei cittadini

Sembra impossibile è invece non c’è una sola settimana che trascorra senza lasciare nuovi segni evidenti di una decadenza progressiva ed apparentemente inarrestabile nel nostro Paese. In questi giorni si vive ad esempio la campagna delle primarie del PD. Ci sarà la probabile elezione di un personaggio, certo Renzi, che a mio modo di vedere è l’esatta concretizzazione di tutto quello che non dovrebbe neppure esistere in politica e che invece gli Italiani sembrano inconcepibilmente apprezzare, ammirati, abbagliati, dal teatrino permanente della politica in TV. Sarà sicuramente l’artefice della devastazione del mondo della sinistra, così come lo è stato per l’area di destra l’ex premier Berlusconi, ma soprattutto genererà ulteriore confusione in un momento dove, per stare sopra la linea di galleggiamento, occorre ordine e metodo. Un altro fatto eclatante è stato quello della sentenza di incostituzionalità dell’attuale legge elettorale. Ora i “nominati” dovrebbero andare tutti a casa e restituire gli stipendi rubati. Come difendersi da un mondo che va così, senza logica, senza valori, sempre più allo sbando? Io spero che in ogni piccolo paesello ci sia un gruppo di Cittadini che non si arrende all’andazzo e si impegna a ripartire dal basso a ricostruire un nuovo Stato. Tante Liste Civiche fatte da Cittadini liberi, indipendenti, non ricattabili. Certo si ricade ancora una volta nel termine partecipazione, usato e abusato ai nostri giorni, sul quale occorre fare alcune precisazioni. Bisogna chiarire anche ciò che la partecipazione non è: non è prender parte a una riunione di condominio e litigare con i vicini di casa; non è mostrarsi attivi nelle assemblee di quartiere e neppure in quelle del proprio partito, per chi vi ancora iscritto, ovvero militare negli organismi interni della scuola. Intendiamoci, partecipare può anche voler dire compiere tutte queste azioni e molte altre, ma se il significato del verbo si limitasse a ciò, davvero si ridurrebbe a poca cosa. Invece, la partecipazione si prospetta oggi come il solo atto rivoluzionario capace di gettare le fondamenta di un diverso modo di convivere e collaborare, di una società nuova o, sarebbe più esatto dire, di una vera comunità umana. In tal senso perfino i cosiddetti padri costituenti del 1948, hanno incluso questo termine in almeno tre articoli della nostra Legge fondamentale, ovviamente mai applicati, come tutte le disposizioni sgradite ai poteri forti e ai loro mandatari. Recita infatti l’articolo 3 : «E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Sembra che l’impegno dei politici sia andato proprio nella direzione opposta. Ma le inadempienze nei confronti di quella che molti di loro definiscono, con spudorata ipocrisia, la Costituzione più bella del mondo, non si fermano qui. Considerando l’attuale drammatica situazione occupazionale ed industriale del nostro Paese, cosa ne è stato dell’articolo 46 : «Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge alla gestione delle aziende?». O dell’articolo 47: «La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme , disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese ?». Mi pare che si sia sempre operato in direzione diametralmente opposta, con totale disinteresse delle esigenze della comunità. Proviamo a far capire a tutti, con la formazione di Liste dei Cittadini in tutti i Comuni, che il popolo può tornare sovrano delle proprie decisioni. Non sarà facile, ma nessuno può impedire di provarci. La recessione economica in atto, al tempo stesso causa ed effetto del declino del Paese, non sarà mai superata finché non si adotterà la sola cura efficace, e cioè la trasformazione dello Stato rappresentativo in Stato partecipativo.

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