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il territorio che avrebbe il comune nato dalla fusione tra lemie e viù

LEMIE. Lemie e Viù, sono già cominciati i primi incontri sul tema “fusione”

Si è svolto venerdì 12 gennaio il primo incontro di approfondimento sul tema dell’eventuale fusione dei Comuni di Lemie e Viù.

Nelle sale polivalenti dei rispettivi enti, alla presenza di un pubblico numeroso e partecipe, i due sindaci, Giacomo Lisa e Daniela Majrano, hanno spiegato in che cosa consiste una fusione tra enti e quale iter normativo comportiaai sensi della Legge regionale n. 51 del 1992. Presenti in sala anche altri amministratori delle Valli di Lanzo.

Per favorire l’illustrazione,  i consiglieri dei gruppi di maggioranza di Lemie e Viù avevano preparato alcune slide, che sono state proiettate in sala nel corso dell’incontro.  Nelle slide, che peraltro sono consultabili sul sito internet dei due comuni, anche al fine di favorirne una maggior diffusione e comprensione, oltre al percorso che  deve essere affrontato  per giungere alla fusione, è stata fornita una fotografia della situazione attuale delle due realtà, sia dal punto di vista della dotazione organica, che dal punto di vista demografico, economico e patrimoniale. Particolare attenzione è stata rivolta ai servizi, il settore sul quale un’eventuale fusione dovrebbe andare ad incidere maggiormente. Il discorso dei servizi è stato ripreso anche nella parte finale della presentazione, dove, dopo aver indicato i benefici economici che dalla fusione deriverebbero, sono state ipotizzate alcune proposte migliorative, che potrebbero essere realizzate con i fondi a disposizione e con i risparmi di scala  (un unico segretario comunale, un unico revisore dei conti, un solo servizio di tesoreria, un solo responsabile della sicurezza e delle caldaie, una gestione unificata delle reti internet).

Al primo posto i trasporti, a seguire il miglioramento dell’indice di sicurezza percepito, con il posizionamento delle telecamere necessarie alle porte di ingresso del nuovo comune,  l’istituzione di fondi a rotazione  e  la predisposizione di bandi per il rilancio delle attività produttive, una premialità alla residenza, l’incremento degli orari di apertura degli uffici comunali di Lemie, l’unificazione della modulistica per le varie pratiche, un utilizzo maggiore e migliore dell’informatica sia nella comunicazione che nel disbrigo  e nell’ottenimento di documenti a domicilio.

Tra gli investimenti ipotizzati: l’efficientamento dell’illuminazione pubblica con la sostituzione dei corpi luminosi a vapori di sodio e mercurio con lampade a LED, l’adeguamento dei locali dell’ambulatorio di Lemie, il completamento degli interventi manutentivi sull’edificio scolastico di Viù, l’individuazione e l’adattamento di uno dei locali comunali di Lemie per l’apertura di un esercizio pubblico.

I sindaci hanno tenuto a ribadire che la proposta presentata  non è  al momento suffragata da alcun atto deliberativo e che deve in primo luogo essere condivisa dalla popolazione, alla quale è stato ripetutamente richiesto di individuare criticità e problemi, peraltro già in parte evidenziati anche nelle slide proiettate.

E’ stato infine sottolineato come le due amministrazioni abbiano ragionato sull’ipotesi di fusione non soltanto in ragione dei benefici economici che ne derivano, ma anche nell’ottica di creare un soggetto amministrativo più forte, che gode di una serie di benefici di legge.

Benefici economici

Sarebbero decisamente importanti i contributi pubblici di Stato e Regione, qualora si decidesse di andare verso la fusione. Secondo i calcoli, il nuovo Comune arriverebbe in 10 anni a intascare 2.420.000 euro, che per una piccola realtà di circa 1200 abitanti sarebbe veramente una boccata d’ossigeno e darebbe la possibilità di sviluppare una serie di progetti e interventi fino ad ora impossibili solo da pensare. Ogni anno il Comune riceverebbe dallo stato 226mila euro. In più, il primo anno la Regione trasferirebbe 76mila euro, mentre il secondo e il terzo 42mila. Ma non è tutti qui. Perché i benefici, al di là dei trasferimenti, sono ulteriori. Il Comune avrebbe infatti la precedenza sui bandi per i finanziamenti erogati dalla Regione, la priorità nella richiesta degli spazi finanziari e il turnover al 100% del personale, l’esenzione quinquennale dal patto di stabilità.

Le criticià

Durante la serata i sindaci hanno anche sottolineato quali sono le criticità di una fusione. 

In prmis, chiaramente, il venir meno dell’identità comunale. Poi la necessità di dover individuare un nome nuovo. E c’è da giurare che proprio su questo punto, nelle prossime settimane, si concentreranno le discussioni dei cittadini dei due comuni. Finora l’unica timida idea è unire i due nomi, dando vita a Lemieviù. Ma si tratta veramente di una timida ipotesi iniziale, per dare un noma a qualcosa che un nome deve ancora trovarlo.

Tra le altre criticità: i cittadini dovranno rifare la carta d’identità, i cartelli stradali saranno da rivedere, il Piano Regolatore da armonizzare così come la toponomastica per evitare sovrapposizioni di nomi di vie e piazze. Ci sarà anche da individuare un nuovo gonfalone. A livello politico, ci saranno anche meno amministratori, e le liste elettorali dovranno essere formate da rappresentanti di tutto il territorio.

Le prossime tappe

L’appuntamento successivo è fissato per il 2 febbraio. Nel frattempo i cittadini possono riflettere su quanto proposto, formulare domande e osservazioni alle mail sindaco@comune.viu.to.it e sindaco@comune.lemie.to.it, sottolineare criticità,  presentare ulteriori esigenze nell’ambito dei servizi e degli investimenti che il nuovo Ente dovrà considerare come prioritari.

Ci saranno ulteriori incontri, anche congiunti, dove si valuterà l’orientamento della popolazione. Se prevalesse il “sì” alla fusione, entro il 28 dicembre i consigli comunali di Lemie e Viù dovrebbero approvare la delibera di istanza e inoltrare la relazione di accompagnamento al progetto alla Regione Piemonte. Tra il 15 settembre e il 15 novembre, poi, i cittadini dei due comuni sarebbero chiamati al referendum consultivo. In caso di vittoria del sì, il nuovo Comune sarebbe istituito l’1 gennaio del 2019, con la nomina di un commissario fino alle elezioni. Al commissario, peraltro, spetterebbe redigere lo Statuto del nuovo Comune di concerto con le Amministrazioni uscenti. Quindi, in primavera 2019, le elezioni amministrative per eleggere il nuovo sindaco.

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