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Carlo Schiavo mostra il "kit del candidato"

LEINI. Silvano Riva firma il contratto coi leinicesi (VIDEO)

La serata è stata da ricordare. Non tanto per l’evento in sé – la presentazione della coalizione che sosterrà Silvano Riva – quanto per come si è articolata. Venerdì sera a villa Chiosso è successo un po’ di tutto. In prima fila un vero parterre de rois: Riva è riuscito a portarsi a casa tutti i big forzisti di casa nostra: c’era Gilberto Pichetto, candidato alla presidenza regionale, c’erano i candidati a palazzo Lascaris Claudia Porchietto, Carlo Giacometto e Cesare Pianasso (quest’ultimo quota Lega). C’era Alberto Cirio (che punta a Bruxelles). Insomma c’era mezza nomenklatura dei “berluscones” tutti riuniti in quello che fu un feudo del centrodestra ai tempi – che paiono ormai lontanissmi – di Nevio Coral.

Ce n’erano così tanti, di “big” che qualche maligno si dava di gomito sussurrando che a villa Chiosso erano venuti più candidati che elettori. La sala, in effetti, proprio stipata non era.

 

La serata è cominciata male. Attimi di panico fra il pubblico quando uno degli spettatori ha avuto un malore. È stato necessario chiamare l’ambulanza e dopo l’intervento dei paramedici (da quanto filtra non si tratta di nulla di grave) la serata è ripresa.

 

I primi fuochi artificiali li ha riservati Riva quando ha annunciato l’intenzione di portare l’esercito a Leini, per incrementare la sicurezza dei cittadini. “Perchè i marò mica devono andare in Somalia, vengano a Leini a proteggere i cittadini, vivà i Marò, viva Leini”. E questo è stato solo l’inizio. Durante le presentazione dei candidati (a cui è stato donato il “kit del candidato”, contenente il libro di Berlusconi, bandierine, spillette e santini), autentico mattatore della serata è stato Carlo Schiavo, neofita della politica e aspirante consigliere comunale. “Ho deciso di scendere in politica due anni fa, quando mi hanno detto che il Pd voleva ricandidare Prodi – ha raccontato Schiavo – Ho detto “Oddio, non può succedere!” e così ho contattato Silvano. Dobbiamo costruire per il paese, non ha senso dividersi e litigare, dobbiamo essere tutti uniti, basta spaccarsi fra comunisti, non comunisti eccetera. Siamo tutti uguali, uomini, donne, cani, gatti, tutti quanti!”.

 

Spazio anche per Angela Fabbri, la “star” dei Tedeschi, che però, causa ritardi della scaletta, non ha potuto cantare “le Anguille del Po”, per la delusione degli astanti (qualcuno era venuto apposta). Però ha detto che se spera di prendere tanti voti per poter fare il vicesindaco.

Nel complesso la serata è stata frizzante. E non è mancato un piccolo giallo. Sulle pareti campeggiava la bandiera di Fratelli d’Italia, nonostante Roberto Ravello, il portavoce provinciale del partito della Meloni, avesse espressamente negato il simbolo alla coalizione di Riva. E quindi chi ha appeso la bandiera? Francesco Garganese, candidato nella civica che appoggia Riva. “Ho chiamato Ravello oggi pomeriggio, gli ho annunciato che avrei esposto il simbolo – spiega Garganese – Mi ha detto che per stasera potevo farlo”. Stasera sì. Chissà però che succederà domani.

 

Comunque la vera chicca il “berluschino” Riva se l’è tenuta per ultima, quando dopo il discorso conclusivo si è diretto verso un cartellone e, impugnato il pennarellone, ha firmato “il contratto coi leinicesi”(VIDEO). Proprio come il Cavaliere che da Bruno Vespa firmò quello con gli italiani. Il candidato forzista ha sottoscritto l’impegno ad seguire i principi di “tolleranza zero, priorità ai leinicesi, innovazione, eccetera”.

E subito dopo la firma, parte “Niente paura” di Ligabue, lo slogan adottato dal centrodestra. E giù applausi, baci e abbracci. Come ai bei tempi del “Partito dell’Amore”.

 

Lorenzo Bernardi

 

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2 Commenti

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    Francesco Garganese

    Da Lorenzo Bernardi mi sarei aspettato più menzione sui contenuti detti alla serata e meno menzione al passato e a qualcosa che personalmente non mi appartiene.
    Come dichiarato nei miei due interventi che mi sono stati richiesti, il nostro è un laboratorio locale, che inizia da delle vecchie conoscenze personali e che mi sento di appoggiare in questa competizione elettorale.
    Dal 2005 presi ampie e totali distanze da quella che fu l’amministrazione di Leinì, e lo rifarei con fermezza anche oggi, se ci fossero degli esponenti di allora.
    Non vedo però una strada che possa portare lontano quella di liste alternative, che fanno di rancori personali il programma elettorale che deve invece prendere in mano con fermezza un comune come quello di Leinì allo stato attuale.
    La competizione sarà dura, ma spero si faccia pensando al futuro, perché allo stato attuale delle cose si deve solo pensare a costruire un futuro per Leinì ed a lavorare sodo.
    In merito al simbolo, non è necessario menzionare persone che ieri sera non erano presenti: tutti sanno della mia convinta appartenenza a Fratelli d’Italia fin dal primo giorno della sua fondazione, quindi credo che il simbolo di ciò che mi ha stimolato a mettere me stesso in gioco politicamente faccia parte di me.
    E’ però indubbio che nella competizione elettorale si è scelto un simbolo civico, che sarà quello che rappresenterà sia me ed il nostro gruppo durante il percorso iniziato ieri sera.

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      Lorenzo Bernardi

      Durante la serata è stato esposto il simbolo di FDI nonostante il portavoce di FDI lo abbia esplicitamente negato alla coalizione di Riva. E’ una notizia.
      A prescindere da chi fra i due abbia ragione.

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