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Bruno Brancaleoni, storico fotografo di Leini

LEINI. Si è spento Bruno Brancaleoni, storico fotografo leinicese

Si è spento nella mattinata di martedì 24 novembre Bruno Brancaleoni, “Branca”, 84 anni, indimenticabile protagonista e testimone – con la macchina fotografica appesa al collo – di mezzo secolo di storia leinicese.

Nato il 16 febbraio del 1936 in Romania, a Cataloj, nel distretto di Tulcea, Bruno Brancaleoni si trasferisce nei primi anni di vita a Badia Polesine, in provincia di Rovigo, con la sua famiglia, dove comincia a lavorare consegnando il vino nelle case.

A 18 anni, con la maggiore età, decide di partire e trasferirsi a Milano in cerca di fortuna. Qui lavora come muratore ma comincia, nel tempo libero offertogli da weekend, a coltivare la sua passione: la fotografia. La domenica Bruno corre di qua e di là per scattare le sue prime foto. «Mi ricordo la bellissima stazione centrale, il Duomo, la gente per strada» raccontava nel 2009 in un’intervista a La Voce. In breve tempo arriva l’assunzione in Comune. «A Milano riuscii a fare amicizie importanti e proprio grazie al mio modo di fare, conobbi grandi personaggi del mondo di allora. Ricordo che mentre si stavano girando le scene del film ‘Lo svitato’, di Dario Fo, mi chiesero di fare la comparsa e di scattare alcune foto. Da lì inizia un capitolo nuovo della mia vita. Cominciai a fare delle comparse nei fotoromanzi “Bolero”, lavorando con attori come Marco Res e Maria Giovannini. Feci la comparsa nel film “La donna del giorno”, con Virna Lisi e Mario Carotenuto. Ero poliziotto e giornalista». Branca partecipa come fotografo alla trasmissione ‘Lascia o raddoppia’ di Mike Bongiorno. Gli viene addirittura proposta una parte in un film con Sergio Reggiani e Carol Martine, ma non riesce a coniugare tutti gli impegni. Poi il militare, quindi Rimini. Qui conosce  Fred Buscaglione, Loredana Bertè, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Macario, Umberto Bindi. «Ritornai a Baddia, aprii un piccolo negozio di fotografia e conobbi Claudio Villa, Lucia- no Tajoli, Mario del Monaco, Tony Renis, Corrado e molti altri. Nel 1960 mi fidanzai e nel 1961 sposai Graziella e un anno dopo nacque la nostra prima figlia Serena».

Bruno Brancaleoni finisce in Germania, a lavorare per una compagnia che gestiva la linea ferroviaria, poi torna in Italia, a Torino, dipendente in un’impresa di pulizie. Mentre lava i vetri al Principi di Piemonte incontra l’avvocato Gianni Agnelli: un’altra foto da aggiungere ad una già incredibile collezione. «Fu una giornata talmente straordinaria che me la ricordo ancora come fosse ieri…».

La svolta, l’ultima grande svolta della sua vita, è il suo trasferimento a Leini. Nella cittadina dei Provana Branca comincia a lavorare alla Singer, fin quando non decide di dedicarsi completamente alla fotografia aprendo il suo studio in via Carlo Alberto 144 (trasferito successivamente in piazza Vittorio Emanuele II). 

«Lo incontrai alla Singer nei primi anni Settanta – lo ricorda l’amico Guerrino Babbini -. Anche lui era del Consiglio di Fabbrica, iscritto alla Uilm e pio alla indimenticabile organizzazione unitaria sindacale, la Flm. Sempre sollecito a documentare con immagini gli obiettivi e le modalità delle nostre lotte sull’organizzazione del lavoro, sulla nocività, sull’equità della retribuzione e ancora di più sui servizi che riguardavano i lavoratori. Il proverbio africano che dice che “quando muore un anziano brucia una biblioteca” è molto vero. So che Brancaleoni ha un garage pieno di documentazioni fotografiche riguardanti non solo la vita di Leini. Lui era il fotografo, molte sue fotografie sono state utilizzate nel documentario Radio Singer».

Un ricordo del Branca caro a Babbini? «Durante la lotta contro la seconda pista dell’aeroporto e la città satellite di Sindona – sorride -. Andavamo per le cascine, io facevo le domande ai coltivatori, lui registrava l’intervista con i primi mezzi tecnici allora disponibili Alla sera tornavamo e facevamo vedere in un monitor le oro parole. Il risultato fu che alle manifestazioni di lotta avevamo in corteo tutti i trattori del territorio».

Sempre in prima fila a qualsiasi evento, manifestazione, appuntamento, Brancaleoni raccoglie negli anni migliaia e migliaia di scatti di Leini e dei leinicesi. Nel 2008 il meritato pensionamento che gli permette di godersi a tempo pieno la famiglia: la moglie Gabriella, le figlie Serena e Anna Gioia. Gli sono stati vicini fino alla fine, giunta dopo una lunga battaglia con una brutta malattia.

«Testimone e reporter con ironia e tempismo di oltre 50 anni di storia leinicese, Branca sapeva guardare alla realtà con un occhio diverso, quello del suo spirito leggero e arguto, che gli serviva quando si metteva dietro all’obiettivo, ma anche per il suo ruolo di Consigliere Comunale, e soprattutto nella sua quotidianità di persona capace di strappare un sorriso, sdrammatizzare, provare a smussare gli spigoli di una realtà, quella leinicese, che amava e conosceva alla perfezione – lo ricorda il sindaco, Renato Pittalis -. Sono moltissimi, per non dire tutti, i leinicesi che hanno esposta in casa una sua fotografia che li ritragga nei momenti topici della vita: battesimo, primo giorno di scuola, prima comunione, cresima, matrimonio; così come nel suo archivio ci sono fatti di cronaca e di costume, catturati con l’occhio attento del reporter. Per anni lui ci ha ricordato i momenti più importanti, e in gran parte più belli, della nostra storia personale e come comunità: ora tocca a noi ricordare lui, con quello stesso sorriso che lui ha portato nelle nostre vite per tanti anni e che ora rimane nei nostri ricordi. L’Amministrazione Comunale esprime il suo cordoglio e la sua partecipazione per la scomparsa di Bruno Brancaleoni e, a nome della comunità leinicese, porge sentite condoglianze alla sua famiglia».

Due i desideri espressi in quell’intervista del 2009. «Cosa mi manca nella vita? Non essere riuscito a fotografare Silvio Berlusconi – sorrideva Branca -. E voglio provare a convincere il Comune di Leinì a mettermi a disposizione una sala dove poter esporre tutto il mio archivio fotografico e organizzare, magari, di tanto in tanto, pure qualche concorso di fotografia”. Così i leinicesi sapranno come rendergli onore.

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