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LEINI. Consiglio comunale: le pagelle dei politici

 

L’ultimo consiglio comunale è finito alle 3 del mattino. Sette ore in cui gli eletti hanno regalato momenti significativi. Non solo la sala, a inizio seduta, era piena (cosa rara nei comuni vicini), ma a notte inoltrata c’era ancora qualcuno che resisteva (cosa ancora più rara) alle lusinghe del cuscino. A conferma che Leini si conferma un mondo a parte.

 

 

Silvia Cossu voto 8: Quando spiega al sindaco che ha visitato il canile sbagliato la Leone sbianca e nel pubblico parte la ola. Per il resto, presenta una raffica di mozioni, se ne fa approvare sei e spacca pure la maggioranza. Documentata.

 

 

Giuseppe Musolino voto 5,5: sforna neologismi a ritmo forsennato, a ogni intervento regala emozioni anche se nessuno capisce cosa vuole dire. Si scopre che Lamberti è “zarrigno” (che pare significhi “dittatoriale”, almeno da Crotone in giù). Sottotitolato.

 

 

Gabriella Leone voto 4. “Ci sono andata io a vedere il canile, i cani stanno tutti bene”. Ma era il canile sbagliato. Idea regalo per Natale: un tom-tom.

 

 

Renato Pittalis voto 6,5 . È senz’altro il più tamarro del parlamentino. Sfancula apertamente il provocatore Troiani dando un pugno sul banco che il lampadario trema ancora adesso, poi esce dall’emiciclo come Edmundo ai tempi belli. O Animal.

 

 

Gianfranco Brugiafreddo 5. Prende così tante querele che ogni volta che viene in consiglio il suo avvocato prenota una vacanza. Stavolta cincischia, tergiversa, si perde, avrebbe anche delle cose interessanti da dire ma le annacqua in un mare di polemiche sterili. Infila un criptico accenno a una mansarda abitata abusivamente non si capisce bene da chi. Va a fare pipì per evitare di votare contro i matrimoni gay (chissà che avrebbe detto il PD). La nuova segretaria lo sgrida, il pubblico lo becca e quando pure il microfono lo boicotta smettendo di funzionare, lui lo prende a mazzate. Vandalo.

 

 

Carlo Cazzari voto 5. Emenda come non ci fosse un domani la mozione della Cossu e vuole spedire la Leone nel tavolo contro il racket “perchè è il personaggio più importante del paese” (qualcuno gli dica che si dice “responsabile della pubblica sicurezza”). Alla sedicesima volta che ripete “il mio emendamento” lo bacchetta pure Lamberti sottolineando che l’emendamento è di tutta la maggioranza. Possessivo.

 

 

David Pocusta voto 3. Il suo gruppo vota per i matrimoni gay, lui si astiene, non fa uno straccio di dichiarazione di voto e non dà spiegazioni neanche a consiglio finito. Viene da pensare che si sia sbagliato. Pavido.

 

Sergio Marcato 4,5. Il capogruppo meno loquace della storia, la bandiera di Bangolo in fondo alla sala è più attiva. Ornamentale.

 

 

Silvano Riva voto 10. Lancia la campagna “adotta un cane leinicese”, proponendo 1000 euro di incentivo per chi sceglie quadrupedi indigeni. La perla: “Ricordiamoci che il sindaco è il sindaco di tutti, anche dei cani, intesi come animali”. Idolo delle folle.

 

 

Marco D’acri voto 6. Era abituato bene in Provincia. Nel consiglio a Leini si sente come Leo Messi in un campo di terza categoria, ma senza i parastinchi. Demotivato.

 

 

Francesco Lamberti voto 5. Batte il tempo che neanche il Big Bang, a un certo punto invoca l’intervento dei vigili per zittire Brugia. “Zarrigno”.

lorenzobernardi@giornalelavoce.it 

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