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Associazioni balneari italiane
Associazioni balneari italiane

Legge stabilità: balneari, “svendita spiagge” dibattito surreale

“Nessuno propone, o ha proposto, la vendita di tratti di spiaggia ma esclusivamente di tutto ciò che, per i cambiamenti orografici della costa o per le trasformazioni edilizie legittime intervenute nel tempo, hanno ormai perso l’originale caratteristica” e “in quanto non più utilizzabili per i pubblici usi del mare”. Lo affermano, in una nota congiunta, le Associazioni di categoria, in rappresentanza di 30.000 imprese balneari italiane: Sib – Fipe/Confcommercio, Fiba – Confesercenti, Cna – Balneatori, Assobalneari Italia – Confindustria e OASI – Confartigianato. A ciò si aggiunga che, per evitare qualsiasi sanatoria di eventuali abusi, proseguono i balneari, tutte le proposte emendative hanno escluso che la vendita possa riguardare “le superfici coperte realizzate in assenza di titoli autorizzatori validi o in presenza di abusi edilizi” e che la stessa, inoltre, debba avvenire non a prezzo di favore ma “sulla base delle valutazioni correnti di mercato”.

“Pur cui, un semplice esame obiettivo, e non preconcetto, di questi emendamenti – affermano i balneari – avrebbe impedito il surreale dibattito sulla “svendita delle spiagge” da nessuno avanzata e, meno che mai, dalle nostre organizzazioni. Si tratta, pertanto, di una specificazione e semplificazione del normale procedimento di sdemanializzazione disposto dall’articolo 35 del Codice della Navigazione del lontano 1942 pacificamente attuato dalla Pubblica Amministrazione e che ha permesso nel tempo di realizzare legittimamente parti delle nostre città costiere e di modificare una linea demaniale risalente, in molti casi, a quella definita nell’ormai remoto 1899″.

I balneari ricordano anche che, non più tardi di qualche settimana fa, il Comune di Rimini “è diventato, finalmente, proprietario di ben 140.000 mq. del suo lungomare a seguito, proprio, della “sclassificazione” di un tratto di quello che era un tempo “demanio marittimo”. Il tutto senza scandali e senza che si sia intrapresa alcuna epica battaglia per la salvaguardia della “spiaggia” anzi manifestando grande soddisfazione e rammarico per il tanto tempo trascorso per fare ciò che la logica imponeva: sdemanializzare e cedere”.

Se invece di una discussione fantasiosa ci fosse stato una semplice lettura delle norme proposte qualcuno avrebbe dovuto spiegare che cosa c’è di ” uso del mare” (che per il nostro Ordinamento giuridico costituisce il presupposto della demanialità marittima) nell’area sottostante un ristorante costruito alla fine dell’800 rispetto allo sdemanializzato lungomare adiacente.

”Nello stigmatizzare gli attacchi tanto grossolani quanto calunniosi di qualche esponente politico alla disperata ricerca di una visibilità e di un ruolo parlamentare magari perso, richiamiamo tutti a un sereno esame nel merito delle proposte scevro da ‘confusioni mediatiche’, per comprendere il senso e la portata delle stesse che a quanto pare sono finalizzate a contribuire alla riduzione del debito pubblico o a indispensabili coperture finanziarie per i provvedimenti di riduzione della pressione fiscale. A tal proposito si ricorda che una stima del Ministero delle finanze del lontano 1997 quantificava in 5 miliardi di euro l’introito derivante dalla vendita di questi – si affermava – relitti del demanio marittimo”. E’ quanto scrivono in una nota Sib – Fipe/Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Cna-Balneatori, Assobalneari Italia-Confindustria e Oasi-Confartigianato.

”E’ comunque è del tutto incomprensibile che il gusto della banalizzazione e della battuta ad effetto (il solito abusato Totò e la fontana di Trevi!) abbiano contagiato autorevoli uomini delle Istituzioni e del Governo che, a quanto pare, non hanno letto neppure le proposte e si sono affidati alle errate semplificazioni giornalistiche”.

”Siamo consapevoli, e non intendiamo sottrarci al grande sforzo che si chiede a un settore stremato, oltre che dalla crisi economica, dalla pressione fiscale”, proseguono i balneari. Poi ricordano: ”siamo le uniche aziende turistiche ad avere l’aliquota IVA ordinaria al 22% invece che quella speciale al 10% applicata a tutte le altre. Chiediamo però che queste proposte, come eventualmente altre, siano serenamente esaminate e discusse senza falsi quanto infondati preconcetti e senza offensive banalizzazioni”. I balneari oggi hanno chiesto un incontro urgente ai capigruppo parlamentari di tutti i partiti presenti in Senato.

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Blogger: Fabio Mina

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