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La Luxottica di Lauriano

LAURIANO PO. Caso Luxottica: “Una telefonata anonima e un furto anonimo”

Nuovi dettagli emergono nell’inchiesta che ha portato a sei arresti e dieci denunce per il traffico illecito di occhiali di proprietà della Luxottica.

L’indagine, affidata ai carabinieri della Compagnia di Chivasso coordinati dalla Procura di Ivrea, ha permesso di smantellare un’organizzazione criminale che, grazie alla complicità di alcuni dipendenti infedeli, aveva messo in piedi un mercato parallelo di occhiali Ray Ban, Persol e Prada sottratti alle linee di produzione dello stabilimento di Lauriano.  Un volume d’affari complessivo di un milione di euro.

I reati sinora ipotizzati, e a cui devono rispondere a vario titolo arrestati e indagati, vanno 

dall’associazione per delinquere al furto aggravato, dal riciclaggio alla ricettazione. Ma l’indagine è tutt’ora in corso e sono al vaglio degli inquirenti almeno altrettante posizioni. 

Dalle 378 pagine dell’ordinanza di applicazione di misure cautelari firmate dal gip  Alessandro Scialabba viene ricostruita tutta l’operazione. Dalla genesi in poi. La figura chiave è quella di Sergio De Paola, imprenditore veneto nel campo dell’ottica.

Per gli inquirenti è la mente. 

Titolare della Sercomex Italia e della Lefe Otic sas e di un punto vendita a Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia, De Paola si rifornisce da Luxottica dal 2006, acquistando anche tre mila paia di occhiali all’anno. Ma, a metà 2014, interrompe gli ordini. Parte tutto da qui…

Sergio De Paola, si legge nell’ordinanza, ha il ruolo di capo-promotore e organizzatore, che esercita dal 1 marzo 2013 al 1 marzo 2015 “impartendo direttive e finanziando le attività illecite, commercializzando il materiale trafugato dallo stabilimento produttivo di Lauriano, reimmettendolo nel legale mercato nazionale ed estero dell’occhialeria attraverso le società Sercomex Italia e Lee Optic sas”. 

Parte degli occhiali venivano anche rivenduti a compiacenti ottici consapevoli della illecita provenienza dei beni. 

L’indagine prende il via dai sospetti che Luxottica inizia a nutrire quando, nel 2014, De Paola interrompe i rapporti commerciali che duravano da 8 anni, ininterrottamente. 

Ad insospettire l’azienda il fatto che, nonostante De Paola non si rifornisse più di occhiali del marchio della famiglia Del Vecchio, il suo negozio continuava comunque ad avere un’importante esposizione di merce prodotta dalla Luxottica. In particolare, di Persol, anche di recentissima produzione.

Il 28 aprile 2014 arriva la prima soffiata all’azienda. 

Una telefonata anonima riferisce circa presunti traffici di occhiali col marchio “Persol” che avrebbero interessato l’esercizio commerciale della Sercomex Italia. 

L’anonimo aggiunge che vi sarebbe stata una presunta sottrazione di “componenti” dal ciclo produttivo dello stabilimento di Lauriano per poi essere rimessi in commercio. 

Il giorno dopo si verifica un altro fatto “anomalo”, che spingerà poi Luxottica a sporgere denuncia ai carabinieri.

Nella notte tra il 29 ed il 30 aprile quattro ignoti malfattori vengono ripresi dal circuito di videosorveglianza dello stabilimento. I quattro si sono introdotti nella fabbrica passando da una recinzione metallica posta nella parte retrostante dell’edificio, quindi hanno raggiunto, attraverso una saracinesca, il magazzino e, successivamente, la sala lenti. 

Seppure siano rimasti per circa due ore in quell’area, pareva che non avessero asportato nulla di rilevante e, fatto singolare, sono riusciti a non far attivare alcun sensore d’allare.

In realtà, si scoprirà in seguito, l’allarme non ha suonato perché sono state sistemate alcune scatole in modo da poter oscurare il raggio di azione dei sensori presenti. 

Successivamente, è stata poi riscontrata la mancanza di tre microlotti produttivi corrispondenti ad un totale di seicento aste per occhiali.

Da quegli episodi Luxottica ha iniziato dei normali controlli al ciclo produttivo, al fine di monitorare possibili ammanchi di materiale ottico.  Da lì sono emersi, effettivamente, ammanchi con un incremento fuori media, non riconducibili al normale ciclo produttivo. 

L’insieme degli avvenimenti hanno indotto l’azienda ad avviare degli accertamenti interni, affidandoli ad una società d’investigazioni private. 

La società ha fatto emergere un quadro inquietante, ottenendo rilevanti riscontri ai sospetti.

Tanto per cominciare, è emersa la vasta disponibilità di occhiali col marchio “Persol” presso il punto vendita di Santa Maria di Sala di proprietà di De Paola: occhiali venduti con prezzi scontati dal 30 al 50 per cento. 

Tra questi i modelli  “Capri” e “342”, di ultimissima produzione, immessi sul mercato tra l’aprile e il maggio 2014. 

I campioni verificati, inoltre, non erano ancora stati inseriti nel normale circuito commerciale dalla Luxottica, tanto che gli stessi erano destinati al solo mercato estero.

La società di investigazioni ha quindi scoperto che a Santa Maria di Sala gli occhiali arrivavano con cadenza bisettimanale in pacchi consegnati da un presunto “corriere Luxottica”, il cui mittente risultava Valter Lee, che non aveva però formalmente rapporti commerciali con l’azienda.

A completare il puzzle criminale, manca solo la prova delle prove. E questa arriva dalla perizia tecnica eseguita su due paia di occhiali acquistati nel negozio di De Paola. 

I due modelli comprati dagli investigatori confermano le ipotesi di traffico illecito: presentavano delle difformità tali in alcuni dettagli componentistici, perché assemblati maldestramente, che avrebbero impedito a Luxottica di mettere quei due prodotti sul mercato… 

Da qui il passaggio dell’inchiesta nelle mani dei carabinieri di Chivasso e della Procura di Ivrea.

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Blogger: Andrea Bucci

Andrea Bucci
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