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LAURIANO. Arte povera ma non banale. La cappella di San Rocco a Piazzo

Al turista che percorre le nostre strade collinari non sfuggiranno piccole macchie bianche che emergono fra il verde della vegetazione: sono chiesette di campagna che, talvolta, diventano soggetto per pittori locali, oppure cappellette dedicate ad un santo.

Spuntarono come funghi a cavallo fra il quindicesimo e sedicesimo secolo, questi luoghi di culto, sempre ideati  dalla popolazione locali e mai dalla chiesa ufficiale. E naturalmente c’è un perché.

Era da poco terminato il Concilio di Trento che, timoroso per il diffondersi del protestantesimo, con rigide disposizioni aveva imbrigliato ogni manifestazione religiosa spontanea. Fu per contrastare questa soffocante disciplina che nacquero in sede locale le Confraternite, le quali, pur non allontanandosi dalla dottrina cattolica, si sottraevano a norme credute troppo severe per la spontaneità dello spirito.

Ogni Confraternita aveva la sua cappella e il suo cappellano, talora in contrasto con la stessa parrocchia.

Fu in una di esse, nel paese di Piazzo, che trovò spazio il culto di san Rocco, un laico credente che espresse la sua fede abbandonando le ricchezze (era figlio di ricca famiglia borghese nel sud della Francia ) per dedicarsi ai poveri e ai sofferenti, in primis agli appestati.

Ammalatosi lui stesso di peste bubbonica, emarginato dalla società e ritiratosi in un bosco, era visitato da un cane ( la leggenda afferma che si chiamava Reste ) che ogni giorno gli recava un pane: forse il bravo cagnolino era stato contagiato anch’esso non dalla peste ma dalla generosità di Rocco!

Sia storia sia leggenda, il personaggio fu percepito dalla popolazione della zona come ‘ uno di noi ‘ uno del popolino, quello abituato alla povertà ed alla miseria, a differenza di un certo clero ricco ed opulento. . In lui il vangelo non era lettera morta ma vita quotidiana. Rocco era un santo e come tale fu subito venerato, e in suo onore furono eretti piloni e tempietti votivi, fu invocato nelle vicissitudini, per lo più tristi, della vita quotidiano: si trattasse   di infermità, quando la medicina muoveva i primi passi, oppure di piccoli o grandi infortuni tipici del mondo contadino, o, ancora, di provvidenziali ritorni da guerre e battaglie. Tali eventi, ritenuti miracolosi, dovevano restare a futura memoria, in onore del Santo che li aveva prodotti con la sua intercessione. E quindi venivano  poi raccontati con dipinti, rozzi ma non banali, non sfarzosi ma degni di essere ammirati per la loro arte che oggi diremmo naif.

Tra queste chiesette c’è anche quella di S.Rocco a Piazzo. Che nel tempo fu tappezzata dagli ex-voto e dipinti di vario genere, ammirati dalla popolazione, prima che ladri sacrileghi   ne facessero man bassa. 

Nell’occasione della festa del Santo, il 16 agosto, è stata benedetta la nuova porta della chiesa, e nell’occasione è stata tenuta a cura della dott.ssa Sara Inzerra, presidente dell’associazione culturale Athena, una relazione sulla storia e sulla bellezza della chiesetta, con la presentazione  di bozzetti ridipinti di alcuni degli ex voto trafugati: questo ha suscitato il  vivo interesse dei presenti, che hanno potuto rivedere le scene di un mondo soltanto in apparenza scomparso, anche grazie alle tracce di memoria di alcuni anziani abitanti di Piazzo. .

La benedizione della porta è stata impartita dal  diacono Roberto Gassino, in rappresentanza del parroco, D. Domenico Busso, con la presenza  di Delfina Vittone, priora della confraternita di S.Rocco. Ideatore ed esecutore del restauro della cappelletta Giuseppe Nicco,  con l’aiuto di Costantino Lambrimoc. Un momento di festa, per onorare tradizioni antiche.

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