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L'altare di Notre Dame de Paris miracolosamente scampato all'incendio

LANZO – Salviamo il patrimonio culturale europeo dal degrado

“La ricostruiremo più bella di prima”. Quante volte abbiamo sentito pronunciare con voce altisonante dal politico di turno questa frase dopo l’ennesimo disastro provocato dall’incuria che ha privato il genere umano di un capolavoro d’arte di immenso valore, di un monumento, di un edificio storico oppure lo ha danneggiato in modo irreparabile, compromettendone la piena fruizione alle future generazioni? A pronunciarle, all’indomani del terribile rogo di Notre Dame de Paris, il 15 aprile scorso, è stato questa volta il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Eppure, rimanendo nel nostro Piemonte, nella nostra Italia, le avevamo già sentite pronunciare tante altre volte queste identiche parole: il 29 gennaio 1996 quando andò a fuoco il Teatro La Fenice di Venezia, uno dei simboli della città e tra i più prestigiosi al mondo; la notte tra l’8 e il 9 febbraio 1936, quando un incendio distrusse completamente il Teatro Regio di Torino e ci vollero quasi quarant’anni per ricostruirlo; la notte tra l’11 e il 12 aprile 1997, quando il fuoco divorò la Cappella della Santa Sindone del Duomo di Torino; la mattina del 5 aprile 2008, quando andò in fiamme uno dei torrioni del Castello di Moncalieri, portandosi via per sempre una parte delle stanze reali appartenute a Vittorio Emanuele II, dove fu scritta una parte rilevante della storia dell’unificazione nazionale. Ma la vera domanda che dobbiamo porci è un’altra, in quanto al passato non vi è rimedio alcuno: quante volte ancora dovremo sentire queste parole? Quante volte ancora ci verrà detto che tutto tornerà come prima, quando noi tutti sappiamo che il fuoco non risparmia nulla alla memoria; tutt’al più diventa un monito a non ripetere gli stessi errori. Il rogo di Notre Dame de Paris ha riproposto nuovamente in questi giorni, e a livello mondiale, il problema della scarsa manutenzione di un edificio simbolo di una nazione. Non è mai per caso se un incendio di quelle proporzioni e con quelle conseguenze si sviluppa in un luogo che meriterebbe ogni forma di tutela preventiva per scongiurarne qualsiasi danno. In altre parole, dovremmo prenderci cura in ben altro modo delle testimonianze più preziose del nostro passato, perché da esse dipende l’identità culturale di una nazione, di un popolo. Notre Dame non era solo una cattedrale per i parigini e per i francesi, esattamente come il Duomo di Torino, divorato dalle fiamme in modo sinistramente analogo nell’aprile 1997, non è solo una chiesa. Questi edifici sono il frutto della stratificazione secolare del progresso e degli errori di un popolo. E non è certo un caso se migliaia di parigini hanno ritrovato la fede riunendosi spontaneamente in preghiera per le vie e per le piazze della città in un estremo atto di dolore verso un edificio di culto così caro, risparmiato dalla distruzione persino dalla Rivoluzione francese. Perché chi avrebbe mai osato danneggiare quella cattedrale? Nessuno. Lì come in altri luoghi simbolici della nostra Europa risiede la fonte della pietà di una comunità. Serve prevenzione, dunque. Serve monitoraggio costante del nostro patrimonio culturale e architettonico. Non servono vuote celebrazioni come quella appena trascorsa dell’Anno europeo del patrimonio culturale, celebrato in tutta Europa lo scorso anno senza mettere davvero mano al recupero di palazzi, musei, chiese, monumenti. Serve prevenzione, perché non siamo nulla senza la nostra storia. Serve prevenzione perché ricostruire costa molto di più che conservare. Serve prevenzione, infine, perché ciò che ricostruiremo non sarà mai ciò che abbiamo perso. Chiudo con una annotazione utile ai nostri governanti e amministratori locali, ricordando loro ma anche a tutti noi quanto prescrive l’articolo 9 della Costituzione italiana: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Che ciò sia un monito per tutti, in funzione del nostro ruolo e della nostra funzione in società, per fare bene e meglio rispettando la Costituzione oppure per vigilare e pretendere che venga rispettata.

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Blogger: Vitaliano Alessio Stefanoni

Vitaliano Alessio Stefanoni
Dalla città metropolitana

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