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LANZO – Riflessioni sulla pandemia dalle Valli di Lanzo

Sono le minoranze più rumorose, lo sappiamo bene, a farsi notare di più in ogni contesto, proprio per il brusio di fondo che generano e a prescindere dal fatto che si definiscono come tali proprio in opposizione ad una maggioranza.

Succede così che nel dibattito di fine estate sui comportamenti “irresponsabili” di tanti italiani (e turisti stranieri?) che avrebbero mandato a monte o perlomeno compromesso i buoni risultati raggiunti dall’Italia nel contrasto al Coronavirus, sono i giovani (tutti, indistintamente) ad essere stati messi all’indice dal solito perbenismo imperante. E questo, guarda caso, accade in un paese di anziani (parlando con rispetto) dove ai giovani ben pochi spazi di espressione vengono concessi in qualsiasi ambito, salvo poi essere considerati responsabili delle peggio cose. Un paese dove esattamente un terzo della popolazione deriva ormai il proprio reddito dall’Inps e dove quasi il 40% degli under 35 è senza un lavoro.

E anche dopo che la parabola di Flavio Briatore (classe 1950) ha riaggiustato un po’ il tiro, riaccendendo i riflettori sui furenti highlander della generazione dei post “vitelloni”, da sempre e instancabilmente grandi frequentatori di locali di intrattenimento, sono ancora sempre “i ragazzi della movida” a riempire le cronache quotidiane. Messi all’indice dalla carta stampata che a giro ne pubblica lettere di doglianza e dai virologi di turno che si alternano sui canali tivù nazionali per fare appello alla morigeratezza dei comportamenti, i giovani (tutti) sono diventati i nuovi “untori” a cui si vorrebbe in larga parte affibbiare la colpa del ritorno di fiamma del Coronavirus a ridosso della riapertura delle scuole. Anche quelli (per assurdo) che mai hanno messo piede in una discoteca (e ce ne sono più di quanti si immagini), anche quelli che a trent’anni hanno già una famiglia e che in vacanza amano la quiete e la tranquillità (e non sono pochi nemmeno loro).

Certo. I locali da ballo avrebbero dovuto rimanere chiusi, dopo il fermo per mesi delle scuole di ogni ordine e grado, lo stop e la lenta ripartenza delle fiere, dei cinema, dei concerti e dei teatri. È vero. Così come è però altrettanto vero che una grande democrazia si fonda (e non può essere altrimenti) sul senso di responsabilità dei singoli.

Tanti italiani hanno, dunque, commesso degli errori in questa strana estate di pandemia per superficialità, ignoranza e talvolta per spavalderia e credo sia giusto chiedere a queste persone di porgere le loro scuse alla società nel suo insieme, come alcuni opinionisti hanno invocato. Abbiamo visto e ci sono state raccontate dai media, dagli amici e dai conoscenti troppe mascherine rimaste sul mento o sui gomiti o dimenticate in hotel. E ci sono state distanze ravvicinate di ogni tipo (e non solo in discoteca). È vero. Questi comportamenti hanno però interessato solo una minoranza di persone. E questo va sottolineato, per amore di verità, così come il fatto che i protagonisti di questi atteggiamenti appartengono in modo abbastanza trasversale a tutte le generazioni e ai ceti sociali (giovani e diversamente giovani, Vip e persone comuni).

In una sola settimana, dal 19 al 25 agosto, quella segnata da primi significativi rientri dalle vacanze, si è avuto il raddoppio dei casi di infezione da Coronavirus rispetto alla settimana precedente, ma nonostante questo l’Italia rimane molto lontana dai numeri che le cronache stanno registrando in altri paesi dell’Unione europea paragonabili all’Italia per popolazione e livello di benessere e mi riferisco in primis alla Francia e alla Germania. Questo significa che la maggioranza degli italiani ha assunto comportamenti corretti in termini di prevenzione, indossando le mascherine e disinfettando periodicamente le mani, scegliendo luoghi tranquilli per le proprie vacanze (come le nostre amate Valli di Lanzo) e limitando per quanto possibile le proprie relazioni sociali assaporando nei limiti concessi dalle norme e dal buon senso la libertà ritrovata dopo il lungo lockdown

Senza dimenticare che sono proprio tantissimi giovani a presentarsi in questi giorni spontaneamente in tutta Italia ai drive-in per i tamponi, dimostrando nei fatti di essere più responsabili di quanto si vorrebbe loro riconoscere.

“Non giudicate, siamo tutti peccatori” ha scritto qualche giorno fa Arianna Mihajlovic in difesa del marito Sinisa, classe 1969, grande allenatore, risultato positivo al Coronavirus dopo aver frequentato le discoteche della Costa Smeralda e aver giocato a calcetto con altri personaggi dello spettacolo e dello sport senza troppe precauzioni.

Condividendo, aggiungo: non giudichiamo i comportamenti degli altri, ma guardiamo con grande attenzione ogni giorno ai nostri. Perché ciascuno di noi fa, sempre, la differenza a prescindere dall’età e dalla dichiarazione dei redditi. Perché la lotta contro un nemico comune si fa tutti insieme, senza distinzione alcuna, e non solo attraverso leggi, decreti, ordinanze e regolamenti, ma con un grande senso di responsabilità collettiva.

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Blogger: Vitaliano Alessio Stefanoni

Vitaliano Alessio Stefanoni
Dalla città metropolitana

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