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LANZO – Questo Natale ricordati delle botteghe e dei negozi di vicinato

Sarà certamente un Natale diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto quello che ci apprestiamo a celebrare il prossimo 25 dicembre e, ci auguriamo, anche diverso da tutti quelli che lo seguiranno. La pandemia ha sconvolto il mondo: l’economia, le coscienze, la politica, la sanità. Ci ha fatto perdere di vista il concetto di “normalità” ed obbligati ad uscire da quella sonnacchiosa “comfort zone” in cui tanti si erano abituatati a vivere, proiettandoci verso un presente incerto ed un futuro insidioso. Oggi più che mai è tempo di guardare al futuro con occhi nuovi, per anticiparlo e cavalcarlo per quanto sarà possibile e comunque per non lasciarsi travolgere dalla gigantesca onda d’urto che questa pandemia si porterà dietro nei prossimi due anni. Una delle più grandi sfide che la pandemia ci pone davanti agli occhi è la trasformazione digitale delle aziende, grandi o piccole che siano, delle reti di vendita, della scuola e della pubblica amministrazione. Un processo, in realtà, iniziato più di 10 anni or sono, ma rispetto al quale il nostro Paese ha spesso voltato la faccia dall’altra parte. La pandemia ha invece obbligato dall’oggi al domani, a partire dal mese di marzo, milioni di italiani, giovani e meno giovani, alla didattica on-line, alla formazione professionale e alle riunioni di lavoro a distanza, alle sfilate in streaming, al commercio elettronico, alla consegna a domicilio della spesa del supermercato. Cose quasi impensabili per tanti di noi già solo a gennaio di quest’anno.

Ed è sull’ecommerce e sulle sue incredibili potenzialità che intendo soffermarmi, anche per specifica competenza professionale, lasciando da parte gli altri argomenti che meriterebbero ben altri approfondimenti. Vendere a distanza in senso lato e consegnare a domicilio i prodotti non è affatto un evento prodigioso e moderno. Dall’olio al vino, dagli articoli di pronto moda agli aspirapolvere, la storia delle vendite e delle consegne a domicilio ha radici secolari in Italia e nel resto dell’Occidente. È semplicemente cambiata la modalità con cui si fa l’ordine: spariti il catalogo cartaceo e la cartolina da affrancare e imbucare, ci si è spostati sulle piattaforme del web. Mai come in questi ultimi anni, tuttavia, la vendita a distanza aveva ottenuto una simile rilevanza in termini di quota di fatturato e di volumi di merce spedita e, in ultima istanza, di impatto sociale. La pandemia ha dato, insomma, un forte scossone al commercio tradizionale e alle botteghe artigiane che si sono ritrovate per lo più impreparate a gestire questo cambio di passo epocale imposto dal mercato. Relegati in casa per 69 giorni consecutivi, giovani e meno giovani si sono attaccati allo smartphone e al computer per fare acquisti di beni primari e shopping compulsivo e solo chi era preparato a ricevere gli ordini e a gestirli è stato in grado di beneficiare di questa enorme domanda. Il commercio di vicinato e tante botteghe artigiane di quartiere e dei piccoli comuni hanno saputo in parte adattarsi tra marzo e aprile, prendere ordini telefonici dai loro clienti abituali, consegnare direttamente a casa pacchi e pacchettini, la spesa settimanale, il paio di scarpe, il libro. Ora occorre fare un passo in avanti per evitare che a partire dal fatidico “black friday” del 27 novembre, i giganti dell’ecommerce la facciano da padrona e conquistino nuove importanti fette di mercato a svantaggio dei piccoli esercenti in occasione delle prossime festività natalizie. Due i messaggi che desidero a questo punto inviare: il primo ai consumatori, partendo dalla campagna social della Camera di commercio di Torino #comprasottocasa che invita noi a preferire laddove possibile l’acquisto di beni e servizi in prossimità alla nostra residenza e alla nostra sede di lavoro, per ridurre gli spostamenti e prevenire la diffusione del Covid-19, ma anche per contribuire alla sopravvivenza di botteghe e piccoli negozi travolti dai ripetuti lockdown; attività di cui non dobbiamo mai sottovalutare anche la funzione sociale, in termini di difesa occupazionale, e di presidio del territorio, soprattutto nelle periferie e nei piccoli comuni montani; il secondo, agli imprenditori, invitandoli a seguire l’esempio di una trentina di artigiani associati alla Cna Torino che aderendo al progetto “Shopping 100% italiano” attraverso la pagina Facebook @cnatorino stanno sperimentando la promozione delle vendite di Natale on-line e la consegna a domicilio dei prodotti di eccellenza del nostro territorio e a valutare nel breve periodo di dotarsi di un negozio on-line non per far venire meno la loro natura di bottega con le radici ben piantate al suolo, ma per affiancare alla vendita tradizionale quella a distanza che è preferita da un numero crescente di consumatori ed in primis dai nativi digitali, la cosiddetta “generazione z” che non ha mai conosciuto un mondo senza Internet; 9 milioni circa di italiani di età compresa tra i 10 e i 25 anni circa che sono già i consumatori del futuro.

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Blogger: Vitaliano Alessio Stefanoni

Vitaliano Alessio Stefanoni
Dalla città metropolitana

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