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LANZO – Ode alle provincie d’Italia, fucine di talenti e di valori

Nell’era della globalizzazione occorre recuperare il valore dell’identità (perduta) della provincia italiana, dei tanti piccoli borghi lontani dai grandi centri urbani dove, secondo certa cronaca, mancherebbero gli stimoli culturali e dove, soprattutto per i giovani, l’unico punto di ritrovo possibile sarebbe il locale bar dello sport. Questa affermazione è assolutamente falsa e tende ad accreditare presso l’opinione pubblica un sistema di (dis)valori che mira ad affermare il dominio della (sotto) cultura dello svago e del tempo libero a discapito di quella dello studio, della riflessione e dello sviluppo delle capacità critiche dei cittadini. Assisteremmo così ad una dualità in cui all’Italia delle (poche) metropoli dove tutto è possibile (lo studio, la carriera, l’amore) si contrapporrebbe un’Italia (provinciale, nel senso più deteriore del termine) dei mille borghi, intesi come (non) luoghi dove non c’è niente da fare e dove i giovani si annoierebbero a morte. Questa visione che tende in un certo senso anche a giustificare azioni di violenza efferata come quelle del recente duplice omicidio di Pontelangorino, nel ferrarese, da parte di due minorenni va rigettata con sdegno e non tanto rispondendo per le rime, a colpi di cronaca nera, evidenziando ciò che è recentemente accaduto a due donne a Milano, barbaramente assassinate da mariti-compagni aguzzini, quanto evidenziando la ricchezza di valori e di relazioni sociali di cui è ancora oggi capace la provincia italiana. Lanzo, in questo senso, è un punto di riferimento obbligato per chi vi scrive, una pietra di paragone utile allo scopo. In questo piccolo comune si respira a pieni polmoni una vitalità culturale di cui sono protagoniste molte associazioni, sostenute dall’Amministrazione comunale, capaci di aggregare e magari anche di contrapporre, in una logica di appartenenza, ma pur sempre di coinvolgere, centinaia di cittadini intorno ad interessi di carattere culturale e sociale che vanno dal teatro alla storia, dalla lettura delle poesie al Jazz, per arrivare ai viaggi, all’assistenza ai bisognosi e all’integrazione degli stranieri. Associazioni che si basano sul volontariato vero di tantissime persone (giovani, donne e uomini) che nel loro operare quotidiano (nell’organizzare uno spettacolo musicale, un convegno o la festa annuale di un’Abbadia) tengono vivo e trasmettono alle nuove generazioni i valori della tolleranza e del rispetto verso gli altri, della collaborazione e della composizione dei conflitti, e che così facendo tengono viva la società civile attraverso una fitta rete di relazioni che non permette mai a nessuno di sentirsi veramente solo. Questa è la forza dei mille borghi d’Italia di cui occorre andare fieri. Qui le cose viaggiano a volte con ritmi più lenti rispetto alle grandi città, ma non si lascia mai indietro nessuno. E questo, concedetemelo, non è poca cosa. Qui i rapporti tra le persone sono più saldi e tutti si conoscono e si aiutano quando ve ne è bisogno. Il “controllo” sociale è una realtà ancora viva che rende molto più difficile il verificarsi di episodi di violenza. Tutto può accadere, s’intenda. Il paradiso terrestre è altra cosa rispetto ai nostri piccoli cortili dove ci si guarda ancora in faccia dai balconi e alle vie senza traffico che si percorrono volentieri a piedi, ma proprio per questo i nostri borghi sono ancora luoghi a misura d’uomo, di bambino, d’anziano. Luoghi dove ci si sente più sicuri e non per il fatto che vi sono pattuglie di carabinieri ad ogni angolo di strada o davanti ai monumenti, ma perché è la società nel suo insieme a funzionare meglio. Citando Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716), potrei dirvi con piena convinzione che qui si vive nel “migliore dei mondi possibili”. Il migliore, non certo il mondo perfetto, immune dal male. E allora, prima di parlare della “monotonia” della provincia italiana, chiediamoci piuttosto che tipo di stimoli vogliamo dare ai nostri ragazzi. Quali valori vogliamo trasmettere loro. Lungi da me voler demonizzare le grandi città o fare il moralista da bar. Ci tengo però a rivendicare con orgoglio la forza creativa dei piccoli borghi che per secoli, ma ancora oggi, sono stati fucina di talenti, luoghi dove si sono forgiate coscienze civili, donne e uomini d’arte e di scienza che hanno fatto grande l’Italia, anche al di là dei suoi confini. Vogliamo ricordarne qualcuno? Procedendo a ruota libera, senza un ordine cronologico o di importanza, mi vengono in mente Giuseppe Verdi (nacque a Le Roncole, una piccola frazione del comune di Busseto in provincia di Parma) e Alessandro Antonelli, il celebre costruttore della Mole Antonelliana di Torino, che nacque a Ghemme in provincia di Novara, ma anche l’archistar Gae Aulenti, famosa in tutto il mondo e recentemente scomparsa che nacque a Palazzolo dello Stella, in provincia di Udine. E Michelangelo Buonarroti? Nacque a Caprese, in provincia di Arezzo. Sandro Pertini? Il Presidente della Repubblica più amato dagli italiani di tutti i tempi nacque a San Giovanni di Stella, nell’entroterra di Savona. Cesare Pavese? Santo Stefano Belbo, Cuneo. Indro Montanelli? Fucecchio, Firenze. Andrea Camilleri? Porto Empedocle, Agrigento. Insomma, nascere nella profonda provincia italiana non ha mai precluso le porte della celebrità a nessun talento, anzi, la provincia con i suoi tempi lenti e i suoi silenzi, ma anche il suo affetto e la sua convivialità è stata spesso il luogo di rifugio prediletto da menti creative e grandi statisti (si pensi a Leri, nel vercellese, per il grande Cavour) che hanno così potuto relazionarsi alla pari con persone che mai avrebbero incontrato nei “salotti buoni” delle grandi città. Tanti piccoli borghi sono così divenuti per molte celebrità il luogo prediletto in cui rigenerarsi, ritrovare le proprie radici e ricavare il tempo migliore da dedicare alle proprie passioni, come faceva in quel di Lanzo Torinese l’indimenticabile professor Augusto Cavallari Murat che elesse questa nostra amata città a sua “Officina di Cultura”.

#innamoratidilanzo

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Blogger: Vitaliano Alessio Stefanoni

Vitaliano Alessio Stefanoni
Dalla città metropolitana

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