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Al centro, Margherita Oggero mentre autografa una copia del suo romanzo per la Biblioteca civica di Lanzo. Alle sue spalle Fabrizio Casassa, Vitaliano Alessio Stefanoni e Daniela Della Casa

LANZO – Margherita Oggero presenta “La vita è un cicles”

È una frase di Primo Levi, tratta da un saggio della metà degli anni Ottanta, intitolato “Segni sulla pietra”, ad aver ispirato il titolo dell’ultima fatica letteraria della brava scrittrice torinese Margherita Oggero che sabato scorso ha fatto ancora una volta il tutto esaurito al Salone Atl di Lanzo Torinese per presentare, su invito del Consiglio di Biblioteca, il romanzo “La vita è un cicles”, edito da Mondadori. Già, la vita è un cicles, gomma da masticare. Frase enigmatica nell’interpretazione volutamente non risolta di Margherita Oggero che si è ispirata, provocatoriamente, ad una riflessione ironica di Primo Levi su una delle cattive abitudini dei tempi moderni, quella di appiccicare gomme da masticare ovunque, anche sui marciapiedi dove le gomme, calpestate, riescono a sopravvivere al tempo, quasi senza essere scalfite. Ma la vita è proprio questo? Certo, come la cingomma la vita sopravvive a tutto, o quasi a tutto. Al tempo stesso però, e qui rimane il dubbio per la scelta interpretativa non dichiarata dalla scrittrice, la vita è qualcosa da assaporare fino in fondo, proprio come un chewingum: e quando il gusto finisce, forse si può serenamente passare ad un’altra gomma. Questa frase, scherzosa ed enigmatica al tempo stesso, apre ed in un certo modo chiude il romanzo che finisce lasciando in bocca il senso dell’incompiuto e la voglia di scoprirne, forse un giorno, un seguito letterario, proprio come accade con i serial Tv più appassionanti. Inaspettatamente rispetto al suo titolo giocoso, “La vita è un cicles” è un giallo, da leggere tutto d’un fiato. Una storia coinvolgente che scorre via sotto le dita, pagina dopo pagina fino alla fine; una storia densa di personaggi ben tratteggiati che come nei migliori telefilm diventano ad un certo punto tutti sospettabili. Eppure, dietro alla trama principale del romanzo, che parte da un omicidio difficile da risolvere, avvenuto in un bar di Barriera di Milano, senza testimoni e apparentemente senza moventi, se ne possono leggere altre, su più livelli: c’è la Torino che cambia, sempre più multietnica e non sempre capace di assicurare la convivenza di nuove e vecchie famiglie, tra religioni e culture molto diverse tra loro; ci sono giovani “bamboccioni” incapaci di prendere in mano il loro destino e ci sono famiglie iperprotettive che insieme alla loro di vita cercano di vivere quella della loro prole; c’è il lavoro che manca per le nuove generazioni e la necessità di adattarsi a fare quello che capita; c’è il problema epocale della “manutenzione” dei rapporti interpersonali e quello del difficile recupero dal degrado delle periferie urbane. Temi complessi che fanno di Margherita Oggero non solo una brava scrittrice, ma anche una cronista puntuale e un’opinionista di livello sui mutamenti economici e sociali dei nostri tempi. Il volume è stato presentato in collaborazione con la scrittrice lanzese Daniela Della Casa che ha letto alcuni passi del romanzo. Era presente il vice Sindaco di Lanzo Fabrizio Casassa che a nome della città ha fatto un omaggio floreale all’autrice.

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Blogger: Vitaliano Alessio Stefanoni

Vitaliano Alessio Stefanoni
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