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LANZO – Legge di Bilancio: “Artigiani e piccole imprese dimenticati”

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“Siamo delusi e arrabbiati. Questa Legge di Bilancio dimentica gli artigiani e le piccole imprese. Invece, artigiani e piccole imprese rappresentano una parte fondamentale del Paese, già gravata pesantemente da una delle più alte pressioni fiscali al mondo. La Legge di Bilancio, infatti, pur impedendo il previsto aumento dell’Iva e confermando il complesso delle incentivazioni sugli investimenti e il lavoro collegate a Impresa 4.0, non persegue proprio l’ineludibile processo di riduzione della pressione fiscale su artigiani e piccole imprese. Rimangono disattese le nostre richieste in materia di deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali, di esclusione dall’Irap per le attività di minore dimensione, di ripristino dell’aliquota al 65 per cento per gli interventi di efficientamento energetico. Per di più, si fa retromarcia su importanti provvedimenti come l’Imposta sui redditi d’impresa e il regime per cassa con la previsione del riporto delle perdite, già introdotti opportunamente lo scorso anno. La massiccia campagna partita oggi è solo la nostra prima iniziativa”. Lo ha dichiarato nei giorni scorsi il Presidente nazionale della CNA, il torinese Daniele Vaccarino. E se il messaggio ha certamente una valenza nazionale, la sua rilevanza è senz’altro forte anche sul territorio torinese ed in particolare sull’economia delle Valli di Lanzo dove le criticità generali dell’attuale congiuntura si sommano alle difficoltà specifiche delle aree montane, legate al loro isolamento e al progressivo spopolamento di cui sono vittime da decenni. Le ricette della CNA avrebbero pertanto un peso importante sul nostro territorio, se recepite dal Parlamento, ed è per questo motivo che abbiamo voluto darne spazio su La Voce in questa colonna tradizionalmente dedicata al territorio locale.

L’Imu su capannoni, laboratori e negozi è sicuramente il tributo più odiato dagli artigiani e dai piccoli imprenditori perché colpisce strumenti di lavoro, indispensabili a svolgere la propria attività, come se fossero seconde case, consentendo solo una molto limitata deducibilità dal reddito. Nonostante le sentenze della Corte costituzionale e della Cassazione, che hanno sancito inequivocabilmente come artigiani e piccole imprese senza un’autonoma organizzazione dei fattori della produzione non debbano pagare l’Irap, continua a mancare un provvedimento di legge che li escluda definitivamente dall’applicazione, evitando gli attuali contenziosi. Le agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici si sono dimostrate fin da subito uno strumento efficiente ai fini ambientali e, innescando un circuito virtuoso, un robusto sostegno all’economia. Purtroppo, la parte più utilizzata di queste agevolazioni è stata inspiegabilmente tagliata dal 65 al 50 per cento della spesa, rendendole meno attrattive. L’Imposta sul reddito d’impresa (Iri) consente anche a una ditta individuale, a una società di persone, a un artigiano o a un commerciante di pagare le tasse separando il reddito d’impresa da quello personale, come già avviene per le società di capitali, permettendo un giusto risparmio fiscale ed evitando discriminazioni tra imprese. Tutto sembrava pronto per l’entrata in vigore l’anno prossimo. Ma nel disegno di Legge di Bilancio 2018, ora all’esame della Camera, è previsto lo slittamento di un anno del provvedimento. Il nuovo regime di cassa per la determinazione del reddito in contabilità semplificata interessa 2.2 milioni di imprese. Imprese che hanno chiesto di pagare Irpef e Irap solo sui redditi incassati. Ma senza la possibilità di riportare le perdite all’anno successivo questo non è possibile.

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