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L'intervento del prof. Gianni Oliva presso l'Atl di Lanzo

LANZO – Il mercato medievale e la civiltà borghese

E’ il mercato il laboratorio sociale in cui prende forma la nuova civiltà borghese – del borgo – destinata a cambiare in modo rivoluzionario il medioevo per accompagnarlo verso il Rinascimento e l’età contemporanea. E’ questa la tesi sostenuta dal professor Gianni Oliva che su richiesta del Comitato Ponte del diavolo sabato scorso ha tenuto una dotta conferenza a metà tra la storia e la sociologia sul tema “Il mercato e gli scambi nel mondo medievale”, tornando per l’ennesima volta a Lanzo, città a lui amica da quando – negli anni Ottanta – su invito della compianta Ines Poggetto venne a presentare il suo primo libro.
Con la caduta dell’Impero romano (476 d.C.) e le invasioni barbariche non viene solo meno la capacità organizzativa della Roma antica che aveva permesso di accorciare le distanze e di mettere in contatto tra loro i popoli d’Europa attraverso la fitta rete delle vie Consolari, ma vengono rimossi i fondamenti di una civiltà – quella classica – che aveva posto al centro della vita delle persone il presente, il piacere, il culto del corpo, il soddisfacimento di ogni bisogno.
Al suo opposto, il medioevo porta con sè la mancanza di sicurezza e con essa la paura e la religione diventa il rifugio naturale delle popolazioni europee. L’uomo medievale vive il presente aspirando alla vita ultraterrena, copre il suo corpo per nascondere ogni nudità ed ha sempre gli occhi volti al cielo verso Dio. Le vie Consolari sono state smantellate o rese inservibili e laddove esistono ancora sono preda di briganti e ladroni. Le persone si rifugiano nei pochi borghi fortificati e nelle tante cascine isolate di cui è costellata la campagna europea dalla Spagna alle fertili pianure dell’Ucraina, dall’Inghilterra al sud Italia.
In tutta Europa, agli inizi del Tredicesimo secolo, esistono appena 7 citta’ con più di 50 mila abitanti – tra queste vi sono Londra e Parigi, Roma, Firenze, Milano, Napoli – e poche centinaia con più di mille abitanti. Di fatto, in tutto il Vecchio Contionente non si possono contare più di 400 città. Questi numeri restituiscono in modo chiaro la situazione socio-politica in cui si trova a vivere l’uomo medievale. La caduta della Roma antica ha fatto rimpicciolire il mondo nell’arco di un millennio. Tutto diventa straniero, sconosciuto. Le persone non si riconoscono tra loro se non nell’ambito di piccoli contesti sociali come i borghi fortificati che cercano di essere autosufficienti a tutti i costi perché gli spostamenti non sono sicuri, perché chi arriva da fuori le mura potrebbe essere un nemico, un invasore.
Ed è in questo contesto che nel Tredicesimo secolo prende forma un nuovo protagonista della società medievale, il mercante, destinato ad accrescere rapidamente il proprio prestigio rivendicando un ruolo di primo piano accanto ai tradizionali rappresentanti del suo tempo: i preti, i contadini, i cavalieri. Perchè nella società mediavale si prega, si lavora o si combatte. Non sono presenti altre figure fino a quando non compare il mercante. La nascita del mercato di Lanzo nel 1219 è dunque un fatto storico di grande rilevanza perché si colloca agli esordi di un evento epocale destinato a trasformare completamente la società del suo tempo.
Il mercante diventa il nuovo motore della storia. E a sua volta il mercante è figlio di un altro evento storico che contraddistingue il Tredicesimo secolo: le Crociate che in nome della fede e della liberazione dei luoghi santi in Palestina impongono la riapertura delle vie di comunicazione tra Europa e Oriente e rimettono in marcia migliaia di persone creando le condizioni per la riaffermazione del valore degli scambi. In Europa cominciano così ad arrivare le spezie, le sete e i broccati e sono i mercanti a portarle con sé, a venderle e a favorire l’insediamento di botteghe artigiane nei borghi per far produrre nuove merci.
Il mercante è però una figura nuova anche per il suo atteggiamento nei confronti della vita: non vive di preghiera, rischia e crea ricchezza e desidera intensamente godersela. Una figura molto lontana dal contadino medievale che si prende anche gioco dei suoi contemporanei come il Boccaccio con sapiente ironia sa ben raccontare nel suo Decamerone. Il mercante afferma, in poco tempo, quella cultura borghese fatta di opportunismo, azzardo e ipocrisia che un altro grande letterato italiano, Luigi Pirandello, avrebbe saputo magistralmente raccontare quasi seicento anni più tardi.
Il mercante rimette in moto la stantia economia europea, vivacizzandola, favorendo la specializzazione produttiva di molte città e portando le merci più svariate in ogni luogo. E sono proprio i mercati i luoghi in cui le merci, allora come oggi, raggiungono i consumatori. Tutto questo fa crescere le città, ampliando la gamma dei bisogni dei suoi abitanti, ma genera anche una crescita culturale perché nelle città nascono scuole laiche, si diffondono l’uso e lo studio dell’italiano volgare e della matematica – determinanti per la gestione degli scambi commerciali – e si afferma un genere letterario non legato ai temi sacri come “Il dolce stil novo” dal quale avrebbe preso forma la grande letteratura italiana. Ecco, la storia del mercato di Lanzo con i suoi 800 anni di vita si inserisce perfettamente in questo quadro storico ricostruito da Gianni Oliva. E la storia, ancora una volta ci insegna a guardare al presente con occhi nuovi.

#innamoratidilanzo

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Blogger: Vitaliano Alessio Stefanoni

Vitaliano Alessio Stefanoni
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