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LANZO – Diario di bordo di un’emergenza socio-sanitaria

Occorrebbe seminare ottimismo a piene mani in questa Italia che pare aver smarrito il senso del dovere, della responsabilità, del rispetto, del bene comune, ma per fare questo bisogna partire dalla cruda analisi dei fatti. Da questa Italia popolata di donne e di uomini che non sanno più mettersi in coda per attendere il proprio turno, nemmeno davanti alla macelleria sotto casa. Un’Italia cresciuta in modo bulimico nella certezza dei diritti che ha progressivamente perso il senso del dovere, sua naturale contropartita.

All’Italia dell’io occorre tornare a sostituire l’Italia del noi. Perché questa sarà l’unica via di salvezza dalla pandemia in corso. Tornare, tutti, ad avere consapevolezza del senso e del peso delle nostre azioni quotidiane sulla società nel suo insieme che è l’unico luogo in cui possiamo vivere è il punto di partenza di queste mie riflessioni “casalinghe”, da giornalista recluso come la più parte degli italiani (ma non tutti, ed è proprio questo il punto). Il rispetto delle regole è diventata cosa talmente effimera che persino lo Stato, attraverso le sue Istituzioni e le forze dell’ordine, sembrano avere il timore di pretenderlo.

Eppure, i numeri di questa emergenza sanitaria da Covid-19 parlano chiaro. Alla data del 21 marzo, primo giorno di una primavera senza fiori e senza gioia, nel nostro paese sono state contagiate 47.021 persone e non vi è regione alcuna del paese che non sia stata interessata dall’epidemia che pure sarebbe stata innescata da pochissime persone nelle prime aree “focolaio” del Lodigiano e di Vo’ Euganeo. In tutta la Cina che conta 1,38 miliardi di persone, i contagi – grazie alle azioni draconiane di contenimento adottate dal governo – i contagiati sono però stati poco più di 80 mila (81.250 per la precisione) e persino nella vicinissima Corea del Sud si registrano appena 8652 positivi al virus. L’Italia ha persino strappato alla Cina e al mondo intero il record dei decessi con 4032 vittime, complice certamente anche la particolare composizione demografica che vede un alto numero di cittadini nelle fasce di età maggiormente a rischio decesso.

Tutto questo è avvenuto, tuttavia, in presenza di una rapida diagnosi del problema e dell’attivazione in Italia – prima in Europa – di efficaci misure di contenimento e di contrasto alla propagazione del contagio che avrebbero dovuto mettere al riparo il nostro paese dal disastroso quadro che ci ritroviamo, invece, a censire in queste ore e che, purtroppo, è destinato drammaticamente a peggiorare.

Se c’è qualcosa che dobbiamo imparare da tutto questo, per trarne rapido profitto, è che i comportamenti dei singoli fanno la differenza. Mantenere la distanza interpersonale raccomandata (almeno un metro), lavarsi frequentemente le mani, uscire di casa il meno possibile e solo per motivi urgenti e improrogabili (di lavoro, di salute, per stato di necessità) sono prescrizioni semplici e chiare che noi tutti dovremmo rispettare nella consapevolezza che questo consente la tutela della nostra salute e di quella delle persone che ci stanno intorno, ma che in definitiva la nostra salute personale dipende proprio da quella di chi ci circonda e che ci deve pertanto stare a cuore anche per difendere noi stessi.

Ogni gesto irresponsabile compiuto dal singolo minaccia la salute altrui e, in definitiva, la nostra, essendo il moltiplicatore dell’epidemia di 1 a 2.5: ovvero ogni persona contagiata ne contagia a sua volta più di due ed è proprio questa tremenda legge matematica che ha fatto schizzare in poche settimane il numero degli italiani positivi censiti ai livelli che ben conosciamo. Occorre senso civico per comprenderlo. Un senso alquanto comune in molti paesi che ci circondano e che in patria in molti – forse in troppi – sembrano aver smarrito. Recuperiamolo. Ci salverà la vita e così salveremo quella delle persone che amiamo la cui vita è nelle mani degli altri più che della nostra.

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Blogger: Vitaliano Alessio Stefanoni

Vitaliano Alessio Stefanoni
Dalla città metropolitana

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