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LANZO. Con Claudio Torrero le Valli di Lanzo discutono di integrazione

Le Valli di Lanzo come terra di integrazione e accoglienza degli stranieri, di dialogo e solidarietà tra le comunità: è questo il volto ancora poco noto del nostro territorio, ma che rappresenta una solida realtà, emerso durante il convegno “L’integrazione comincia dai valori” organizzato dal Consiglio di Biblioteca di Lanzo Torinese sabato 5 maggio presso la Sala del Consiglio comunale, in occasione della presentazione del saggio del professor Claudio Torrero “Famiglia, culture e valori” edito da Effatà Editrice (222 pagine, 14 euro). In presenza dell’onorevole Francesca Bonomo, del Sindaco di Lanzo Tina Assalto, dell’assessore alla Cultura Fabrizio Casassa e di Marco Bussone di Uncem Piemonte, grazie alla preziosa introduzione di Adriano Spandre – vice Presidente del Consiglio di Biblioteca – sono stati affrontati temi di grande attualità come l’indebolimento della famiglia e della scuola come luoghi di formazione dei giovani e di educazione ai valori della vita, la capacità della nostra società di rapportarsi con gli stranieri che sempre piu’ numerosi scelgono il nostro paese per costruirsi un futuro, di accettare la diversità come elemento di arricchimento e non di minaccia. Il saggio di Torrero è il frutto di tre anni di “ricerca sul campo” condotta con gli studenti del liceo economico-sociale dell’Istituto Albert di Lanzo Torinese dove insegna; tre anni di incontri e interviste dei ragazzi “italiani” ai “nuovi italiani” grazie alla preziosa collaborazione con l’Ufficio Patronale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino; tre anni di confronto e di scoperta di un’umanità che ci appartiene e che pure facciamo ancora fatica a considerare parte della nostra quotidianità. Come ha testimoniato una ex studentessa del professor Torrero, “la ricerca è stata un momento di arricchimento culturale per tutti, perché dall’incontro e dalla conoscenza sono emersi come piu’ rilevanti gli elementi di unità che non quelli di divisione. Del resto, come ha precisato il Presidente del Consiglio di Biblioteca, Vitaliano Alessio Stefanoni, “l’Italia è un Paese a forte calo demografico che dovrebbe guardare con un certo interesse ai fenomeni migratori, pur controllati, perché da essi dipende in una certa misura il proprio futuro”. Citando il dossier statistico Idos 2017, Stefanoni ha evidenziato come, nel 2015, il lavoro degli stranieri in Italia abbia prodotto “127 miliardi di euro, pari all’8.8% del Pil”, mentre con riferimento ai dati Eurostat “emerge chiaramente come il tasso di criminalità per 100 mila abitanti sia piu’ basso tra gli stranieri che tra gli stessi italiani”. Questo mentre già oggi, il 18.1% della popolazione italiana – quasi un terzo del totale e il 37% dei lavoratori attivi – vive di pensioni e il dato è destinato a salire al 65% già nel 2040. In questo senso, la ricerca di Torrero manifesta tutta la sua utilità per elaborare politiche sociali attive da parte degli enti territoriali che, come ha sottolineato Bussone, ancora non brillano per protagonismo nell’integrazione degli stranieri, a differenza di quanto sta accadendo nel cosiddetto “terzo settore”, particolarmente attivo con iniziative efficaci come quelle testimoniate da Maurizio Rolando e Gianluca Bruna della cooperativa Dallastessaparte e da Marino Poma di Morus Onlus che ha anche invitato a parlare anche un giovane del Gambia per testimoniare il tortuoso e doloroso percorso che lo ha portato dall’Africa alle Valli di Lanzo. “Tutto questo – ha concluso Stefanoniconferma solo che esiste un rapporto molto stretto tra paura e ignoranza, ma anche tra confronto e scontro e che, infine, la buona educazione è la base del rispetto reciproco che è poi la condizione indispensabile per ricostruire o difendere quei legami che consentono ad una comunità umana, comunque composta, di progredire e crescere”. Al convegno sono intervenuti anche la psicologa Jennifer Dosio, padre Georghe Vasilescu – sacerdote della Chiesa Ortodossa – e Omar Riccardo Saccottelli, rappresentante dell’Islam nel Comitato Interfedi della Città di Torino. Dosio, in particolare, si è soffermata sulle conseguenze sociali e pedagogiche del calo demografico italiano che, di fatto, ha bruciato un’intera generazione interrompendo la continuità nella trasmissione da padre in figlio dei valori e dei modelli educativi. “Le famiglie, oggi, sono sempre piu’ isolate”, ha spiegato Jennifer Dosio, “e non riescono a gestire i problemi dei propri figli all’interno di reti sociali consolidate ed estese come erano le famiglie di un tempo”. Si è anche ridotto il tempo dedicato in famiglia e piu’ in generale nella società alla condivisione umana: bambini e adulti sono sempre piu’ spesso a contatto con strumenti tecnologici e sempre meno con altre persone con cui parlare e condividere esperienze. L’ascolto dello straniero puo’ in tal senso diventare utile non solo per aprirsi ad esperienze e modelli culturali diversi, capaci di arricchirci da un punto di vista culturale, ma anche per rieducarci alla condivisione e al contatto umano.

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Vitaliano Alessio Stefanoni
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