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Lanzo – Cassa integrazione, sì fino a 18 settimane, ma restano non poche incertezze interpretative

La ripartenza del sistema economico dopo il lungo lockdown stenta a decollare, soprattutto nelle aree montane già duramente provate dalla crisi economica degli ultimi anni, ma l’uso degli ammortizzatori sociali rimane ancora incerto mentre crescono le aspettative su un loro pronto utilizzo da parte di imprese e lavoratori. Mentre la decretazione d’urgenza si sussegue a ritmo frenetico (da ultimo, il Decreto legge 16 giugno 2020, n°52, mentre è all’esame parlamentare il Decreto Rilancio n°34/2020), l’Inps ha recentemente emanato una comunicazione con l’obiettivo di “tamponare” la ritardata uscita delle circolari applicative, più volte preannunciate, e per le quali si attende il parere dell’Ufficio legislativo del ministero del Lavoro. Le aziende che sono in procinto di chiedere un ulteriore periodo di integrazione salariale fino alle 14 settimane possono accedervi con l’invio di una sola domanda. Una volta autorizzato e fruito l’intero periodo, sarà possibile presentare una nuova istanza per le 4 settimane successive, anche se il “godimento” inizia prima del 1° settembre.

Modalità di fruizione della Cassa integrazione. La prima questione da prendere in considerazione riguarda le modalità di fruizione dell’integrazione salariale Covid-19, riferita alla Cigo, al Fondo di integrazione salariale (Fis) e al Fondo di solidarietà bilaterale artigiano (Fsba). L’Inps, a questo proposito, ha comunicato che: a) i datori di lavoro interessati debbono fruire, nel periodo compreso tra il 23 febbraio ed il 31 agosto 2020, le 9 settimane originarie alle quali si aggiungono altre 5 da fruire sempre entro la data massima di riferimento; b) i datori di lavoro che hanno, in tale periodo, esaurito completamente il “plafond” originario, possono fruire delle ulteriori 4 settimane anche in un periodo antecedente la data del 1° settembre; per costoro viene meno il “blocco originario”, fissato dal Decreto Rilancio che ne prevedeva il godimento unicamente nel periodo compreso tra tale data ed il 31 ottobre, con la sola eccezione che riguardava turismo, fiere e congressi, spettacoli dal vivo e sale cinematografiche. Il Governo, togliendo “il blocco” per le imprese che hanno già raggiunto il tetto delle 14 settimane e che perdurano nello stato di crisi, sia ad orario ridotto che con la sospensione a zero ore, ha inteso fornire una copertura in favore di quei lavoratori che non possono essere licenziati per giustificato motivo oggettivo confermato dallo stesso Decreto Rilancio, fino al prossimo 17 agosto: divieto che ha una portata onnicomprensiva e che riguarda anche i datori di lavoro che intendono cessare l’attività riconsegnando la licenza di esercizio. Sul tema, il 1° giugno scorso l’Inps ha anche aperto uno spiraglio in relazione alla fruizione della Naspi da parte del lavoratore ingiustamente licenziato in tale periodo, riconoscendo il suo diritto al godimento a fronte di un recesso la cui illegittimità deve essere accertata, in caso di ricorso giudiziale, dal magistrato. Va, peraltro, precisato che la fruizione delle ulteriori 4 settimane prima del mese di settembre soddisfa gran parte delle aziende che si trovano in difficoltà. Le aziende che sono in procinto di chiedere un ulteriore periodo di integrazione salariale Cigo o di assegno ordinario attraverso il Fis possono accedere sia ai trattamenti residuali che a quelli complessivi fino ad un massimo di 14 settimane con l’invio di una sola domanda. Una volta autorizzato e fruito l’intero periodo delle 14 settimane, sarà possibile presentare una nuova istanza per le 4 settimane successive, anche se il “godimento” inizia prima del 1° settembre. Il periodo massimo di fruizione degli ammortizzatori sociali diventa così pari a 18 settimane (da intendersi come periodo massimo non superabile). La comunicazione dell’Inps si riferisce anche alla Cassa in deroga la quale, per quel che riguarda la durata complessiva dei trattamenti, non si discosta da quanto detto per la Cigo, per l’assegno ordinario del Fis e per il Fsba. La competenza delle Regioni nella gestione della Cassa in deroga si limita unicamente alle prime 9 settimane da autorizzare: per quelle successive, fino alle 18 settimane, la competenza passa all’Inps e l’Istituto ha già reso noto, a partire dal 18 giugno, l’applicativo da utilizzare. Se le precedenti richieste non hanno esaurito il “plafond” delle 9 settimane occorrerà, prima di procedere con ulteriori istanze da inoltrare all’Inps, chiedere l’autorizzazione alla Regione di riferimento o al ministero del Lavoro per le imprese multi-localizzate (in almeno 5 Regioni o Province autonome) fino ad esaurimento delle stesse. Per quanto concerne, infine, il Fondo di solidarietà bilaterale artigianato (Fsba), si deve annotare che nonostante le risorse già stanziate dal Governo attraverso il decreto n°41 del 15 giugno 2020, i lavoratori delle aziende artigiane che hanno richiesto l’intervento dell’ammortizzatore si sono visti pagare solo le mensilità di febbraio e marzo. Restano da mandare in pagamento le mensilità di aprile e maggio. Si attende, quindi, lo “sblocco” delle risorse. Info: Sede territoriale di CNA Cirié-Lanzo, mriassetto@cna-to.it

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Blogger: Vitaliano Alessio Stefanoni

Vitaliano Alessio Stefanoni
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